Il recupero crediti per Piccole e Medie Imprese

Raddoppiano le difficoltà per le PMI, un’impresa su 10 rischia il default Vanno tutelate dagli incassi mancati, in Italia ed all’estero.

Un’azienda su dieci in Italia sarebbe a rischio default. Un raddoppio rispetto ai livelli attuali, stima l’agenzia di rating di Cerved, che sulla base della distribuzione attuale dei giudizi espressi su 25 mila aziende, simula l’impatto del Coronavirus in ciascun settore.

Si segnalano, una serie di fattori critici legati alle attività di internazionalizzazione:

Nel caso più favorevole, quello in cui la crisi sanitaria si risolva in 3- 6 mesi, la probabilità media di fallimento salirebbe di due punti, passando dal 4,9% al 6,8%, con una parallela contrazione dei margini, dal 6,1% al 4,2%.

Uno scenario che darebbe benefici comparti, riducendo la probabilità di fallimento per farmaceutica (produzione e distribuzione) e servizi di comunicazione e informazione, danneggiando invece tutti gli altri comparti.
Fragilità aggiuntiva ci sarebbe anche per tutto ciò che è legato ai trasporti, alle attività ricreative e al turismo, all’ospitalità e alla ristorazione.

Crisi che non risparmierebbe l’intera area manifatturiera. La fascia di aziende a rischio raddoppierebbe al 15% del totale. Un quadro ancora gestibile, che tuttavia andrebbe a deteriorarsi in modo evidente nell’ipotesi meno probabile stimata dall’agenzia di rating: quella in cui l’emergenza sanitaria prosegua per l’intero 2020.

Il made in Italy viene veicolato nel mondo grazie anche e soprattutto alle piccole imprese. L’internazionalizzazione, unitamente all’innovazione, rappresentano le condizioni per la sopravvivenza delle nostre più piccole realtà imprenditoriali.

Le PMI continuano a puntare sull’export e l’internazionalizzazione, ma restano una serie di ostacoli che spesso per le imprese di piccole e medie dimensioni sono complessi da superare: barriere doganali, conoscenza dei mercati esteri, necessità di professionalità specifiche.

Il primo ostacolo che le imprese segnalano è la difficoltà di individuare partner commerciali, seguita dalla ridotta conoscenza dei mercati esteri. Sul terzo gradino del podio, la necessità di adattare il prodotto al mercato di riferimento in base a specifiche normative nazionali, seguita dalle problematiche relative alle normative e alla contrattualistica locale.

Si tratta di ostacoli che sostanzialmente riguardano le competenze necessarie per affrontare l’export e l’internazionalizzazione.

Dopo anni di attività e dopo aver acquisito una expertise unica nel settore, abbiamo deciso di fornire nuovo servizio volto a tutelare gli incassi delle PMI esportatrici.

In caso di mancato pagamento del proprio cliente estero, infatti, le strategie di recupero potrebbero essere complesse e non accessibili.

Invenium, tramite il nuovo servizio CEC (Credit Export Care) consente di centrare entrambi gli obiettivi:

  • Analizzare efficacemente il rischio Export
  • Nella logica di una garanzia operativa sui crediti commerciali, gestire ipotesi di mancato pagamento in tutto il mondo, tramite la propria struttura specializzata attiva in 110 paesi esteri

Molte PMI spesso si trovano di fronte a simili interrogativi:

  1. E’ conveniente per la mia impresa esportare in uno scenario economico e giuridico che non conosco adeguatamente?
  2. Quanto è rischioso estendere la mia operatività in questo paese, ora, con questo cliente, per questa fornitura?
  3. Esistono strumenti per tutelarmi in caso di inadempimento, e quanto potrebbero essere efficaci?

Invenium ha elaborato uno specifico modello di analisi focalizzato sulla valutazione di QUATTRO RISCHI

  • Rischio profilo Debitore – è prioritario conoscere e analizzare l’affidabilità del potenziale cliente, la capacità di adempiere le proprie obbligazioni, eventuali elementi di criticità in grado di incrementare le possibilità di default e mancato pagamento
  • Rischio Paese– Un cliente può essere un “buon cliente”, ma essere dislocato in un Paese caratterizzato da gravi criticità di natura politica e sistemica; è essenziale valutare lo scenario e il rischio connesso.
  • Rischio Sistema Giudiziario – anche nell’ipotesi il potenziale Cliente sia costituito da una controparte affidabile, e patrimonializzata, attiva in un paese privo di rilevanti criticità sociopolitiche o macroeconomiche, è fondamentale comprendere quale sarà l’impatto dell’ordinamento giuridico (ovvero, di eventuali carenze o inefficienze). Invenium conosce molto bene questi temi, essenziali per elaborare un report realistico e affidabile: l’expertise acquisita in quasi 25 anni di gestione crediti in tutto il mondo ha consentito di mappare e identificare aree di criticità che possono avere un ricaduta estremamente negativa sugli interventi di recupero.
  • Rischio Contrattualistica– Anche questo è uno degli elementi di maggiore interesse inclusi in CEC: uno screening sulla struttura contrattuale o comunque sulla natura degli accordi tra le Parti, per consentire di rilevare le criticità più evidenti. Il Team legale di Invenium (che include legali senior altamente specializzati e operativi in contesti internazionali) è in grado di affiancare e supportare il Cliente in aree ad alta complessità.

Secondo i dati della Conf. Commercio, in Italia il 99,9% delle imprese di qualsiasi settore produttivo, come industria, costruzioni, servizi, sono rappresentate dalle piccole e medie imprese (PMI). Le piccole imprese che esportano, in termini di efficienza, non hanno nulla da invidiare a quelle grandi. Ciò che traina le vendite all’estero di prodotti italiani, sono i settori manifatturieri. In ordine, in testa alla classifica, si posizionano: la farmaceutica, i mezzi di trasporto, gli alimentari e le bevande.

