Il recupero crediti esteri nel 2021

Aumentano i ritardi nei pagamenti e i rischi di insolvenza a livello internazionale

(articolo aggiornato a gennaio 2021)

“Nell’insieme dei primi 11 mesi dell’anno l’Istat registra cali dell’11,1% per l’export verso i paesi extraeuropei e del 16,3% per l’import, rispetto allo stesso periodo del 2019.

La bilancia commerciale italiana con i paesi extra Ue a novembre è risultata in surplus di 6.677 milioni (era +5.432 milioni a novembre 2019). Diminuisce l’avanzo nell’interscambio di prodotti non energetici (da +8.238 milioni per novembre 2019 a +8.148 milioni per novembre 2020)

L’incremento su base mensile dell’export interessa tutti i raggruppamenti principali di industrie, a eccezione dei beni strumentali (-2,4%), ed è dovuto in particolare all’aumento delle vendite di beni intermedi (+5,7%) e beni di consumo non durevoli (+5,0%).

Dal lato dell’import, si registrano forti incrementi congiunturali per beni strumentali (+15,1%) e beni di consumo durevoli (+8,7%). In diminuzione gli acquisti di energia (-6,3%).” (IL SOLE 24ORE)

Il rapporto dell’IFW

Secondo un recente rapporto dell’IFW (Istituto per l’economia mondiale) di Kiel, lo scambio internazionale di beni si è contratto del 17% fra il dicembre 2019 e il maggio 2020: un valore non troppo diverso da quello registrato durante la crisi finanziaria del 2007/2008. Questa volta, però, ci sono segnali di una ripresa più rapida.

A luglio era stata già riassorbita metà della perdita dei mesi precedenti, merito anche del peso che hanno ormai le economie asiatiche sulla scena mondiale. Nel mese di agosto la Cina ha, infatti, visto una crescita del 9,5% delle spedizioni in uscita rispetto all’anno precedente. Si dava per scontato che l’export made in Italy avrebbe avuto un recupero nel mese di settembre 2020 ma nessuno avrebbe scommesso sulla crescita anno su anno.

Le esportazioni di settembre 2020 hanno fatto segnare un + 2,7% sul mese precedente e + 2,1% sul periodo di settembre 2019. Una grande spinta proviene dai successi della cantieristica navale. Tolta la cantieristica navale i due confronti sono comunque positivi: +1% e + 0,4%.

Analizzando il dato complessivo del terzo trimestre il rialzo congiunturale ha raggiunto il 30,4%. A conti fatti possiamo quindi affermare che la prima ondata del virus non ha compromesso né la catena italiana nelle catene del valore, né i tradizionali canali di export.

recupero crediti esteri

Si spera che l’export italiano potrà ripartire a pieno ritmo già a partire dal 2021 (+9,3%), con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%: un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione.

La ripartenza, secondo le previsioni di Sace, presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori. Europa avanzata e Nord America, che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane, subiranno quest’anno la contrazione più marcata (con una flessione media dei Paesi europei dell’11,4% e di Stati Uniti e Canada del 9,8%) e un rimbalzo che, seppur rilevante, non permetterà di superare i livelli pre-crisi prima del 2022.

Tra i settori a maggior potenziale, ci sono la farmaceutica e alimentari e bevande negli Stati Uniti, primo mercato

farmaceutico del mondo nonché secondo mercato di sbocco per alimentari e bevande italiani; apparecchiature mediche in Germania, uno dei mercati più dinamici in Europa occidentale; energie rinnovabili nel Nord Europa, dove il tema della sostenibilità è molto sentito.

L’Italia spicca anche tra i primi dieci paesi al mondo per l’export di prodotti collegati alla pandemia del 2020. Nello specifico, l’Italia si è posizionata al nono posto della graduatoria di un recente rapporto dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico, contribuendo con il 4% dell’export globale.

