Francia e Italia sono partner economici di grande rilievo e recuperare un credito in Francia è un’esigenza comune a molte aziende italiane.

Come tutti i Paesi colpiti dall’epidemia di Covid-19, anche la Francia nel 2020 ha subito una contrazione dell’attività economica.

Durante gli ultimi anni la crescita inferiore al 2% è stata accompagnata da una lenta contrazione della disoccupazione. La pandemia ha poi interrotto questo trend: nel 2020 la Francia ha raggiunto un superamento del 100% nel rapporto tra debito e PIL.

L’indice azionario Francese da inizio 2020 ad oggi ha registrato un – 3,36% total return rispetto al mercato europeo e al mercato globale.

Nel secondo trimestre del 2020 il PIL è crollato del 13,8% rispetto al primo trimestre che aveva una contrazione del 5,9%.  La ripresa dei consumi a partire da maggio ha permesso di contenere i danni: a fine giugno risultavano in crescita del 2,3%. 

A pesare sui dati francesi è stato, in particolar modo, l’andamento della domanda estera. A fronte di una flessione delle importazioni del 17,3%, le esportazioni sono cadute del 25,5%.

Gli analisti si aspettavano una contrazione molto più severa. Le attese indicavano un – 15% ma non mancavano stime decisamente peggiori. La ripresa dei consumi a partire dal periodo di maggio 2020 sarà stato l’elemento chiave che ha permesso di contenere i danni.

Una notevole variazione si è avuta anche in merito al tasso di risparmio delle famiglie che, nel primo trimestre del 2020, aveva raggiunto il massimo dal 1975. A subire il cambiamento di acquisto dei consumatori sono stati:

  • Il settore dei trasporti (-45,8% le spese delle famiglie)
  • Albergatori e ristoratori (-59,9% i consumi)

Le imprese italiane potranno utilizzare al meglio lo strumento France Relanceda 100 miliardi per investire in Francia e ripartire dopo la crisi pandemica puntando su innovazione e digitalizzazione.

Recupero Crediti in Francia

I rapporti economici tra Francia e Italia

Le relazioni economiche italo-francesi sono tra le più ricche d’Europa: l’Italia è il secondo partner commerciale della Francia e viceversa. Parigi è il secondo mercato di sbocco per l’Italia alle spalle della Germania, e la sua quota equivale a circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali.

La manifattura, tra l’altro, rappresenta il 96,3% di tutto ciò che prende la via dell’estero: un dato che è pari a 44,6 miliardi di euro sui 46,3 miliardi complessivi.

Si tratta di 4,5 miliardi in più di quanto vendiamo negli Stati Uniti, il doppio di quanto viene spedito e fatturato nel Regno Unito e in Spagna, tre volte e mezza rispetto a quanto esportiamo in Cina (che è “solo” all’ottavo posto tra i principali partner dell’Italia). Tuttavia, il quadro d’insieme è lontano dall’essere idilliaco perché risultano ancora numerose le imprese “zombie” attive ma insolventi e non redditizie, sintomo di disequilibrio persistente dell’economia.

La situazione delle imprese francesi è controversa, tanto da non lasciare intravedere una diminuzione del numero delle insolvenze.

Tenendo conto che il governo francese valuta in 2.040 miliardi il Pil nominale dell’anno entrante, è facile stimare un aggravio del deficit compreso tra lo 0,33-0,45%. Il deficit francese è destinato – in assenza di misure correttive- a salire oltre il 3% e potrebbe sfiorare il 3,2 %.

Il Governo di Edouard Philippe ha presentato a Bruxelles un progetto di budget 2019 con un disavanzo che, senza contare misure straordinarie, è pari all’1,9% in linea con un sentiero di discesa dal 2,4% di quest’anno allo 0,3% del 2022.

Se al tasso di insolvenza si aggiunge quello delle imprese «zombie» (4,6% del numero totale, secondo le stime di Coface), poco redditizie e insolventi, la quota di imprese in difficoltà si attesta al 5,7% del totale.

Dopo l’uscita dalla crisi, il tasso di imprese “zombie” in Francia (cioè delle aziende mantenute in vita artificialmente da finanziamenti a basso costo in un contesto di politica monetaria espansiva) non diminuisce. l moltiplicarsi di questo tipo di imprese, che rischiano di fallire da un momento all’altro, è pericoloso per l’economia dal momento che ostacola il processo di distruzione creativa e spinge al ribasso la produttività di un paese.

La situazione francese ci offre una doppia chiave di lettura, molto interessante nel contesto europeo: da un lato, infatti, le imprese d’oltralpe dimostrano una buona tenuta, con minori tassi di insolvenza e prospettive di sviluppo positive. Dall’altro, allo stesso tempo, le cosiddette aziende “zombie” rischiano di acuire in maniera ancora più significativa i disequilibri macroeconomici del Paese, rappresentando – di conseguenza – un indicatore sensibile e da mantenere costantemente monitorato.

Recuperare un Credito in Francia? I consigli di Invenium.

Come in altri contesti, anche per recuperare un credito in Francia è fondamentale intervenire con tempestività per evitare di sollecitare la “partita” quando ormai la situazione economico-finanziaria del debitore è fortemente pregiudicata. L’operazione può essere molto semplice e veloce in quanto la legge francese autorizza il creditore ad intraprendere alcune misure cautelative che spesso possono costringere il debitore a trattare o a pagare.

Tali autorizzazioni vengono rilasciate a condizione che il credito sia fondato e che le circostanze siano suscettibili di facilitare il recupero stesso.

Come è risaputo, anche in Francia come per quasi tutti i Paesi della UE, è consentito emettere un’ingiunzione di pagamento.  Questa deve essere notificata al debitore il quale ha un mese di tempo per pagare o per fare opposizione. I termini di prescrizione sono di 5 anni

Il tribunale convoca le parti per tentare la conciliazione; in difetto, si procede con un’azione ordinaria ovvero con un atto di citazione notificato per mezzo di ufficiale giudiziario. Le parti cristallizzano le proprie posizioni in un memorandum.

Ottenuta una sentenza a favore, il creditore ha poi dieci anni di tempo per avviare la fase esecutiva, mentre il debitore ha due mesi per adempiere spontaneamente all’obbligo imposto dalla sentenza.

In ogni caso è sempre preferibile intervenire con un’attività di recupero crediti extragiudiziale, considerando l’azione giudiziale come ipotesi estrema.

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