Il recupero crediti in Turchia

La Turchia ha il più alto tasso di default dei pagamenti nell’Europa orientale con il 61,1 % delle fatture B2B pagate in ritardo

La Turchia presenta un economia molto interessante: nel 2017 il PIL è cresciuto del 7% rispetto al 2016 ed, entro la fine del 2018 si prevede un incremento del 5,5%.

Tale dato ha segnato un significativo cambio di rotta dopo una fase di rallentamento dell’economia nel periodo 2015-2016, a causa dei numerosi attentati che hanno colpito il Paese e del fallito colpo di Stato del 15 luglio 2016.

L’inflazione al consumo nello scorso anno è stata del 11,54% mentre il tasso di disoccupazione è stato del 10,4%.

Nonostante le previsioni rosee sull’economia, gli ultimi dati disponibili sono negativi; Infatti, nel giro di un anno la moneta ha subito un calo di oltre il 25%, aprendo le porte all’iper-inflazione. La lira turca ha toccato i minimi storici e il rendimento dei titoli di Stato ha raggiunto livelli mai toccati prima.

La Turchia di Recep Tayyip Erdoğan – che dopo le elezioni di giugno ha guadagnato un potere che molti giudicano quasi assoluto –  torna a guardare davanti a sé l’abisso di una crisi finanziaria.

Mentre fra gli investitori si diffondono le voci di un intervento del Fondo Monetario Internazionale e di restrizioni ai movimenti di capitali, il Paese è preda ad un’instabilità finanziaria che rischia di diventare una vera e propria spirale.

Le Aziende del Paese hanno un’esposizione di 337 miliardi, ovvero 217.3 al netto degli attivi. E ad inizio agosto, la Banca Centrale è stata costretta ad aumentare le disponibilità di liquidità in valuta statunitense per 2,2 miliardi, cercando di togliere pressione alla lira e dare ossigeno alle aziende nel reperire finanziamenti.

Molto male anche i titoli di Stato, con un crollo che ha portato il rendimento decennale al 20%. Pesa un contesto monetario globale cambiato, le scelte di politica estera che ha allontanato i Partner occidentali facendo parlare di un’uscita di fatto dalla NATO, ma ha pesato anche la disputa commerciale con gli USA che ha messo a rischio 1.700 miliardi di dollari di export.

Con un’Inflazione che viaggia sopra il 15%, ai massimi di 15 anni, la prima mossa per calmare gli investitori stranieri in fuga sarebbe un aumento dei tassi d’interesse, a cui tuttavia Erdoğan si è decisamente opposto.

Dunque – oltre all’iperinflazione e all’elevato tasso di disoccupazione – la credibilità della Turchia è messa a rischio dalle tensioni con l’Unione europea e ancora di più con gli Stati Uniti. Di conseguenza, il deteriorarsi del contesto geopolitico ha avuto un impatto negativo sulle esportazioni, provocando anche instabilità finanziaria.

Dunque, la Turchia ha un alto tasso di default dei pagamenti in Europa orientale con il 61,1 % delle fatture B2B pagate in ritardo.

Le tempistiche di saldo delle fatture da parte delle aziende sono rallentate in modo significativo, e ciò ha portato ad un incremento dell’80% dei fallimenti delle nuove imprese nei primi tre anni di attività.

In un contesto economico-politico del genere, come muoversi in caso di mancato pagamento? Quali azioni sono seguire?

In Turchia, le Aziende hanno l’obbligo di contestare le fatture o la corrispondenza commerciale entro 8 giorni dalla notifica. In difetto, si presume che il destinatario abbia accettato il contenuto della fattura.

Lo stesso principio si applica alle lettere di conferma di trattative commerciali avvenute per telefono o via e-mail.

Seppur negli ultimi anni alcuni fondamentali cambiamenti sono stati fatti in relazione al sistema giudiziario Turco, ci vorrà ancora del tempo per rendere più efficace il sistema legale. In contemporanea con queste modifiche sono stati fatti diversi accordi per risolvere le controversie attraverso la conciliazione e l’arbitrato, oltre ai tribunali ordinari.

Invenium, negli ultimi due anni ha gestito pratiche di Recupero crediti verso la Turchia per forniture di impianti (oil&gas), alluminio, piastrelle e prodotti per la casa per oltre 6 milioni di euro.

Ciò è stato reso possibile grazie alla presenza e all’ausilio dei nostri collaboratori che da oltre 7 anni sono operativi sul territorio turco.

Solo in casi eccezionali e solo dopo aver ottenuto un riconoscimento di debito, si è reso necessario ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo a seguito del quale il debitore ha pagato con un piano di rientro.

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