La Catena dei crediti e debiti incagliati nelle Pubbliche Amministrazioni

 

Da una parte ci sono gli incassi a rischio per i Comuni – cioè i crediti di difficile riscossione per tasse, tariffe e multe non pagate dai cittadini e dall’altra il grave ritardo nel saldo delle fatture ai Fornitori della PA.

Un bel problema se si pensa che il “buco” dei mancati incassi da parte dei Comuni superava l’anno scorso i 23 miliardi e che nel 2017 si stima in aumentato di un 15%.

Un “buco potenziale” che vale quasi la metà delle entrate correnti e che necessariamente si ripercuote nei tempi di liquidazione delle fatture dei fornitori.

Tanto per fare qualche numero: Le fatture in Campania, Calabria e Lazio superano i 150 giorni; Roma, Napoli e Reggio Calabria hanno crediti medi non incassati pari a circa 1.500 euro per abitante e Milano è a quota 1.500.

È quanto rivela l’analisi di Cerved dopo la rielaborazione dei bilanci di 8000 Comuni italiani.

È un macigno di crediti imponenti quello che incombe sulle casse dei Comuni.

Si tratta per lo più di importi di natura contributiva, perequativa e di entrate di natura extra-tributaria.

La mancata riscossione dei crediti si traduce in buchi di bilancio permanenti che si riverbera da un lato nell’erogazione o meglio nella non erogazione dei servizi ai cittadini e dall’altra nel ritardo dei pagamenti ai Fornitori.

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