Il recupero crediti nel settore agroalimentare nel 2020

L’agroalimentare italiano sembra resistere alla crisi ma come gestire i rischi di insolvenza che minano fatturato e redditività?

Nonostante l’emergenza sanitaria mondiale da Covid-19, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari sono aumentate durante i primi sei mesi del 2020.

Infatti, secondo i dati ISTAT, dopo il calo di aprile (-1,5% sullo stesso mese del 2019) e il tonfo di maggio (-10,2%), da giugno 2020 l’export agroalimentare made in Italy è tornato ad aumentare, a dimostrazione delle doti anticicliche del comparto, qualità ancor più rilevante se si pensa che gli scambi mondiali, nel primo semestre 2020, si sono ridotti del 9% e, nello stesso periodo, l’export nazionale di beni e servizi ha perso il 15,3% sul 2019.

Il contributo più consistente all’aumento del valore delle esportazioni del semestre viene dal comparto dei cereali e derivati (+13,8%), ortaggi freschi e trasformati (+8,8%), frutta fresca e trasformata (+4,0%) e del latte e derivati (+1,0%); al contrario, il vino, pur rimanendo il secondo comparto produttivo maggiormente esportato dall’Italia, nel primo semestre 2020 ha subito una flessione annua delle esportazioni del 4,1%.

Maggio nero per cibi e bevande tricolore

Maggio nero per il made in Italy alimentare: cibi e bevande tricolore hanno subito un crollo del 12% annuo sui mercati esteri. A pesare sulle esportazioni è sempre la pandemia con i suoi prolungati effetti: il Covid-19 serpeggia in molto Paesi frenando le importazioni, mentre in altri è il clima di incertezza legato alla crisi globale a fare da deterrente. Il nostro food&beverage ne sta pagando le conseguenze e dopo il campanello di allarme di aprile, il dato di maggio conferma i timori.

Gli ultimi dati Istat a disposizione mostrano che la flessione dell’export alimentare è ancora più forte (-15% su maggio 2019) se si considera soltanto il mercato dell’Unione europea, dove finiscono oltre i due terzi di cibo e bevande italiane che vengono spediti nel mondo. In forte calo sono tutti i principali mercati di sbocco nazionali: la Germania segna un –8%, -11% la Francia, -11% gli Usa, -22% il Giappone e -25% la Spagna. L’unica eccezione è rappresentata del Regno Unito che invece cresce del +7%.

Con il record delle esportazioni italiane di prodotti agroalimentari che, nel 2019 hanno raggiunto 44,6 miliardi di euro (+5,3% sul 2018), pari al 9,4% dell’export complessivo di beni e servizi, a fronte di un più contenuto incremento delle importazioni (+1,4%, per 45,4 miliardi di euro), la bilancia agroalimentare italiana resta in passivo, ma di appena 800 milioni di euro, con un miglioramento netto di 1,6 miliardi di euro.

È come se tutto insieme venisse meno un mercato grande come gli Stati Uniti. Secondo il presidente di Federalimentare il settore prospetta un calo dell’export del 3,5% e una diminuzione dei consumi del 18% dovuta soprattutto alla chiusura dei ristoranti.

Le imprese made in Italy potrebbero chiudere il 2020 al di sotto dei 140 miliardi di fatturato.Solo nel mese di marzo, secondo le statistiche Istat, la produzione alimentare è scesa del 6,5% rispetto allo stesso mese del 2019.

Gli alfieri del food&wine: vino e pasta

Nonostante tutto, quindi, giungono segnali positivi e vengono da due alfieri del food&wine made in Italy nel mondo: il vino e la pasta. La pasta italiana, come certificato nei giorni scorsi dai dati Istat relativi al primo trimestre dell’anno, ha proseguito il trend di crescita che già nel 2019 l’aveva portata al record di esportazioni con 2,6 miliardi di euro e a marzo ha fatto registrare un balzo delle vendite all’estero del 21% con 97mila tonnellate esportate in più, 72mila delle quali sui mercati comunitari.

recuÈ invece un dato parziale ma – contro ogni attesa – positivo il risultato messo a segno dal vino italiano sui mercati extra Ue nel primo quadrimestre del 2020: +5,1%. Una performance significativa anche perché abbraccia i due mesi clou del lockdown (marzo e aprile) caratterizzati dalla chiusura di alberghi e ristoranti in molti paesi del mondo.

Le cifre relative al vino rese note oggi dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma sono state messe a punto sulla base delle informazioni doganali dei diversi Paesi. Numeri che nel complesso coprono circa il 50% del totale export di vino italiano, ma che comprendono però il primo mercato di sbocco, gli Stati Uniti, oltre che i mercati emergenti di Canada, Russia, Giappone, Cina, Svizzera e Brasile.

Attualmente ci si aspetta una piena ripresa dei consumi in ristoranti e bar solo a partire dal 2021.