Il peso delle PMI nell’export del Made in Italy

Anche negli anni più duri della crisi, l’export ha continuato a trainare il paese. Nell’ultimo anno l’export è cresciuto del 7,4% superando per la prima volta il 30% di contributo al Pil.

E’ importante puntare ad una maggiore diversificazione geografica, cercando di essere più incisivi nell’aumentare la penetrazione delle aziende esportatrici italiane in alcune aree ad alto potenziale, a cominciare dai paesi del sud-est asiatico dove siamo ancora sottorappresentati.

Il target di incremento delle imprese esportatrici, su base quadriennale, prevede un aumento del 15-20%, ben 30 mila imprese esportatrici in più.

Oggi si viaggia intorno alle 196 mila aziende e si punta molto sul contributo aggiuntivo che potrà arrivare dalle startup attive nelle tecnologie emergenti da coinvolgere, con la partecipazione alle grandi fiere internazionali.

Per il Mezzogiorno, l’obiettivo massimo di quota delle esportazioni da raggiungere, si aggira intorno al 20%, nei prossimi 4 anni.

Oggi il sud esprime meno del 12% nazionale.

L’aumento del perso delle regioni meridionali sarà tra i temi centrali del nuovo corso Ice, insieme a un maggiore coinvolgimento nelle strategie promozionali per le categorie dei coltivatori diretti e degli artigiani.

I numeri attestano che il 66,1% delle imprese esportatrici rientravano nella categoria delle microimprese e il 93,7% erano piccole. In relazione all’export complessivo, le microimprese incidevano per il 6,2% e il totale delle piccole aziende per il 24,5%.

In un Paese la cui spina dorsale economica è costituita da realtà medio piccole, a volte poco strutturate, è fatale che molte realtà fatichino ad affrontare da sole i mercati.

Insolvenza verso le PMI: un rischio concreto

Sviluppare business implica molte sfaccettature tuttavia la principale leva di successo è la salvaguardia dal rischio di mancati incassi. Per un’impresa di piccole o medie dimensioni è importante riuscire a risolvere i problemi legati al recupero crediti in modo efficace ed efficiente, al fine di ricavare un reale vantaggio per il business.
Assunto che le PMI sappiano mettersi in sicurezza da un punto di vista meramente contrattuale, rimangono ad oggi poco presidiate le dinamiche esterne legate al rischio, soprattutto per quanto concerne la capacità della controparte di adempiere con precisione alle proprie obbligazioni.

Ammontano a un milione le PMI che sono costrette a fare i conti con mancati pagamenti a livello internazionale. Ogni anno perdono crediti per circa 6.000 euro.

Grazie al nuovo strumento comunitario (EPO), in caso di mancato pagamento una società può rivolgersi alla magistratura del paese debitore, che dopo aver constatato il rispetto di una serie di condizioni, può emettere un ordine valido in tutto il territorio dell’UE, tranne nel caso di Regno Unito e Danimarca. Tra l’altro da Gennaio 2017 è possibile fare formalmente una richiesta di sequestro conservativo, evitando che il conto corrente del debitore venga prosciugato. Qualora una PMI italiana dovesse trovarsi nella spiacevole situazione di dover recuperare crediti, esistono varie tecniche per procedere con margini di successo alti.

Recupero crediti per PMI: gli strumenti in mano agli imprenditori

Soprattutto per le PMI e laddove gli importi siano contenuti è consigliabile attivare leve negoziali di tipo extragiudiziale. Una delle più utilizzate rientra nel novero dell’ADR, ovvero Alternative Dispute Resolution. Si tratta di una serie di azioni volte ad ottenere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti commerciali. Fondamentale, per attuare questa procedura è il coinvolgimento di una terza parte neutrale che funga da mediatore, come ad esempio una società specializzata nel recupero dei crediti.

    • I sistemi ADR sono prettamente due:
  • Modello “aggiudicativo”: Il terzo neutrale fornisce alle parti una valutazione della situazione, vincolante (come nell’arbitrato) o meno (come nell’expertise)
  • Modello “negoziale”: il terzo neutrale è un catalizzatore del negoziato e della comunicazione fra le parti.

In ogni caso, questa formula è in forte crescita perché consente alle PMI di recuperare il proprio credito in tempi decisamente brevi e con un accollo di costi contenuti e spesso legati al risultato conseguito.

Le cinque fasi del recupero crediti per PMI sono:

  • Parere legale gratuito: Il legale rappresentante della startup viene contattata da un consulente specializzato e riceverà un parere legale gratuito, verificando se sussistono le condizioni preliminari per il recupero.
  • Indagine patrimoniale sul debitore: Tramite un credit check, viene analizzata la situazione patrimoniale della controparte e vengono suggeriti gli strumenti stragiudiziali o, in alternativa, giudiziali per recuperare il credito nel modo più veloce possibile.
  • Due diligence: Per ogni Startup viene studiata la migliore strategia di recupero, formando un team dedicato, composto da: credit manager, consulenti legali, operatori credit collection, esattori sul territorio e legali per la gestione di accordi transattivi e piani di rientro.
  • Judicial Approach: Laddove il recupero in via extragiudiziale non fosse possibile, viene intrapreso un percorso giudiziale sfruttando il nostro studio legale interno.
  • Recupero del credito: Invenium riesce a garantire, nella maggior parte dei casi, un tasso di successo pari al 55%.

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