Recupero crediti per Piccole e Medie Imprese nel 2020

Raddoppiano le difficoltà per le PMI, un’impresa su 10 rischia il default. Vanno tutelate dagli incassi mancati, in Italia ed all’estero.

Si estende l’intervento dello Stato nel capitale delle imprese. Torna la norma salva-Borsa italiana con più potere alla Consob.

Per il “Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell’attività d’impresa”, costituito dal ministero dello Sviluppo per intervenire nel capitale di rischio delle società in crisi e in cerca di acquirenti, viene confermato l’innalzamento dell’attuale dote di 100 a 300 milioni di euro.

La novità è che, se l’azienda da salvare «detiene beni e rapporti di rilevanza strategica per l’interesse nazionale», si potrà intervenire anche sotto la soglia dei 250 dipendenti.

Ma c’è anche un’altra “deroga”: l’intervento per le piccole e medie imprese, sotto i 250 addetti, è consentito anche nei casi di autorizzazione dell’allungamento di sei mesi della Cassa integrazione straordinaria per cessazione e in tali situazioni il Fondo opera per i costi in capo alla società in relazione alla proroga.

L’ombra delle insolvenze

A causa della crisi economica provocata dal nuovo recupero crediti PMI l’ombra delle insolvenze si alza sulle cosiddette PMI. Oltre la metà delle imprese prevede di essere a corto di liquidità entro la fine dell’anno, il 38% segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività.

Oltre il 70% delle imprese dichiara una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: in oltre quattro casi su dieci il fatturato si è più che dimezzato, nel 27,1% si è ridotto tra il 10 e il 50%, nel 3% dei casi meno del 10% e nel restante 8,9% delle imprese il fatturato risulta stabile.

recupero crediti pmi italia e estero 2020

È bene sottolineare come il 70% delle imprese che si è visto ridurre il fatturato rappresenti il 73,7% dell’occupazione totale. Nel rapporto dedicato al fatturato e gli ordinativi dell’industria del mese di aprile (pubblicato il 17 giugno 2020) Istat stima che il fatturato dell’industria si sia ridotto del 46,9% rispetto allo stesso mese del 2019 mentre l’indice grezzo degli ordinativi si sia quasi dimezzato (-49,0%).

In queste complicate settimane, complici le chiusure da lockdown, il numero di PMI in crisi è cresciuto e continuerà a crescere a vista d’occhio. 

Le imprese sono a secco di liquidità, e poco importa se fino a settembre non è prevista alcuna iscrizione per i mancati pagamenti nella Centrale dei rischi. Il problema sembra essere solo stato rimandato a dopo l’estate. Quella messa sul tavolo dall’esecutivo, insomma, è una moratoria che semplicemente posticipa gli effetti derivanti dal tracollo dei mancati ricavi.

Il DL 18/2020, quello che per intendersi è stato soprannominato ”cura Italia”, e il successivo DL 23/2020, il ”decreto liquidità”, rischiano di essere dei buchi dell’acqua per molte PMI.

Il mondo delle piccole imprese, infatti, ha segnalato criticità e inadeguatezze del sistema bancario, chiamato ad adempiere alle disposizioni contenute nei provvedimenti appena citati.

Per cercare di risolvere la faccenda si sono attivate l’Abi e la Banca d’Italia, con quest’ultima che ha garantito il proprio impegno per ”monitorare l’allineamento degli istituti bancari alle indicazioni normative”.

Un’azienda su dieci in Italia sarebbe a rischio default. Un raddoppio rispetto ai livelli attuali, stima l’agenzia di rating di Cerved, che sulla base della distribuzione attuale dei giudizi espressi su 25 mila aziende, simula l’impatto del Coronavirus in ciascun settore.

Si segnalano, una serie di fattori critici legati alle attività di internazionalizzazione: Nel caso più favorevole, quello in cui la crisi sanitaria si risolva in 3- 6 mesi, la probabilità media di fallimento salirebbe di due punti, passando dal 4,9% al 6,8%, con una parallela contrazione dei margini, dal 6,1% al 4,2%.

Uno scenario che darebbe benefici comparti, riducendo la probabilità di fallimento per farmaceutica (produzione e distribuzione) e servizi di comunicazione e informazione, danneggiando invece tutti gli altri comparti.
Fragilità aggiuntiva ci sarebbe anche per tutto ciò che è legato ai trasporti, alle attività ricreative e al turismo, all’ospitalità e alla ristorazione.

