Il recupero crediti esteri nel 2020

Aumentano nel 2020 i ritardi nei pagamenti e i rischi di insolvenza a livello internazionale

(articolo aggiornato a settembre 2020)

Per l’export italiano è prevista una ripresa relativamente rapida già dal 2021 (+9,3%), con una crescita media nei due anni successivi del 5,1%: un ritmo non trascurabile se si confronta con il 3% medio annuo registrato tra il 2012 e il 2019 e che permetterà alle nostre vendite di beni all’estero di raggiungere quota 510 miliardi di euro alla fine dell’orizzonte di previsione.

La ripartenza, secondo le previsioni di Sace, presenterà un certo grado di eterogeneità, tanto per aree geografiche quanto per settori. Europa avanzata e Nord America, che insieme rappresentano oltre il 60% delle vendite estere italiane, subiranno quest’anno la contrazione più marcata (con una flessione media dei Paesi europei dell’11,4% e di Stati Uniti e Canada del 9,8%) e un rimbalzo che, seppur rilevante, non permetterà di superare i livelli pre-crisi prima del 2022.

Tra i settori a maggior potenziale, ci sono la farmaceutica e alimentari e bevande negli Stati Uniti, primo mercato farmaceutico del mondo nonché secondo mercato di sbocco per alimentari e bevande italiani; apparecchiature mediche in Germania, uno dei mercati più dinamici in Europa occidentale; energie rinnovabili nel Nord Europa, dove il tema della sostenibilità è molto sentito.

Allarme liquidità per le imprese

Secondo la rilevazione fatta su un campione di 1 milione e 380 mila imprese, quasi il 60% prevede di avere problemi di liquidità nei prossimi sei mesi. 

Il 48% delle imprese con una spiccata vocazione all’export non rilevano difficoltà finanziarie in prospettiva, percentuale che scende ancora al 45% per quelle maggiormente digitalizzate.

Situazione che migliora sensibilmente al crescere della dimensione di impresa, tanto che le aziende con più di 250 addetti stimano intoppi finanziari nel semestre a venire nel 44% dei casi. In sostanza la percentuale di imprese in potenziale difficoltà diminuisce con il crescere delle dimensioni.

Produzione industriale italiana: i dati di aprile 2020

A soffrire di più invece sono le micro imprese, con un numero di dipendenti compreso tra uno e nove: quelle che prevedono un livello di liquidità insufficiente infatti superano quota 60%.

Aprile si annunciava come il mese più buio per la produzione industriale e così è stato. Secondo le rilevazioni Istat la produzione industriale di aprile cede il 19,1% rispetto al mese precedente, il 42,5% in rapporto allo stesso periodo del 2019.

recupero crediti esteri

In questo scenario, recuperare crediti all’estero diventa per le aziende italiane esportatrici un importante asset economico su cui puntare la propria ripartenza post Coronavirus.

Un quadro in parte mitigato dalle eccezioni per alcune filiere importanti (alimentari, chimica e farmaceutica). Dal punto di vista settoriale la gara è a chi va meno peggio, nessun comparto infatti registra un segno positivo.

Farmaceutica e alimentari, penalizzati in termini di domanda ma non bloccati nell’offerta, contengono i danni in 7-8 punti percentuali su base annua e anche la chimica riesce a spuntare un -21,5%, ottimo alla luce del resto dell’economia.

Trainata verso il basso in particolare dalla produzione di auto, tracollo che spinge a -74% la produzione di mezzi di trasporto (salvo poche eccezioni il settore è rimasto bloccato nel lockdown) e che si accompagna a produzioni dimezzate per l’intera area della meccanica e della componentistica.

Media manifatturiera che nel complesso arretra del 45,6%, peggio del dato complessivo, sostenuto da una parziale tenuta (-13,8%) dell’energia. Secondo le analisi del centro studi di Confindustria maggio è comunque un mese di rimbalzo, rispetto al periodo precedente.

Ripresa che tuttavia non basta a riportare l’attività su livelli standard, lasciando ancora un ampio calo a doppia cifra (quasi il 34% in valori grezzi, poco meno del 30% a parità di giornate lavorative), nel confronto tendenziale.

