Recupero crediti in Cina

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Nel 2018, il PIL della Cina ha registrato una cifra corrispondente a 11,8 miliardi di Dollari (US$) e il tasso di crescita è stato del + 6,8%.

Nel 2018, il PIL della Cina ha registrato una cifra corrispondente a 11,8 miliardi di dollari (US$) e il tasso di crescita è stato del + 6,8%.

Tra gennaio e settembre 2019 invece l’export italiano verso la Cina si è attestato a 9,4 miliardi di euro (in calo rispetto ai 9,6 miliardi dello stesso periodo del 2018) mentre l’import è ammontato a 24,2 miliardi (in aumento rispetto ai 22,9 miliardi dello stesso periodo del 2018).

Nei primi nove mesi del 2019 invece l’export italiano in Cina è calato a 9,4 miliardi mentre l’import è ammontato a 24,2 miliardi.

Secondo i dati Eurostat, l’Italia si conferma il quarto fornitore della Cina tra i Paesi europei, con valori che risentono della flessione di un miliardo (768 milioni, -57,6%) registrato nel settore dell’automotive. L’Italia è al quarto posto anche tra i clienti europei della Cina.

L’incremento delle importazioni ha avuto un impatto determinante sull’aumento sia dell’interscambio che del deficit commerciale.

La crescita delle importazioni italiane (+2,3 miliardi) riguarda principalmente il settore materiali e apparecchiature elettriche (+1,2 miliardi) e, più nello specifico, l’importazione di apparecchiature telefoniche.

Dopo anni di attività e dopo aver acquisito una expertise unica nel settore, abbiamo deciso di fornire nuovo servizio volto a tutelare l’esportatore.

In caso di mancato pagamento del proprio cliente estero, infatti, le strategie di recupero potrebbero essere complesse e non accessibili.

Invenium, tramite il nuovo servizio CEC (Credit Export Care) consente di centrare entrambi gli obiettivi:

  • analizzare efficacemente il rischio Export
  • nella logica di una garanzia operativa sui crediti commerciali, gestire ipotesi di mancato pagamento in tutto il mondo, tramite la propria struttura specializzata attiva in 110 paesi esteri

Negli ultimi anni, sia per l’Italia sia per per molti altri Paesi, la Cina è diventata un partner commerciale essenziale.

La Cina al momento è il nono mercato di destinazione del nostro export ed il primo nel continente asiatico.

Il rapporto fra Roma e Pechino, già sancito nel Partenariato Strategico Globale bilaterale siglato 15 anni fa, è stato rafforzato con un memorandum d’intesa siglato nel mese di marzo di quest’anno sulla collaborazione nell’ambito della “Via della Seta Economica” e della “Iniziativa per una Via della Seta Marittima del 21esimo secolo”.

L’interscambio commerciale tra Cina e Italia, nel 2018, ha superato i 50 miliardi di dollari e contraddistinto da un trend di crescita delle esportazioni italiane maggiore rispetto all’aumento delle importazioni dalla Cina.

Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, sono queste le regioni in cima al podio dell’export italiano 2018 verso la Cina.

I dati dell’Istat confermano che su 13 miliardi di esportazioni italiane verso la Cina, la stragrande maggioranza sia prodotta nelle regioni del Nord.

La Lombardia è protagonista indiscussa, con 4,4 miliardi di euro che valgono esattamente un terzo del valore totale.

Seguono a distanza Emilia Romagna Piemonte e Veneto, per poi scendere alla Toscana.

Il dato assume ancora maggior significato se si considera che le prime cinque regioni valgono l’82,2% delle esportazioni totali verso la Cina.

Tuttavia, per far si che questa situazione favorisca l’espansione economica delle imprese italiane, è necessario che il nostro Paese faccia sistema, definendo una strategia di interazione con la Cina di lungo periodo e valorizzando l’esperienza delle aziende tricolori che hanno già in essere consolidate relazioni commerciali o di investimento con il continente cinese.

Di recente la decisione del governo di ridurre i dazi e le riforme regolatorie ha dato uno slancio in più all’economia.

Soprattutto l’apertura verso il mercato internazionale apre nuove opportunità di business e livella il campo tra le imprese domestiche e quelle straniere.

In merito a questo, tra dicembre 2017 e luglio 2018 è arrivata una considerevole riduzione delle tariffe alle importazioni, in alcuni casi anche oltre il 50% di taglio.

Sono state molte le categorie merceologiche interessate il cui denominatore comune è stata la domanda in aumento dei consumatori di fascia medio – alta.

Il settore farmaceutico è però il caso più rilevante. Con 1,2 miliardi di abitanti, l’invecchiamento della popolazione sta facendo esplodere la domanda di cure. Secondo gli esperti, nel 2017 la Cina è stata il secondo consumatore al mondo di medicinali e il suo mercato si aggira intorno ai 120 miliardi di dollari.

Secondo i dati relativi al primo trimestre 2018 – rilasciati dalla Deutsche Bank – le prime venti società farmaceutiche al mondo hanno registrato vendite in aumento del 18% rispetto all’anno precedente.

Dal 2018 ai farmaci importati bastano i controlli di qualità della società per passare la dogana, di conseguenza, molti prodotti sono stati esentati da tariffe e l’IVA è stata ridotta dal 17 al 3%.

L’enorme crescita economica va di pari passo con il Rischio creditizio. Infatti, il rischio insito nel Paese è elevato e i Tribunali popolari rendono la causa in Cina oltremodo complicata. Spesso, infatti, non è tanto un problema di affidabilità del cliente cinese quanto di equità ed affidabilità del sistema giudiziario locale.

In Cina, è frequente il non rispetto delle disposizioni contrattuali, ed è noto a tutti la sistematica tendenza alla contraffazione; il sistema giudiziario è piuttosto farraginoso e poco trasparente e quindi è sempre consigliabile seguire una procedura di recupero crediti di tipo extragiudiziale, e lasciare come ultima “spiaggia” la via giudiziale proprio per la difficoltà di attuazione.

In sintesi, parlando di numeri possiamo dire che in Cina ci vogliono 480 giorni per ottenere una sentenza, e il Recovery rate corrisponde al 37,5%.

In caso di mancato pagamento, l’azione inizia con l’invio di una diffida, cui segue una visita diretta da parte del legale presso il debitore che cercherà man mano di incrementare la pressione facendo ragionare il debitore e cercando di convincerlo a saldare il suo debito; la minaccia di avvio della procedura spesso è sufficiente per ottenere il pagamento. Altre volte, invece, si utilizza come leva negoziale, la “minaccia reputazionale”.

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