Cessione crediti verso la Pubblica Amministrazione

Invenium supporta i Fornitori per facilitare la cessione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione in tempo di pandemia da Coronavirus

Coronavirus

L’ennesimo «sblocca debiti» della Pubblica amministrazione è da poco partito, con l’intento di liquidare almeno due terzi delle fatture arretrate degli enti territoriali.

Molto dipenderà dalla rapidità della risposta da parte di Regioni, enti locali e Asl, chiamate dal decretone anticrisi a bussare alla porta di Cassa depositi e prestiti entro il 7 luglio per ottenere le anticipazioni di liquidità e con questi soldi onorare le fatture scadute fino all’ anno scorso.

Quel che è certo, è che neppure stavolta, però, si riuscirà a cancellare un problema su cui l’Italia ha già maturato una condanna della Corte Ue.

La Pa italiana è la peggiore pagatrice d’Europa: le statistiche indicano da noi un arretrato intorno al 2,8% del Pil (i 50 miliardi chiesti da Confindustria agli Stati generali), contro l’1,5% del Pil in Germania e l’1,3% in Francia.

Nei primi tre mesi dell’anno il Viminale ha portato in pagamento fatture che in media avevano 93 giorni di vita di troppo rispetto ai tempi dettati dalla legge.

Al ministero della Difesa i giorni di ritardo medi sono 81, ai Beni culturali 38 e alle Infrastrutture 22.

A denunciare questi numeri sono gli stessi ministeri.

Fuori dall’elenco dei cattivi pagatori per i primi tre mesi di quest’ anno restano solo l’ Ambiente (22 giorni di anticipo), l’ Istruzione (pagamenti in linea con le scadenze di legge) e la Farnesina, quest’ ultima però per il semplice fatto che finora ha taciuto il dato (ma l’ anno scorso ha pagato con regolarità).

– La manovra anticrisi da 12 miliardi

La manovra anticrisi ha messo in moto un meccanismo sblocca-pagamenti da 12 miliardi per la liquidazione dei debiti certi, liquidi ed esigibili al 31 dicembre 2019 da parte di enti territoriali e Asl.

Il Fondo sarà ripartito entro il 10 luglio, ma un acconto, pari al 30% sarà erogato in tempi rapidi in modo da offrire alle amministrazioni in grande crisi di cassa, la liquidità necessaria a garantire le risorse per i servizi.

Lo sblocca debiti 2020, riedizione di quello del 2013, potrà contare su una dotazione di 12 miliardi per il 2020 e sarà suddiviso in due sezioni.

La prima, con una dotazione di 8 miliardi, sarà destinata al pagamento dei debiti diversi da quelli finanziari e sanitari. Di questi 8 miliardi, 6,5 saranno destinati agli enti locali e un miliardo e mezzo a regioni e province autonome.

La seconda sezione avrà invece una dotazione di 4 miliardi è sarà destinata al pagamento (da parte delle regioni) dei debiti degli enti del servizio sanitario nazionale.

L’operazione si intenderà perfezionata all’atto della ricezione, da parte dell’ente, del contratto di anticipazione sottoscritto da Cdp in nome e per conto del Mef.

Una volta approvata, la quota di anticipazione dovrà essere erogata da Cdp in un’unica soluzione entro sette giorni lavorativi dal perfezionamento del contratto.

A quel punto l’ente avrà un mese di tempo per pagare i fornitori ed estinguere i debiti.

I fondi ricevuti dovranno essere restituiti dagli enti locali con un piano di ammortamento a rate costanti comprensive di quota capitale e quota interessi, di durata variabile da un minimo di tre anni fino a un massimo di 30 anni.

Le rate annuali, comprensive di quota capitale e quota interessi, saranno corrisposte a partire dall’esercizio 2022 e non oltre il 31 ottobre di ciascun anno.

Come comunicato dal Mef, il tasso di interesse che sarà applicato alle anticipazioni di liquidità sarà pari all‘1,226%.

Gli enti che, essendo in carenza di liquidità, non possono far fronte ai pagamenti di debiti certi, liquidi ed esigibili maturati al 31 dicembre 2019 per somministrazioni, forniture, appalti e obbligazioni per prestazioni professionali, potranno chiedere l’anticipazione di liquidità con delibera di giunta da adottare tra il 15 giugno e il 7 luglio. 

Nella griglia del decreto Aprile ci sono tre norme che puntano a velocizzare i pagamenti della Pa ai fornitori. 

L’arma più diretta per sbloccare i circa 30 miliardi di debiti scaduti (su quasi 40 totali) ancora nei conti delle Pa, sanità ed enti territoriali in testa, è una nuova edizione dello sblocca-pagamenti avviato nel 2013 e poi soggetto a varie repliche.

L’ipotesi di un remake è stata in questi giorni all’esame dei tecnici di Via XX Settembre.

Per essere attuata ha bisogno di appoggiarsi a una nuova tornata di anticipazioni agli enti territoriali da parte di Cassa depositi e prestiti; la Cassa però è già impegnata in mille filoni, per cui a chiudere il cerchio dovrebbe intervenire liquidità garantita dallo Stato. Con emissione di titoli pubblici.

Senza una spinta alle anticipazioni, però, si corre il rischio opposto: cioè quello di scaricare ancora una volta sui fornitori le difficoltà di cassa degli enti territoriali.

