Recupero crediti in Cina

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L’economia della Cina tiene, nonostante la pandemia, grazie soprattutto all’export di mascherine e dpi: +9,5 ad agosto le esportazioni.

La ripresa economica della Cina, nel post Covid, ha due facce:

  1. La prima è quella che mostra il Paese del Dragone carburare lento nel dopolockdown, con una contrazione dei consumi interni e un calo delle importazioni del 2.1%.
  2. La seconda mostra un export che cresce, quasi a doppia cifra, trainato proprio dagli ordini delle forniture di dispositivi sanitari di protezione individuale e di prodotti per il lavoro da casa.

Secondo i dati forniti dall’Agenzia delle Dogane, le esportazioni della Cina, ad agosto, sono balzate del 9,5% rispetto allo stesso mese del 2019.

Il dato è superiore alle attese degli analisti, che indicavano un aumento del 7,1% e anche alla buona performance registrata a luglio 2020, con un più 7,2%.

Senza il boom di ordini di beni medicali l’export del Paese sarebbe diminuito in media del 3,1% ogni mese, tra marzo e luglio, secondo l’analisi di China International Capital. L’export è invece aumentato dello 0,3%.

 L’interscambio commerciale torna ad essere positivo

A soli due mesi dal lockdown, l’Italia registra una diminuzione di export verso la Cina rispetto a giugno 2019 di appena il 3,3%.

Dunque il nostro Paese in soli due mesi dal lockdown recupera quasi il trend del 2019 verso la Cina, segno che questo Paese è molto propenso ad acquistare merci italiane

La Cina è il primo tra i principali Paesi a emergere dalle secche del coronavirus e a tornare su un percorso di crescita dopo i devastanti effetti della pandemia scoppiata a inizio anno: il rimbalzo del 3,2%, infatti, inverte la rotta del tracollo del 6,8% di gennaio-marzo, configuratosi come la prima contrazione dal 1992, anno di inizio della raccolta statistica su base trimestrale.

Dopo aver registrato una ripresa – l’interscambio commerciale in dollari è tornato positivo a giugno rispetto a maggio con l’export cresciuto dello 0,5% grazie alla domanda di dispositivi medici e di prodotti farmaceutici – Pechino ha anche incassato un aumento dell’import del 2,7% sulla spinta della richiesta di componenti dell’elettronica e materie prime.

Se l’export è salito dello 0,1% nel secondo trimestre e l’import si è contratto del 9,7%, il dato del 16 luglio conferma la ripresa piena nella seconda metà del 2020 con il prevedibile recupero della domanda internazionale.

Ad inizio 2020 l’export italiano verso i paesi extraeuropei era in forte crescita, praticamente tutte le aree hanno incrementato gli acquisti nei confronti dell’Italia.

Nel mese di febbraio, l’export italiano ha subito , in particolare, una vertiginosa caduta delle vendite nei confronti di Pechino, l’impatto maggiore del coronavirus.

La messa in quarantena di decine di milioni di persone ha rallentato tutte le attività interne, inchiodando anzitutto alcuni mercati di consumo. Le vendite di auto, ad esempio, sono state completamente azzerate.

Il gap temporale esistente (le spedizioni via nave impiegano 3-4 settimane per raggiungere dall’Europa la Cina) non consente di leggere in modo lineare gli effetti dello stop, che saranno ben più visibili nella prossima lettura Istat, in grado di tenere conto anche dei vincoli produttivi progressivamente attivati in Italia.

La direzione, purtroppo, pare ben tracciata, con un calo dell’export italiano verso la Cina del 21,6% che vale in un solo mese 200 milioni di vendite in meno.

A sostegno delle imprese del territorio colpite dalle difficoltà economiche connesse all’emergenza sanitaria da COVID-19, Invenium ha deciso di favorire i propri clienti ma anche tutte le piccole e medie imprese in difficoltà.

Bilancio 2018- 2019

Nel 2018, il PIL della Cina ha registrato una cifra corrispondente a 11,8 miliardi di Dollari (US$) e il tasso di crescita è stato del + 6,8%.

Tra gennaio e settembre 2019 invece l’export italiano verso la Cina si è attestato a 9,4 miliardi di euro (in calo rispetto ai 9,6 miliardi dello stesso periodo del 2018) mentre l’import è ammontato a 24,2 miliardi (in aumento rispetto ai 22,9 miliardi dello stesso periodo del 2018).

Nei primi nove mesi del 2019 invece l’export italiano in Cina è calato a 9,4 miliardi mentre l’import è ammontato a 24,2 miliardi.

Dopo anni di attività e dopo aver acquisito una expertise unica nel settore, abbiamo deciso di fornire nuovo servizio volto a tutelare l’esportatore.

In caso di mancato pagamento del proprio cliente estero, infatti, le strategie di recupero potrebbero essere complesse e non accessibili.

Invenium, tramite il nuovo servizio CEC (Credit Export Care) consente di centrare entrambi gli obiettivi:

  • analizzare efficacemente il rischio Export
  • nella logica di una garanzia operativa sui crediti commerciali, gestire ipotesi di mancato pagamento in tutto il mondo, tramite la propria struttura specializzata attiva in 110 paesi esteri

Negli ultimi anni, sia per l’Italia sia per per molti altri Paesi, la Cina è diventata un partner commerciale essenziale.

L’enorme crescita economica va di pari passo con il Rischio creditizio. Infatti, il rischio insito nel Paese è elevato e i Tribunali popolari rendono la causa in Cina oltremodo complicata. Spesso, infatti, non è tanto un problema di affidabilità del cliente cinese quanto di equità ed affidabilità del sistema giudiziario locale.

In Cina, è frequente il non rispetto delle disposizioni contrattuali, ed è noto a tutti la sistematica tendenza alla contraffazione; il sistema giudiziario è piuttosto farraginoso e poco trasparente e quindi è sempre consigliabile seguire una procedura di recupero crediti di tipo extragiudiziale, e lasciare come ultima “spiaggia” la via giudiziale proprio per la difficoltà di attuazione.

In sintesi, parlando di numeri possiamo dire che in Cina ci vogliono 480 giorni per ottenere una sentenza, e il Recovery rate corrisponde al 37,5%.

In caso di mancato pagamento, l’azione inizia con l’invio di una diffida, cui segue una visita diretta da parte del legale presso il debitore che cercherà man mano di incrementare la pressione facendo ragionare il debitore e cercando di convincerlo a saldare il suo debito; la minaccia di avvio della procedura spesso è sufficiente per ottenere il pagamento. Altre volte, invece, si utilizza come leva negoziale, la “minaccia reputazionale”.

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