Il recupero crediti esteri nel 2020

Aumentano nel 2020 i ritardi nei pagamenti e i rischi di insolvenza a livello internazionale.

Aprile si annunciava come il mese più buio per la produzione industriale e così è stato. Secondo le rilevazioni Istat la produzione industriale di aprile cede il 19,1% rispetto al mese precedente, il 42,5% in rapporto allo stesso periodo del 2019.

recupero crediti esteri

In questo scenario, recuperare crediti all’estero diventa per le aziende italiane esportatrici un importante asset economico su cui puntare la propria ripartenza post Coronavirus.

Un quadro in parte mitigato dalle eccezioni per alcune filiere importanti (alimentari, chimica e farmaceutica). Dal punto di vista settoriale la gara è a chi va meno peggio, nessun comparto infatti registra un segno positivo.

Farmaceutica e alimentari, penalizzati in termini di domanda ma non bloccati nell’offerta, contengono i danni in 7-8 punti percentuali su base annua e anche la chimica riesce a spuntare un -21,5%, ottimo alla luce del resto dell’economia.

Trainata verso il basso in particolare dalla produzione di auto, tracollo che spinge a -74% la produzione di mezzi di trasporto (salvo poche eccezioni il settore è rimasto bloccato nel lockdown) e che si accompagna a produzioni dimezzate per l’intera area della meccanica e della componentistica.

 Media manifatturiera che nel complesso arretra del 45,6%, peggio del dato complessivo, sostenuto da una parziale tenuta (-13,8%) dell’energia. Secondo le analisi del centro studi di Confindustria maggio è comunque un mese di rimbalzo, rispetto al periodo precedente.

Ripresa che tuttavia non basta a riportare l’attività su livelli standard, lasciando ancora un ampio calo a doppia cifra (quasi il 34% in valori grezzi, poco meno del 30% a parità di giornate lavorative), nel confronto tendenziale.

Prima dello scoppio dell’emergenza si prospettava un tasso di crescita dell’export italiano del 2,8% nel 2030, una stima che al momento non si è in grado di confermare. I parametri economico-finanziari verranno rivalutati a partire dal secondo e terzo trimestre per capire se si riuscirà a ripartire nel 2021.

Una ripresa dipenderà dalla riapertura dei mercati internazionali: man mano che si riavvieranno, dopo aver risolto la fase più acuta dell’epidemia da Covid 19, l’export italiano potrebbe avere una ripartenza. Ciò potrebbe quindi avvenire verso fine anno nei mercati aperti alla commercializzazione dei prodotti o all’allocazione di iniziative produttive. A quel punto, il 2021 avrebbe una buona velocità di riavvio che può consentire anche un rimbalzo significativo.

PMI: il pilastro del sistema produttivo italiano

Le piccole e medie aziende italiane sono da considerarsi il pilastro del nostro sistema produttivo; la base da cui partire per accrescere la dimensione media e la competitività dei nostri operatori all’estero.

recupero crediti esteri 2020L’Italia è l’economia con il maggiori numero di piccole imprese manifatturiere esportatrici. Il nostro Paese ne conta 33.840 contro i 24.474 degli Stati Uniti e i 23.540 della Germania. L’Italia è da considerarsi, inoltre, il Paese Ocse con il più elevato export generato dalle piccole imprese manifatturiere (55, 7 miliardi di dollari) davanti a Germania e Spagna.

Non solo, l’export medio delle nostre piccole imprese manifatturiere è tra i più alti in assoluto ed è significativamente maggiore di quello tedesco e americano. Le nostre PMI sono:

  • Prime per export nel tessile, nell’abbigliamento, nelle pelli- calzature e nei mobili;
  • Seconde nei prodotti a base di minerali non metalliferi, nei prodotti in metallo e nelle macchine e apparecchi meccanici;
  • Terze nei prodotti in gomma e plastica;
  • Quarte nei metalli, negli apparecchi elettrici e negli altri settori manifatturieri.

Nonostante la difficile situazione attuale, il commercio mondiale saprà mostrare tutta la propria resilienza.

Un’azienda su dieci in Italia sarebbe a rischio default. Un raddoppio rispetto ai livelli attuali, stima l’agenzia di rating di Cerved, che sulla base della distribuzione attuale dei giudizi espressi su 25 mila aziende, simula l’impatto del Coronavirus in ciascun settore.

I servizi amministrativi e legali, i credit manager e, più in generale, i servizi di fatturazione e monitoraggio incassi sono messi a dura prova da questa situazione straordinaria.

In questo scenario critico diventa quindi di fondamentale importanza riuscire a tenere sotto controllo i pagamenti, rinegoziare i termini di pagamento, monitorare incassi e scadenze e in particolar modo recuperare crediti all’estero nella maniera più efficace e rapida possibile.

Come tutelarsi dai rischi di insolvenza all’estero?

È fondamentale prevenire il problema con un’analisi puntuale della clientela ed un monitoraggio costante;  una contrattualistica “a tenuta”,ma anche stimando l’ipotetico rischio di default della controparte e considerando il rischio Paese e Sistema giudiziario.

Uno degli strumenti che il mercato offre all’esportatore per gestire il rischio Export è quello dell’assicurazione del credito commerciale estero: si tratta di un servizio erogato da un numero molto ristretto di operatori.

In questo scenario povero di alternative INVENIUM, grazie a un’esperienza capillare in tutto il mondo focalizzata sulla tutela e gestione del credito commerciale all’estero, ha strutturato un nuovo strumento di intervento: la Garanzia Operativa CEC.

Non una semplice assicurazione dei crediti all’estero, ma una risposta unitaria a molte domande ed esigenze del piccolo e grande esportatore, che nasce dall’esperienza concreta di un operatore specializzato ed indipendente.

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