C’è poi la sospensione del «filtro fiscale», cioè la verifica sull’assenza di cartelle non pagate da parte dei fornitori per liquidare le fatture sopra i 5mila euro.

L’idea di stoppare questo meccanismo poggia anche su ragioni logistiche: perché con la Pa a scartamento ridotto la verifica diventa un problema, a cui si aggiunge lo stop dell’attività degli agenti della riscossione fino al 31 maggio: in questa situazione non si fanno le verifiche su eventuali iscrizioni a ruolo del contribuente, con il risultato di bloccare nei fatti compensazioni e rimborsi.

Questo stop ha di fatto fermato anche l’altra strada della liquidazione diretta del rimborso che deve essere preceduta da una proposta di compensazione da parte dell’agente della riscossione con somme iscritte a ruolo.

In un contesto del genere, il filtro fiscale mette il (riluttante) pagatore pubblico in una condizione di forza rispetto a un creditore privato chiamato invece a sopportare anche l’inceppamento dei rimborsi.

Anche su questo punto rischia di esserci un problema di copertura, per cui nelle riunioni di questi giorni è finita anche l’ipotesi di non sospendere il filtro fiscale, ma di alzare da 5mila a 10mila euro la soglia che lo fa scattare.

I cronici ritardi dei pagamenti da parte della PA rappresentano da sempre una forte criticità del nostro sistema economico.

Si tratta di un’inefficienza sistemica che spesso ha portato anche a ritardi pluriennali, al punto che oggi i tempi medi di pagamento da parte delle pubbliche amministrazioni italiane sono tra i peggiori a livello europeo, tanto da portare lo Stato Italiano ad essere sanzionato dall’UE.

Nell’intento di sostenere le imprese che devono fare i conti con crediti deteriorati oggetto di cessione, l’articolo 55 del decreto legge 18/20 (“Cura Italia”) consente di trasformare in crediti d’imposta le imposte anticipate relative a perdite fiscali ed eccedenze Ace. Ciò permette di spendere immediatamente queste attività, anziché dover attendere i futuri periodi di imposta in cui si manifesteranno redditi imponibili in grado di assorbirle  

Situazione che in questo periodo per molte aziende potrebbe rivelarsi particolarmente complessa, in considerazione dello sforzo richiesto in termini di forniture mediche e biomedicali.

Come chiarito dalla stessa relazione illustrativa, l’obiettivo è quello di sostenere le imprese sotto il profilo della liquidità, nel momento in cui cedono crediti deteriorati (sia commerciali sia finanziari) anche per alleviare gli oneri di cessione, trasformando in crediti d’imposta una parte di Dta (deferred tax assets) commisurate ai crediti ceduti.

Si deve trattare di cessione onerosa di crediti pecuniari verso soggetti inadempienti, considerati tali quando il mancato pagamento si protrae per oltre 90 giorni dalla data in cui era dovuto.

Tali benefici riguardano quindi anche le imprese che cedono i propri crediti verso la PA.

 

Si tratta di un aiuto concreto alle Aziende che operano nei settori della Sanità ma non solo. Un supporto immediato alle aziende, che rischiano una carenza di liquidità a seguito di forniture verso le Asl, le Strutture Ospedaliere,  la Protezione Civile o le Prefetture e i ben noti ritardi nella liquidazione delle fatture

Il progetto  rientra nel programma di acquisto dei crediti commerciali vantati dalle imprese verso la Pubblica Amministrazione, varato alcuni anni fa insieme a KNG e ampliato recentemente anche con l’acquisto dei crediti verso le Partecipate Pubbliche.

Il ruolo di Invenium, in queste operazioni di cessione è quello di Advisor strategico, in un certo senso di facilitatore  nel processo di cessione dei crediti stessi, contribuendo a evitare il rischio di problemi di liquidità nell’immediato.

I benefici si estendono poi nel medio-lungo periodo  e generano un miglioramento del profilo finanziario, grazie alla possibilità di sostituire i crediti presenti nel proprio bilancio con liquidità immediatamente disponibile, all’eliminazione del rischio di ritardato o mancato pagamento da parte della pubblica amministrazione. 

Ulteriori benefici vanno dalla possibile erogazione delle somme in un’unica soluzione o nell’ottenimento di un successivo earn out, all’eliminazione degli oneri e dei costi di gestione del recupero crediti, fino al miglioramento della posizione finanziaria (la cessione non viene registrata nella Centrale Rischi di Banca d’Italiae del rating dell’azienda che aderisce al programma di cessione dei crediti.

L’operazione di cessione si perfeziona per il tramite di un veicolo ex legge 130, il quale acquisterà i crediti vantati verso gli enti pubblici, comprese le aziende partecipate dalla PA.

Le imprese avranno così la possibilità di cedere a titolo definitivo (pro soluto) i propri crediti a condizioni vantaggiose e in tempi rapidi, riducendo i ritardi nei pagamenti e ottimizzando il proprio flusso di cassa.

La mancata riscossione dei crediti si traduce in buchi di bilancio permanenti che si riverbera da un lato nell’erogazione o meglio nella non erogazione dei servizi ai cittadini e dall’altra nel ritardo dei pagamenti ai Fornitori.

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