Crisi che non risparmierebbe l’intera area manifatturiera. La fascia di aziende a rischio raddoppierebbe al 15% del totale. Un quadro ancora gestibile, che tuttavia andrebbe a deteriorarsi in modo evidente nell’ipotesi meno probabile stimata dall’agenzia di rating: quella in cui l’emergenza sanitaria prosegua per l’intero 2020.

Le PMI come veicolo nel mondo del Made in Italy

Il made in Italy viene veicolato nel mondo grazie anche e soprattutto alle piccole imprese. L’internazionalizzazione, unitamente all’innovazione, rappresentano le condizioni per la sopravvivenza delle nostre più piccole realtà imprenditoriali.

Le PMI continuano a puntare sull’export e l’internazionalizzazione, ma restano una serie di ostacoli che spesso per le imprese di piccole e medie dimensioni sono complessi da superare: barriere doganali, conoscenza dei mercati esteri, necessità di professionalità specifiche.

Il primo ostacolo che le imprese segnalano è la difficoltà di individuare partner commerciali, seguita dalla ridotta conoscenza dei mercati esteri. Sul terzo gradino del podio, la necessità di adattare il prodotto al mercato di riferimento in base a specifiche normative nazionali, seguita dalle problematiche relative alle normative e alla contrattualistica locale.

Si tratta di ostacoli che sostanzialmente riguardano le competenze necessarie per affrontare l’export e l’internazionalizzazione.

Cosa può fare Invenium per la gestione dei crediti PMI all’estero

Dopo anni di attività e dopo aver acquisito una expertise unica nel settore, Invenium ha sviluppato un nuovo servizio volto a tutelare gli incassi delle PMI esportatrici. In caso di mancato pagamento del proprio cliente estero, infatti, le strategie di recupero potrebbero essere complesse e non accessibili.

Invenium, tramite il nuovo servizio CEC (Credit Export Care) consente di centrare entrambi gli obiettivi:

  • Analizzare efficacemente il rischio Export
  • Nella logica di una garanzia operativa sui crediti commerciali, gestire ipotesi di mancato pagamento in tutto il mondo, tramite la propria struttura specializzata attiva in 110 paesi esteri

Molte PMI spesso si trovano di fronte a simili interrogativi:

  1. È conveniente per la mia impresa esportare in uno scenario economico e giuridico che non conosco adeguatamente?
  2. Quanto è rischioso estendere la mia operatività in questo paese, ora, con questo cliente, per questa fornitura?
  3. Esistono strumenti per tutelarmi in caso di inadempimento, e quanto potrebbero essere efficaci?

Invenium ha elaborato uno specifico modello di analisi focalizzato sulla valutazione di QUATTRO RISCHI

  • Rischio profilo Debitore – è prioritario conoscere e analizzare l’affidabilità del potenziale cliente, la capacità di adempiere le proprie obbligazioni, eventuali elementi di criticità in grado di incrementare le possibilità di default e mancato pagamento
  • Rischio Paese– Un cliente può essere un “buon cliente”, ma essere dislocato in un Paese caratterizzato da gravi criticità di natura politica e sistemica; è essenziale valutare lo scenario e il rischio connesso.
  • Rischio Sistema Giudiziario – anche nell’ipotesi il potenziale Cliente sia costituito da una controparte affidabile, e patrimonializzata, attiva in un paese privo di rilevanti criticità sociopolitiche o macroeconomiche, è fondamentale comprendere quale sarà l’impatto dell’ordinamento giuridico (ovvero, di eventuali carenze o inefficienze). Invenium conosce molto bene questi temi, essenziali per elaborare un report realistico e affidabile: l’expertise acquisita in quasi 25 anni di gestione crediti in tutto il mondo ha consentito di mappare e identificare aree di criticità che possono avere un ricaduta estremamente negativa sugli interventi di recupero.
  • Rischio Contrattualistica– Anche questo è uno degli elementi di maggiore interesse inclusi in CEC: uno screening sulla struttura contrattuale o comunque sulla natura degli accordi tra le Parti, per consentire di rilevare le criticità più evidenti. Il Team legale di Invenium (che include legali senior altamente specializzati e operativi in contesti internazionali) è in grado di affiancare e supportare il Cliente in aree ad alta complessità.

Secondo i dati della Confcommercio, in Italia il 99,9% delle imprese di qualsiasi settore produttivo, come industria, costruzioni, servizi, sono rappresentate dalle piccole e medie imprese (PMI). Le piccole imprese che esportano, in termini di efficienza, non hanno nulla da invidiare a quelle grandi. Ciò che traina le vendite all’estero di prodotti italiani, sono i settori manifatturieri. In ordine, in testa alla classifica, si posizionano: la farmaceutica, i mezzi di trasporto, gli alimentari e le bevande.