Dal rapporto emerge anche che nessun Paese produce in modo efficiente tutti i beni di cui ha bisogno per combattere il virus, infatti se la Cina è specializzata negli equipaggiamenti di protezione (mascherine, guanti e camici), i Paesi europei e gli Stati Uniti esportano soprattutto medical device.

Produzione industriale italiana: i dati di aprile 2020

A soffrire di più invece sono le micro imprese, con un numero di dipendenti compreso tra uno e nove: quelle che prevedono un livello di liquidità insufficiente infatti superano quota 60%.

Aprile si annunciava come il mese più buio per la produzione industriale e così è stato. Secondo le rilevazioni Istat la produzione industriale di aprile cede il 19,1% rispetto al mese precedente, il 42,5% in rapporto allo stesso periodo del 2019.

In questo scenario, recuperare crediti all’estero diventa per le aziende italiane esportatrici un importante asset economico su cui puntare la propria ripartenza post Coronavirus.

Un quadro in parte mitigato dalle eccezioni per alcune filiere importanti (alimentari, chimica e farmaceutica). Dal punto di vista settoriale la gara è a chi va meno peggio, nessun comparto infatti registra un segno positivo.

recupero crediti esteri 2020

Farmaceutica e alimentari, penalizzati in termini di domanda ma non bloccati nell’offerta, contengono i danni in 7-8 punti percentuali su base annua e anche la chimica riesce a spuntare un -21,5%, ottimo alla luce del resto dell’economia.

Trainata verso il basso in particolare dalla produzione di auto, tracollo che spinge a -74% la produzione di mezzi di trasporto (salvo poche eccezioni il settore è rimasto bloccato nel lockdown) e che si accompagna a produzioni dimezzate per l’intera area della meccanica e della componentistica.

Media manifatturiera che nel complesso arretra del 45,6%, peggio del dato complessivo, sostenuto da una parziale tenuta (-13,8%) dell’energia. Secondo le analisi del centro studi di Confindustria maggio è comunque un mese di rimbalzo, rispetto al periodo precedente.

Ripresa che tuttavia non basta a riportare l’attività su livelli standard, lasciando ancora un ampio calo a doppia cifra (quasi il 34% in valori grezzi, poco meno del 30% a parità di giornate lavorative), nel confronto tendenziale.

Prima dello scoppio dell’emergenza si prospettava un tasso di crescita dell’export italiano del 2,8% nel 2030, una stima che al momento non si è in grado di confermare. I parametri economico-finanziari verranno rivalutati a partire dal secondo e terzo trimestre per capire se si riuscirà a ripartire nel 2021.

Una ripresa dipenderà dalla riapertura dei mercati internazionali: man mano che si riavvieranno, dopo aver risolto la fase più acuta dell’epidemia da Covid 19, l’export italiano potrebbe avere una ripartenza. Ciò potrebbe quindi avvenire verso fine anno nei mercati aperti alla commercializzazione dei prodotti o all’allocazione di iniziative produttive. A quel punto, il 2021 avrebbe una buona velocità di riavvio che può consentire anche un rimbalzo significativo.

Recupero crediti all’estero: come prevenire i rischi di insolvenza?

È fondamentale prevenire il problema con un’analisi puntuale della clientela ed un monitoraggio costante;  una contrattualistica “a tenuta”, ma anche stimando l’ipotetico rischio di default della controparte e considerando il rischio Paese e Sistema giudiziario.

Uno degli strumenti che il mercato offre all’esportatore per gestire il rischio Export è quello dell’assicurazione del credito commerciale estero: si tratta di un servizio erogato da un numero molto ristretto di operatori.

In questo scenario si inserisce la Garanzia Operativa CEC, un nuovo strumento d’intervento strutturato da Invenium che non consiste in  una semplice assicurazione dei crediti all’estero, ma costituisce una risposta unitaria a molte domande ed esigenze del piccolo e grande esportatore.

La garanzia operativa CEC (Credit Export Care) è un’innovativo strumento ideato da Invenium, operatore specializzato ed indipendente che ha maturato un’esperienza capillare nella gestione e nel recupero del credito commerciale all’estero, in tutto il mondo.