Il recupero crediti nel settore del vino nel 2021

Il settore enologico italiano ha subito un calo delle esportazioni nel 2020, vanno tenuti sotto controllo 3 aspetti che rappresentano altrettanti rischi per il recupero crediti

Il settore vinicolo italiano è tradizionalmente uno dei settori più rilevanti nell’economia del Paese. Secondo Coldiretti, la filiera del vino italiano coinvolge circa 310mila aziende agricole e conta quasi 46mila aziende vinificatrici.

recupero crediti vino settore enologico vinicolo estero

La produzione ha però raggiunto un maggior livello in termini qualitativi: il 70% è dedicata a vini certificati DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), DOC (Denominazione di Origine Controllata) e IGT (Indicazione Geografica Tipica), mentre il restante 30% è dedicato a vini da tavola.

La qualità e la fama dei vini Made In Italy in tutto il mondo permettono al settore vinicolo italiano di poter fare affidamento sugli introiti provenienti dalle esportazioni.

Il 2020 e l’emergenza Covid hanno avuto effetti devastanti anche per il vino, uno dei settori più dinamici dell’agroalimentare italiano e dell’intero made in Italy.

Un settore cha ha pagato a caro prezzo soprattutto la chiusura di bar e ristoranti. Molte imprese, in particolare quelle più strutturate sia private che cooperative sono riuscite a limitare i danni riposizionando la propria offerta o esplorando nuovi sbocchi di mercato.

Il vino ha subito un calo delle esportazioni nel 2020 pari al 4,6%; un risultato negativo ma migliore rispetto al trend globale (-10,5% gli scambi internazionali di vino) e rispetto al risultato del principale competitor, la Francia, costretta a rinunciare al 17,9% delle proprie esportazioni.

Nel 2019 il valore degli acquisiti globali di vino dall’estero era ammontato a ben 1,335 miliardi di euro. Di questi circa 351 milioni hanno riguardato il vino made in Italy. Negli ultimi 5 anni la domanda enologica dell’Est Europa è cresciuta a valore del 34%. Nei primi 9 mesi del 2020 l’export di vino italiano è cresciuto in questi paesi del 4,3%, trainato dagli spumanti +9,1%, mentre calano i bini sfusi -24,1%.

La fetta maggiore degli acquisti dell’Est Europa è effettuata dalla Polonia con una quota del 26,4%; in forte crescita la Lettonia con quasi il 20% del totale e l’Ucraina con un exploit del 38%. Quasi la metà delle esportazioni italiane di vino partono dal Triveneto. In particolare, il 35,5% delle esportazioni proviene dal Veneto, l’8,9% dal Trentino Alto Adige e l’1,9% dal Friuli Venezia Giulia.

Inoltre, i vini certificati DOP (Denominazione di Origine Protetta) delle tre regioni rappresentano il 41% del totale delle DOP nazionali, con un peso del Prosecco DOP pari al 23,5%. Per quanto riguarda i mercati di riferimento di questi prodotti, per i vini bianchi DOP del Veneto il primo mercato è quello tedesco, a cui sono destinate il 35,4% delle esportazioni.

Sono 104 le maggiori case vitivinicole italiane presenti nella classifica 2017. Prima tra tutte, con un indice del 53,45% la Tenuta San Guido del marchese, produttrice del rosso Sassicaia, tra i vini più quotati al mondo.

Il secondo posto è ancora una volta, della Marchesi Antinori, con un rapporto del 46,11% che cresce di 4 punti rispetto allo scorso anno, a fronte di un fatturato che ha superato i 200 milioni, sei volte a quello della prima della classe. Al terzo posto, con un indice del 36,3%, la cantina siciliana della famiglia Cusumano, seguita dalla Marchesi Frescobaldi, con il 32,86%.

Alta redditività anche per il gruppo veneto Santa Margherita. Si consolidano al sesto e settimo posto Castellani e Ruffino, mentre sale all’ottavo, trainata da una crescita di tre punti, Guido Berlucchi, la maggiore azienda della Franciacorta. La top ten della redditività si chiude a quota 23% con Agricola San Felice.

I tre rischi per le esportazioni del vino italiano

Non è tutto roseo, però il mondo del vino italiano. Analizziamo nel dettaglio i tre fattori di maggior preoccupazione:

  1. Primo rischio (misure protezionistiche): il settore infatti, è molto allarmato dalla possibilità che le misure protezionistiche minacciate dalla nuova amministrazione USA e la Brexit possano mettere in discussione il proprio primato. L’alternativa agli accordi commerciali, infatti, è la giungla, e senza regole molte cantine (soprattutto quelle più piccole) sarebbero molto penalizzate.
  2. Secondo rischio (riduzione dei margini): nonostante i dati complessivi riguardanti il settore enologico siano positivi, la maggior competizione ha ridotto i margini ed è cresciuto il numero delle aziende che sono più vicine alla soglia di insolvenza. Le cantine più piccole, infatti, spesso si trovano a dover gestire crisi di liquidità che non consentono una gestione equilibrata e una programmazione di medio-lungo respiro.
  3. Terzo rischio (trade & credit risk o rischio di insolvenza): l’insolvenza oramai è sempre più diffusa anche a livello internazionale: un fenomeno che causa gravi ripercussioni nell’area finanziaria con un aggravio di costi amministrativi e la necessità di ricorrere in maniera significativa al credito bancario.

Ritardi, insolvenze e procedure concorsuali rappresentano infatti una tematica sempre più rilevante che richiede un approccio sistemico e strutturato e non occasionale. Per questo motivo, è preferibile avere al proprio fianco, in via continuativa, un Partner affidabile ed esperto per quanto riguarda la gestione del credito, in Italia e all’estero: negli ultimi anni, Invenium sta assistendo diverse Imprese vinicole attraverso il ricorso alle tecniche alternative di risoluzione delle controversie, sia in Italia sia soprattutto in ambito internazionale.