Prima dello scoppio dell’emergenza si prospettava un tasso di crescita dell’export italiano del 2,8% nel 2030, una stima che al momento non si è in grado di confermare. I parametri economico-finanziari verranno rivalutati a partire dal secondo e terzo trimestre per capire se si riuscirà a ripartire nel 2021.

Una ripresa dipenderà dalla riapertura dei mercati internazionali: man mano che si riavvieranno, dopo aver risolto la fase più acuta dell’epidemia da Covid 19, l’export italiano potrebbe avere una ripartenza. Ciò potrebbe quindi avvenire verso fine anno nei mercati aperti alla commercializzazione dei prodotti o all’allocazione di iniziative produttive. A quel punto, il 2021 avrebbe una buona velocità di riavvio che può consentire anche un rimbalzo significativo.

PMI: il pilastro del sistema produttivo italiano

Le piccole e medie aziende italiane sono da considerarsi il pilastro del nostro sistema produttivo; la base da cui partire per accrescere la dimensione media e la competitività dei nostri operatori all’estero.

recupero crediti esteri 2020L’Italia è l’economia con il maggiori numero di piccole imprese manifatturiere esportatrici. Il nostro Paese ne conta 33.840 contro i 24.474 degli Stati Uniti e i 23.540 della Germania. L’Italia è da considerarsi, inoltre, il Paese Ocse con il più elevato export generato dalle piccole imprese manifatturiere (55, 7 miliardi di dollari) davanti a Germania e Spagna.

Non solo, l’export medio delle nostre piccole imprese manifatturiere è tra i più alti in assoluto ed è significativamente maggiore di quello tedesco e americano. Le nostre PMI sono:

  • Prime per export nel tessile, nell’abbigliamento, nelle pelli- calzature e nei mobili;
  • Seconde nei prodotti a base di minerali non metalliferi, nei prodotti in metallo e nelle macchine e apparecchi meccanici;
  • Terze nei prodotti in gomma e plastica;
  • Quarte nei metalli, negli apparecchi elettrici e negli altri settori manifatturieri.

Nonostante la difficile situazione attuale, il commercio mondiale saprà mostrare tutta la propria resilienza.

Un’azienda su dieci in Italia sarebbe a rischio default. Un raddoppio rispetto ai livelli attuali, stima l’agenzia di rating di Cerved, che sulla base della distribuzione attuale dei giudizi espressi su 25 mila aziende, simula l’impatto del Coronavirus in ciascun settore.

I servizi amministrativi e legali, i credit manager e, più in generale, i servizi di fatturazione e monitoraggio incassi sono messi a dura prova da questa situazione straordinaria.

In questo scenario critico diventa quindi di fondamentale importanza riuscire a tenere sotto controllo i pagamenti, rinegoziare i termini di pagamento, monitorare incassi e scadenze e in particolar modo recuperare crediti all’estero nella maniera più efficace e rapida possibile.

Recupero crediti all’estero: come prevenire i rischi di insolvenza?

È fondamentale prevenire il problema con un’analisi puntuale della clientela ed un monitoraggio costante;  una contrattualistica “a tenuta”, ma anche stimando l’ipotetico rischio di default della controparte e considerando il rischio Paese e Sistema giudiziario.

Uno degli strumenti che il mercato offre all’esportatore per gestire il rischio Export è quello dell’assicurazione del credito commerciale estero: si tratta di un servizio erogato da un numero molto ristretto di operatori.

In questo scenario si inserisce la Garanzia Operativa CEC, un nuovo strumento d’intervento strutturato da Invenium che non consiste in  una semplice assicurazione dei crediti all’estero, ma costituisce una risposta unitaria a molte domande ed esigenze del piccolo e grande esportatore.

La garanzia operativa CEC (Credit Export Care) è un’innovativo strumento ideato da Invenium, operatore specializzato ed indipendente che ha maturato un’esperienza capillare nella gestione e nel recupero del credito commerciale all’estero, in tutto il mondo.