Recupero crediti per Piccole e Medie Imprese nel 2021

Raddoppiano le difficoltà per le PMI, un’impresa su 10 rischia il default. Vanno tutelate dagli incassi mancati, in Italia ed all’estero.

L’export italiano torna a volare e prova a lasciarsi alla spalle la pesantissima crisi portata dalla pandemia

recupero crediti pmi italia e estero 2021

Dopo il primo semestre del 2021, il Pil del nostro Paese è tornato a crescere attestandosi “a +4,7 per cento. Il terzo trimestre dell’anno sta andando bene: la produzione industriale di luglio ha fatto registrare un +0,8 per cento, tornando ai livelli pre-crisi. I dati dell’export sono molto positivi: il +11,3 per cento sinora registrato ci fa recuperare quanto perduto l’anno scorso. L’Italia è settima al mondo per valore” delle vendite all’estero, “seconda per complessità” dei beni e dei servizi offerti.Il tutto anche grazie ai provvedimenti adottati, mettendo a disposizione altri 44 miliardi per investimenti in società italiane non finanziarie con ricavi superiori ai 50 milioni di euro.

 

L’esposizione debitoria delle PMI

Misure a sostegno di imprese che si ritrovano ad essere sempre più indebitate con le banche, più di quanto non lo fossero già prima della pandemia.

In particolare il 12% ha visto crescere l’esposizione debitoria di oltre il 10% e quasi una azienda su 5 di oltre il 20%.

In questo contesto, quindi, la proroga della moratoria sui prestiti al 31 dicembre 2021, arrivata quasi in extremis con il decreto Sostegni bis, approvato dal consiglio dei ministri di giovedì scorso, equivale a una boccata d’ossigeno.

Infatti il 54% delle imprese ha usufruito della moratoria, la cui scadenza era prevista per il 30 giugno, e nel 78% dei casi l’agevolazione è ancora in vigore. Senza slittamento un’impresa su tre sarebbe stata a rischio fallimento.

È pari, pertanto, a 310 miliardi di euro complessivi il credito bancario alle imprese coperto dalle misure straordinarie, pari a oltre il 40% dell’esposizione complessiva, che a fine marzo, secondo i dati pubblicati dalla Banca d’Italia, ammontava a 755 miliardi di euro.

Per le piccole e medie imprese italiane la strada per sopravvivere e crescere passa necessariamente attraverso le possibilità offerte dalla digitalizzazione: una realtà che con la pandemia è diventata ancora più evidente.

Per molte imprese la presenza sulle piattaforme di vendita online è stata la chiave per superare il periodo più duro: grazie alle possibilità offerte dalle tecnologie digitali, inoltre, queste imprese hanno potuto sbarcare su mercati diversi e scoprire una serie di nuove opportunità di business.

Secondo le stime di Confcommercio, a luglio 2020 il 36% delle Pmi non aveva un sito web, anche se l’89% utilizzava i canali social per promuovere la propria attività.

Parlando di digitalizzazione a livello di tecnologie e capitale umano solo il 34% delle imprese si trovava in una situazione più solida, e appena l’11% aveva avviato un processo di trasformazione digitale.

 

Dilazionare i pagamenti per stimolare il mercato

Per favorire le vendite le aziende hanno concesso ai propri clienti di dilazionare i pagamenti degli ordini, con le cosiddette vendite a credito. Uno strumento utile per poter stimolare il mercato.

Secondo un’analisi effettuata, nel 2020 il 55% delle aziende italiane ricorre alle vendite a credito: il livello più alto degli ultimi cinque anni. Circa la metà delle aziende ha concesso dilazioni di pagamento ai propri clienti B2B rispetto al periodo di pre-pandemia, fino a un mese di più.

Data la maggiore incidenza dei ritardi di pagamento da parte dei clienti, il 39% delle imprese ha riferito difficoltà in termini di flusso di cassa che, nel 41% dei casi ha determinato un ritardo nei pagamenti dei propri fornitori. La crisi innescata dalla pandemia ha avuto un impatto devastante sul tessuto imprenditoriale italiano.

Continuano ad aumentare i default tra le imprese italiane, con un incremento del 10% rispetto ai mesi pre-Covid. Contemporaneamente aumenta anche il tasso di insolvenze che dal 4,5% slitta al 5%. Secondo alcune valutazioni, sono stati ipotizzati tre scenari possibili per il futuro:

  1. Il tasso di insolvenza arriverà al 7,2% nello scenario migliore, considerando che potenzialmente non ci sarà nessun nuovo lockdown in futuro;
  2. Secondo lo scenario intermedio il tasso di insolvenza raggiungerà il 9,9% con nuovi lockdown più leggeri che coinvolgeranno solo le zone rosse;
  3. Fino al 15,5% nello scenario peggiore con lockdown totale come quello di marzo 2020;

Proteggere il proprio business dal rischio d’insolvenza dei clienti risulta essere ad oggi una scelta obbligata per molte aziende.