Nel 2020 l’export di made in Italy agroalimentare potrebbe perdere 4 miliardi di euro, un colpo pesantissimo. A lanciare l’allarme è il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, che ha fatto i conti sulla base delle previsioni della WTO sull’andamento del commercio estero mondiale: a causa della pandemia, fanno sapere dall’organizzazione, gli scambi internazionali subiranno quest’anno un taglio compreso tra il 13 e il 32% rispetto al 2019. A

Anche le stime della Commissione UE sono preoccupanti: le esportazioni europee di vini, ad esempio, potrebbero far registrare un calo del 14%. Per colpa del Coronavirus, insomma, il made in Italy agroalimentare sarà costretto a interrompere quella fase di crescita continua che si era registrata negli ultimi anni, e che finora aveva compensato in misura significativa la stagnazione della domanda interna.

Sguardo al settore agroalimentare

Sulle prospettive del commercio internazionale pesa anche la questione dei dazi aggiuntivi degli Stati Uniti sulle importazioni agroalimentari della UE, nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici al consorzio Airbus. Gli USA restano il terzo mercato di sbocco in assoluto dei prodotti agroalimentari italiani, con oltre 4,6 miliardi di euro. 

I prodotti del Bel Paese piacciono agli italiani ma sono apprezzati sempre più anche all’estero, tanto che le esportazioni continuano a crescere di anno in anno, anche se il tasso del 2018 è stato il meno brillante dell’ultimo decennio.

Le imprese che fanno capo a Federalimentare sono circa 7 mila, tra cui anche alcune multinazionali, che rappresentano il 30% dei 140 miliardi di fatturato registrati ogni anno.

L’agroalimentare rappresenta uno dei settori trainanti dell’economia italiana, attualmente, vale l’11% del Pil nazionale.Vale il 12,2% dell’export dell’Italia, rappresentando il quarto comparto per importanza dopo metalmeccanica, chimica e moda. Dal 2000 ad oggi le esportazioni sono aumentate di più di due volte e mezzo contro le 1,76 volte del settore industriale considerato nel suo complesso.

Se continuerà a puntare sulla qualità, a sfruttare i trend salutisti e piattaforme di e-commerce, il settore agroalimentare italiano, entro i prossimi 5 anni, doppierà i 50 miliardi di export.

Principali sbocchi export:

Sulle aree geografiche di espansione dell’export italiano, una significativa presenza del food&beverage made in Italy si attesta nei mercati di Spagna (+15,7%) e Cina (+12,9%); novità assoluta è la Russia che totalizza un +50,4% nel primo bimestre con una proiezione del 45% sul trimestre; nei mercati dell’Est Europa e Medio Oriente ,invece, l’export si presenta ancora con valori  ridotti.

Protagonisti indiscussi dell’export agroalimentare sono i formaggi, con un mercato mondiale che vale oltre 24 miliardi di euro: il 72% concentrato nelle mani dei player Top 10. Tra questi l’Italia, che con una quota del 10%, si posiziona dietro al panzer tedesco (14%) e a Olanda e Francia  (entrambe al 12%).

Anche per il vino la sfida è quella di aumentare il valore delle esportazioni.Dopo aver investito negli anni prima sulla qualità delle produzioni, con innovazioni nel vigneto e in cantina, poi sulla qualità dei territori, ora si trova di fronte alla necessità di comunicare il valore di questi investimenti e tradurlo in crescita del giro d’affari.

Uno dei testimonial più affermati del vino made in Italy è senza dubbio il Prosecco, diventato un modello di crescita per le bollicine italiane. Prosecco e Barolo piacciono sempre più e finiscono sulle tavole straniere raggiungendo i 5,4 miliardi di euro.

La fama del made in Italy

I prodotti agroalimentari italiani godono di grande fama all’estero, e questo viene confermato dal fenomeno dell’italian sounding,  che sfrutta l’attrazione e la reputazione che i prodotti alimentari italiani hanno nel mondo. Consiste nell’utilizzo di denominazioni, riferimenti, immagini e segni che evocano l’Italia e, in particolare, alcuni dei suoi più famosi prodotti tipici, per promuovere la commercializzazione di prodotti fatti all’estero e che nulla hanno a che fare con l’originale italiano.

Non vi è praticamente comparto alimentare immune da questo fenomeno e quest’azione viene adottata da migliaia di aziende, con un impatto devastante per il Made in Italy: su scala globale, infatti, questa contraffazione causa la perdita di 60 miliardi di euro.

Le Aziende del comparto agroalimentare non solo devono difendersi dal fenomeno della contraffazione dilagante ma anche dal problema dell’insolvenza commerciale, diffusa sempre più a livello planetario. Tra l’altro il settore agroalimentare italiano già soffre per i tempi di pagamento delle forniture decisamente fuori dalla norma e,  pari a circa 90 giorni dall’emissione fattura. Risulta quindi molto importante continuare ad operare sui mercati esteri ma con cautela, tutelando la propria esposizione commerciale.

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