Scopri di più sul servizio Credit Export Care di Invenium >

 

 

Insolvenza verso le PMI: un rischio concreto

gestione crediti piccole medie imprese 2020

In Italia il pagamento ritardato delle fatture è un fenomeno tuttora molto diffuso: 2 aziende su 5 devono infatti fare i conti quotidianamente con questo problema.

Nell’ultimo anno il 40% delle PMI ha riscontrato ritardi, soprattutto nel Nord Est dell’Italia, principalmente in micro imprese che operano nel B2B e nel B2B+B2C, solitamente impegnate nei settori della manifattura e della produzione.

L’importo complessivo delle fatture pagate in ritardo è significativo, in particolar modo per le piccole imprese: circa 17.000 euro all’anno, una cifra non irrisoria per le dimensioni delle aziende prese in esame.

Sviluppare business implica molte sfaccettature tuttavia la principale leva di successo è la salvaguardia dal rischio di mancati incassi.

Per un’impresa di piccole o medie dimensioni è importante riuscire a risolvere i problemi legati al recupero crediti in modo efficace ed efficiente, al fine di ricavare un reale vantaggio per il business.

Assunto che le PMI sappiano mettersi in sicurezza da un punto di vista meramente contrattuale, rimangono ad oggi poco presidiate le dinamiche esterne legate al rischio, soprattutto per quanto concerne la capacità della controparte di adempiere con precisione alle proprie obbligazioni.

L’analisi di CRIBIS, aggiornata al quarto trimestre 2019, rileva che in Italia a dicembre 2019 oltre un terzo delle imprese (34,7%) effettua i pagamenti nei termini previsti, un dato leggermente inferiore rispetto al 2018 (35,5%), mentre oltre la metà (54,8%) adempie i propri obblighi di pagamento con un ritardo massimo di 30 giorni (53,1% nel 2018) e il 10,5% con oltre un mese di ritardo (11,4% nel 2018).

Curioso, ma non molto positivo, il fatto che i ritardi nei pagamenti siano più frequenti nel settore dei servizi e in Lombardia. Tutto ciò è dovuto probabilmente allo sviluppo elevato del settore terziario nella regione locomotiva d’Italia. Di conseguenza, più alto è il numero di transizioni, il monte di lavoro e le attività commerciali, maggiore è il rischio che ci siano ritardi. Spesso la virtualizzazione dello scambio della “merce” nel settore dei servizi porta purtroppo a una superficialità nei pagamenti.

Recupero crediti per PMI: gli strumenti in mano agli imprenditori

Soprattutto per le PMI e laddove gli importi siano contenuti è consigliabile attivare leve negoziali di tipo extragiudiziale. Una delle più utilizzate rientra nel novero dell’ADR, ovvero Alternative Dispute Resolution. Si tratta di una serie di azioni volte ad ottenere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti commerciali. Fondamentale, per attuare questa procedura è il coinvolgimento di una terza parte neutrale che funga da mediatore, come ad esempio una società specializzata nel recupero dei crediti.

I sistemi ADR sono prettamente due:

  • Modello “aggiudicativo”: Il terzo neutrale fornisce alle parti una valutazione della situazione, vincolante (come nell’arbitrato) o meno (come nell’expertise)
  • Modello “negoziale”: il terzo neutrale è un catalizzatore del negoziato e della comunicazione fra le parti.

In ogni caso, questa formula è in forte crescita perché consente alle PMI di recuperare il proprio credito in tempi decisamente brevi e con un accollo di costi contenuti e spesso legati al risultato conseguito.

recupero crediti pmi italia

Le cinque fasi del recupero crediti per PMI Invenium:

  • Parere legale gratuito: Il legale rappresentante della startup viene contattata da un consulente specializzato e riceverà un parere legale gratuito, verificando se sussistono le condizioni preliminari per il recupero.
  • Indagine patrimoniale sul debitore: Tramite un credit check, viene analizzata la situazione patrimoniale della controparte e vengono suggeriti gli strumenti stragiudiziali o, in alternativa, giudiziali per recuperare il credito nel modo più veloce possibile.
  • Due diligence: Per ogni Startup viene studiata la migliore strategia di recupero, formando un team dedicato, composto da: credit manager, consulenti legali, operatori credit collection, esattori sul territorio e legali per la gestione di accordi transattivi e piani di rientro.
  • Judicial Approach: Laddove il recupero in via extragiudiziale non fosse possibile, viene intrapreso un percorso giudiziale sfruttando il nostro studio legale interno.
  • Recupero del credito: Invenium riesce a garantire, nella maggior parte dei casi, un tasso di successo pari al 55%.

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