 

L’ombra delle insolvenze sulle piccole-medie imprese

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Il DL 18/2020, quello che per intendersi è stato soprannominato ”cura Italia”, e il successivo DL 23/2020, il ”decreto liquidità”, rischiano di essere dei buchi dell’acqua per molte PMI.

Il mondo delle piccole imprese, infatti, ha segnalato criticità e inadeguatezze del sistema bancario, chiamato ad adempiere alle disposizioni contenute nei provvedimenti appena citati.

Per cercare di risolvere la faccenda si sono attivate l’ABI e la Banca d’Italia, con quest’ultima che ha garantito il proprio impegno per ”monitorare l’allineamento degli istituti bancari alle indicazioni normative”.

Un’azienda su dieci in Italia sarebbe a rischio default. Un raddoppio rispetto ai livelli attuali, stima l’agenzia di rating di Cerved, che sulla base della distribuzione attuale dei giudizi espressi su 25 mila aziende, simula l’impatto del Coronavirus in ciascun settore.

Si segnalano, una serie di fattori critici legati alle attività di internazionalizzazione: Nel caso più favorevole, quello in cui la crisi sanitaria si risolva in 3- 6 mesi, la probabilità media di fallimento salirebbe di due punti, passando dal 4,9% al 6,8%, con una parallela contrazione dei margini, dal 6,1% al 4,2%.

Uno scenario che darebbe benefici ad alcuni comparti, riducendo la probabilità di fallimento per farmaceutica (produzione e distribuzione) e servizi di comunicazione e informazione, danneggiando invece tutti gli altri comparti. Fragilità aggiuntiva ci sarebbe anche per tutto ciò che è legato ai trasporti, alle attività ricreative e al turismo, all’ospitalità e alla ristorazione.

Crisi che non risparmierebbe l’intera area manifatturiera. La fascia di aziende a rischio raddoppierebbe al 15% del totale. Un quadro ancora gestibile, che tuttavia andrebbe a deteriorarsi in modo evidente nell’ipotesi meno probabile stimata dall’agenzia di rating: quella in cui l’emergenza sanitaria prosegua per l’intero 2020.

 

Recupero crediti per PMI: gli strumenti in mano agli imprenditori

Soprattutto per le PMI e laddove gli importi siano contenuti è consigliabile attivare leve negoziali di tipo extragiudiziale. Una delle più utilizzate rientra nel novero dell’ADR, ovvero Alternative Dispute Resolution. Si tratta di una serie di azioni volte ad ottenere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti commerciali. Fondamentale, per attuare questa procedura è il coinvolgimento di una terza parte neutrale che funga da mediatore, come ad esempio una società specializzata nel recupero dei crediti.

I sistemi ADR sono prettamente due:

  • Modello “aggiudicativo”: Il terzo neutrale fornisce alle parti una valutazione della situazione, vincolante (come nell’arbitrato) o meno (come nell’expertise)
  • Modello “negoziale”: il terzo neutrale è un catalizzatore del negoziato e della comunicazione fra le parti.

In ogni caso, questa formula è in forte crescita perché consente alle PMI di recuperare il proprio credito in tempi decisamente brevi e con un accollo di costi contenuti e spesso legati al risultato conseguito.

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Le cinque fasi del recupero crediti per PMI Invenium:

Invenium si occupa da anni e con successo di recupero crediti per piccole e medie imprese, utilizzando un approccio collaudato strutturato in cinque fasi principali, in Italia e all’Estero:

  • Parere legale gratuito: Il legale rappresentante della startup viene contattata da un consulente specializzato e riceverà un parere legale gratuito, verificando se sussistono le condizioni preliminari per il recupero.
  • Indagine patrimoniale sul debitore: Tramite un credit check, viene analizzata la situazione patrimoniale della controparte e vengono suggeriti gli strumenti stragiudiziali o, in alternativa, giudiziali per recuperare il credito nel modo più veloce possibile.
  • Due diligence: Per ogni Startup viene studiata la migliore strategia di recupero, formando un team dedicato, composto da: credit manager, consulenti legali, operatori credit collection, esattori sul territorio e legali per la gestione di accordi transattivi e piani di rientro.
  • Judicial Approach: Laddove il recupero in via extragiudiziale non fosse possibile, viene intrapreso un percorso giudiziale sfruttando il nostro studio legale interno.
  • Recupero del credito: Invenium riesce a garantire, nella maggior parte dei casi, un tasso di successo pari al 55%.

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