Aumentano i ritardi nei pagamenti e i rischi di insolvenza  a livello globale.

Nella classifica dei maggiori esportatori mondiali, negli ultimi 10 anni, l’Italia ha perso posizioni. Da settima che era nel 2008 con il 3,4% è diventata decima nel 2015 con il 2,8%. Ma la discesa è stata fisiologica anche per le altre economie. La causa principale? La cavalcata del mercato cinese. Un player ingombrante con cui non smetteremo certo di fare i conti.

Resiste ai colpi della crisi,  la parte più dinamica del sistema manifatturiero, italiano, quella formata dalle imprese agganciate al treno dell’export e che non temono di sfidare la concorrenza nella grande arena del mercato globale. Ma quali sono i Paesi che acquistano più Made in Italy?

La domanda viene rivolta al Dr Claudio Mombelli Ceo di Invenium

“Gli Stati Uniti rimangono in vetta alla classifica dei maggiori importatori del made in Italy; nel 2016 rispetto al 2015 la quota export verso gli USA valeva intorno al +15,4%. Seguono Paesi come il Giappone (+14,2%), Cina (+12,9), Turchia (+7,9%), Svizzera (+7,5%). Bene anche i paesi Mercosur (+5,3%) e l’Area Opec (+4,5%). Peggiorano la Russia e i Paesi dell’Asean che vedono un leggero calo.”

Perché Dr Mombelli stanno aumentando i rischi di insolvenza a livello globale?

“Tensioni geopolitiche (pensiamo a Paesi come il Brasile o l’Egitto), volatilità dei prezzi delle materie prime, barriere protezionistiche e concorrenza cinese sono tutte concause che metteranno a dura prova le aziende più fragili anche nel 2017. Questa situazione ha già iniziato a causare un incremento sostanziale delle insolvenze anche nel 2016.”

Qualche esempio?

“In africa le insolvenze, nel 2016, sono aumentate del 16% mentre in America Latina del 18%. Anche in UE la situazione è – sebbene più contenuta – in peggioramento. Francia, Germania e Regno Unito (tra il -3% ed il -5%). Turchia e Rep. Ceca (tra il -9% ed il -10%); Spagna -15% e Brasile -24%. Corea -23%

Insomma gli esportatori devono sempre più confrontarsi con un problema che, un tempo era prerogativa del nostro Paese, ovvero il rischio di insolvenza su scala globale. Un tempo si riusciva a vendere con garanzie, (lettere di credito irrevocabili) oggi, la concorrenza sempre più agguerrita costringe le aziende a vendere sopportando qualche rischio in più.”

Ma come tutelarsi?

“Intanto prevenire il problema con un’analisi puntuale della clientela ed un monitoraggio costante, poi una contrattualista “a tenuta”, soppesando, inoltre, e stimando l’ipotetico rischio di default della controparte, infine considerando il rischio Paese e Sistema giudiziario. “

In che senso Rischio giudiziario?

“Nel senso che un’azienda può aver venduto ad un ottimo cliente ad esempio in Egitto o in Arabia Saudita o anche in Turchia o in Ucraina o in India se, però paga diventa piuttosto complicato adire le vie giudiziali per la scarsa equità dei tribunali locali. Nei Paesi islamici la Shari’a le cui fonti sono il Corano e la Sunna (piccoli aneddoti sulla vita del Profeta).”

E allora Dr. Mombelli, cosa fare per recuperare un credito in Paesi di diritto emiratino?

Affidarsi ad una Società qualificata con una rete di Professionisti locali in grado di negoziare secondo le tecniche ADR, evitando il ricorso ai Tribunali.

Spesso ciò comporta la riduzione delle pretese e quindi l’accettazione di uno sconto e di conseguenza di un accordo transattivo, ma almeno si risolve, in fretta ed in modo positivo, una controversia altrimenti difficilmente gestibile per le vie tradizionali.

Per saperne di più guarda il nostro video istituzionale: https://www.invenium.it/corporate-video-2017/