Il recupero crediti nel Regno Unito

Brexit e Covid-19, doppio colpo per le imprese. Come gestire il rischio insolvenze

Il Regno Unito rappresenta da tempo un importante partner commerciale dell’Italia, negli anni il saldo commerciale si è mantenuto positivo per il nostro Paese e nel 2019 – si legge nel Rapporto – la quota di mercato italiana era del 3,8%.

Lo scorso anno le vendite di beni italiani verso Londra hanno segnato un aumento del 4,7%, ben al di sopra del +2,3% registrato dall’export italiano di beni nel suo complesso.

Uno scenario che, tuttavia, rischia di cambiare drasticamente il prossimo anno. In mancanza di un accordo economico e politico in extremis l’export, anziché crescere del 5,3% come atteso, potrebbe infatti subire un crollo dovuto all’adozione di un dazio medio sui prodotti europei del 3,3%, senza nessuna nuova barriera non tariffaria, mentre l’Ue introdurrebbe un dazio medio del 3,1% e barriere non tariffarie equivalenti in termini di dazi all’1,4%.

Questo  provocherebbe un crollo della fiducia a Londra che si ripercuoterebbe sull’andamento del mercato azionario e della produzione industriale anche nei mesi successivi al 1 gennaio 2021, data definitiva uscita di Uk dalla Ue.

 L’impatto del Lockdown nel mese di aprile

Nel mese di aprile il Pil ha subìto il maggior crollo mai registrato nella storia: -20,4%, in netta accelerazione rispetto al -5,8% di marzo, secondo i dati dell’Ufficio nazionale di statistica (Ons).

L’impatto del lockdown per contenere l’epidemia di coronavirus è stato particolarmente negativo per un’economia basata sui consumi. Tutti i settori, con l’unica eccezione della farmaceutica, hanno subìto una contrazione. Come paragone, l’Ons ha rilevato che il dato mensile peggiore della crisi finanziaria era stato il -1% registrato nel marzo 2009.

Nonostante la difficile situazione economica, il Governo di Boris Johnson ha confermato che non intende chiedere un allungamento del periodo di transizione, come richiesto dalle imprese e dai Governi autonomi di Scozia, Irlanda del Nord e Galles per avere più tempo per raggiungere un accordo commerciale con l’Unione Europea.

Brexit e Covid-19, doppio colpo per il business

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Per attutire il doppio colpo di Brexit e Covid-19 per il business, il Governo britannico ha annunciato un’inversione a U sui controlli alla frontiera. Contrariamente a quanto proclamato in febbraio, le merci in arrivo dai Paesi Ue non saranno soggette a rigorosi controlli al confine britannico per sei mesi.

Il “tocco leggero” alle frontiere riguarderà solo le merci in arrivo dai 27, non l’export britannico verso i 27. Per le tante imprese italiane che esportano in Gran Bretagna, l’annuncio, si è rivelato  boccata di ossigeno. I controlli “morbidi” alla frontiera per sei mesi nel 2021 faciliteranno soprattutto le imprese che trattano merci fresche particolarmente soggette a ispezioni e vulnerabili a ritardi.

Il settore agroalimentare italiano, secondo fornitore del Regno Unito dopo la Francia con 3,4 miliardi di euro di prodotti esportati lo scorso anno, si stava preparando a un nuovo, arduo regime di controlli in dogana, nuove norme sulla sicurezza alimentari, variazioni delle etichette e così via. Ora l’annuncio britannico faciliterà le imprese italiane, ma sarà solo una misura temporanea.

Come gestire il rischio insolvenza

Le conseguenze della Brexit continuano inevitabilmente ad avere un impatto sulle imprese; i pagamenti verso i fornitori e gli investimenti potrebbero deteriorarsi , e conseguentemente potrebbero aumentare, in modo significativo le insolvenze.

Si assisterà ad un mutamento sul fronte della gestione dei crediti e, nella fattispecie nel recupero dei crediti?

In ogni caso recuperare un credito nel Regno Unito appare più agevole rispetto agli altri 26 Stati (senza quindi considerare l’Italia) in quanto il sistema legale locale  propone un approccio più efficiente e  più neutrale rispetto a quello Italiano. Non è necessario avviare una causa legale ma, nella maggior parte dei casi il conflitto viene gestito in via extragiudiziale.

Invenium ha gestito, per conto di un’importante realtà nel settore della ristorazione e del commercio di prodotti alimentari basata in Umbria con un fatturato annuo di oltre 25.000.000€,  la riscossione di un insoluto di 120.000€ nei confronti di un importatore e distributore di prodotti alimentari “made in Italy” del Regno Unito.

Sono state attivate tutte le procedure extragiudiziali compreso il coinvolgimento del nostro Partner in UK che ha inviato una lettera da protocollo pre-processuale “Woolf” indicando come sia sorto il credito con il dettaglio del numero fattura, la data e l’ammontare e dichiarando che il creditore era pronto ad incontrarsi con il debitore nel tentativo di dirimere  la questione.

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La lettera, come da protocollo, indicava che, in mancanza  di risposta entro 14 giorni sarebbe stata intrapresa  un’azione legale senza ulteriore avviso; insomma una vera e propria attività stragiudiziale in qualche modo codificata.  Il Debitore, nel timore di essere coinvolto in una causa legale, ha accettato di incontrare il corrispondente legale con l’obiettivo di risolvere bonariamente il conflitto. Seppur attraverso un piano di rientro di alcuni mesi, il debito è stato interamente saldato.

Solo laddove un’attività extragiudiziale non possa accadere esistono due ulteriori possibilità per avviare una procedura giudiziaria:

  1. Il ricorso per decreto ingiuntivo
  2. Procedimento ordinario a cognizione piena

Quest’ultimo procedimento a sua volta si suddivide in “small claim track”: procedura per piccole somme fino a 5’000£ “fast track” & “multi track”: procedura ordinaria per crediti superiori a 5’000£.

Il recupero crediti in Inghilterra

 

 

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