Il recupero crediti nel settore agroalimentare nel 2021

L’agroalimentare italiano sembra resistere alla crisi ma come gestire i rischi di insolvenza che minano fatturato e redditività?

La pandemia non ha fermato la crescita delle esportazioni di prodotti agroalimentari dell’Unione europea: da gennaio a novembre dello scorso anno, secondo i dati diffusi dalla Commissione, le vendite all’estero hanno sfiorato i 170 miliardi di euro.

Nonostante le difficoltà legate allo spostamento delle merci da un Paese all’altro e alle restrizioni che hanno penalizzato molti canali di vendita, le esportazioni dei prodotti agroalimentari italiani hanno registrato lo scorso anno un salto del 2,5%.

Dopo aver chiuso l’anno segnato dalla pandemia con una crescita del 3,5%, i primi tre mesi del 2021 hanno registrato un ulteriore progresso del +1,9% tendenziale, raggiungendo la quota di quasi 5,3 miliardi di euro di esportazioni.

In questo trend di crescita, sono molti i settori che hanno visto crescere le loro esportazioni come le conserve di pomodoro (+17%), la pasta (+16%), l’ olio di oliva (+5%) e frutta e verdura (+5%) che hanno raggiunto in valore il massimo di sempre, mentre sono risultate in calo del 3% le spedizioni di vino italiano.

È soprattutto la filiera dei distretti agricoli a registrare una forte accelerazione delle esportazioni nel primo trimestre del 2021, con una crescita tendenziale del 19,2%. Viaggia ancora su livelli record la filiera della Pasta e dei dolci: dopo un ottimo 2020 si assesta su oltre 810 milioni di euro di esportazioni nel primo trimestre del 2021, +0,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Giappone le prime cinque destinazioni dell’export: i dati (frutto di elaborazioni Sace su dati Istat) ci dicono anche che le bibite – con i vini in testa – rappresentano la categoria più venduta in Germania (1,5 miliardi di euro nel 2020), Usa (2,2 miliardi), Regno Unito (1 miliardo).

Nonostante i diversi lockdown i consumatori stranieri non hanno fatto mancare, sulle proprie tavole, i tradizionali prodotti dell’alimentare Made in Italy che mostra una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell’economia. Il comparto alimentare, diviene così la prima ricchezza del Paese, al contrario degli altri settori simbolo del Made in Italy come il tessile e automotive, che registrano taglia drammatici.

In qualche caso, come per l’alimentare di Napoli, caffè e cioccolato torinese, ortofrutta di Catania, lo scatto in avanti delle vendite estere ha superato il 30% nel semestre, con progressi a doppia cifra visibili anche tra aprile e giugno: Campania e Sicilia sono le sole regioni con export distrettuale in crescita.

Gli alfieri del food&wine: vino e pasta

Nonostante tutto, quindi, giungono segnali positivi e vengono da due alfieri del food&wine made in Italy nel mondo: il vino e la pasta. La pasta italiana, come certificato nei giorni scorsi dai dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno, ha proseguito il trend di crescita che già nel 2019 l’aveva portata al record di esportazioni con 2,6 miliardi di euro e a marzo ha fatto registrare un balzo delle vendite all’estero del 21% con 97mila tonnellate esportate in più, 72mila delle quali sui mercati comunitari.

recupero crediti italia e estero aziende agricole vinicole vinoÈ invece un dato parziale ma – contro ogni attesa – positivo il risultato messo a segno dal vino italiano sui mercati extra Ue nel primo quadrimestre del 2020: +5,1%. Una performance significativa anche perché abbraccia i due mesi clou del lockdown (marzo e aprile) caratterizzati dalla chiusura di alberghi e ristoranti in molti paesi del mondo.

Le cifre relative al vino rese note oggi dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma sono state messe a punto sulla base delle informazioni doganali dei diversi Paesi. Numeri che nel complesso coprono circa il 50% del totale export di vino italiano, ma che comprendono però il primo mercato di sbocco, gli Stati Uniti, oltre che i mercati emergenti di Canada, Russia, Giappone, Cina, Svizzera e Brasile.

Attualmente ci si aspetta una piena ripresa dei consumi in ristoranti e bar solo a partire dal 2021.

Nel 2020 l’export di made in Italy agroalimentare potrebbe perdere 4 miliardi di euro, un colpo pesantissimo. A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha fatto i conti sulla base delle previsioni della WTO sull’andamento del commercio estero mondiale: a causa della pandemia, fanno sapere dall’organizzazione, gli scambi internazionali subiranno quest’anno un taglio compreso tra il 13 e il 32% rispetto al 2019. A

Anche le stime della Commissione UE sono preoccupanti: le esportazioni europee di vini, ad esempio, potrebbero far registrare un calo del 14%. Per colpa del Coronavirus, insomma, il made in Italy agroalimentare sarà costretto a interrompere quella fase di crescita continua che si era registrata negli ultimi anni, e che finora aveva compensato in misura significativa la stagnazione della domanda interna.

Se continuerà a puntare sulla qualità, a sfruttare i trend salutisti e piattaforme di e-commerce, il settore agroalimentare italiano, entro i prossimi 5 anni, doppierà i 50 miliardi di export.

La fama del made in Italy e il rischio contraffazione

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I prodotti agroalimentari italiani godono di grande fama all’estero, e questo viene confermato dal fenomeno dell’italian sounding, che sfrutta l’attrazione e la reputazione che i prodotti alimentari italiani hanno nel mondo. Consiste nell’utilizzo di denominazioni, riferimenti, immagini e segni che evocano l’Italia e, in particolare, alcuni dei suoi più famosi prodotti tipici, per promuovere la commercializzazione di prodotti fatti all’estero e che nulla hanno a che fare con l’originale italiano.

Non vi è praticamente comparto alimentare immune da questo fenomeno e quest’azione viene adottata da migliaia di aziende, con un impatto devastante per il Made in Italy: su scala globale, infatti, questa contraffazione causa la perdita di 60 miliardi di euro.

Le Aziende del comparto agroalimentare non solo devono difendersi dal fenomeno della contraffazione dilagante ma anche dal problema dell’insolvenza commerciale, diffusa sempre più a livello planetario. Tra l’altro il settore agroalimentare italiano già soffre per i tempi di pagamento delle forniture decisamente fuori dalla norma e,  pari a circa 90 giorni dall’emissione fattura. Risulta quindi molto importante continuare ad operare sui mercati esteri ma con cautela, tutelando la propria esposizione commerciale.

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