Il recupero crediti nel settore della meccanica nel 2021

Il peso del Covid-19 sulla meccanica italiana e come gestire le insolvenze in questo settore nel 2021

Il settore metalmeccanico ha recuperato i volumi di produzione pre-Covid. Nel trimestre aprile – giugno 2021, l’attività produttiva metalmeccanica è cresciuta del 2,1% rispetto al trimestre precedente.

I beni di investimento supereranno i valori del 2019, sulla spinta di apparecchi elettrici e meccanica strumentale, beneficiati dai piani di rilancio varati da diversi partner commerciali, e delle automobili, grazie alle innovazioni green. La ripresa del ciclo degli investimenti globali favorirà alcuni beni intermedi come metalli, gomma e plastica

Il risultato arriva dopo il +1,3% segnato a gennaio-marzo. In termini tendenziali la crescita è addirittura del 47%, ma il confronto con il secondo trimestre 2020 è fortemente influenzato dai bassi livelli di produzione di aprile dello scorso anno, a causa dell’interruzione delle attività produttive per effetto del lockdown.

È questo il quadro che emerge nell’indagine congiunturale dell’industria metalmeccanica italiana realizzata da Federmeccanica – la federazione che associa 12mila imprese del settore che celebra il 50° dalla fondazione -, che evidenzia come complessivamente nel primo semestre dell’anno i volumi di produzione siano cresciuti del 29,9% rispetto allo stesso periodo del 2020 e risultino sostanzialmente in linea con i livelli del primo semestre del 2019 (-0,8%).

L’incidenza della meccanica sull’economia italiana

Il settore della meccanica rappresenta l’asse portante della manifattura italiana: 105mila aziende1,6 milioni di addetti, 500 miliardi di euro di fatturato, 100 miliardi di valore aggiunto e 220 miliardi di export (con un attivo di 60 miliardi, essenziale per riequilibrare la bilancia commerciale italiana).

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La meccanica incide per l’8,1% sul valore aggiunto dell’intera economia e per il 47,7% su quello dell’industria manifatturiera; per il 6,1% sull’occupazione italiana e per il 42,2% su quella della manifattura; per la metà delle esportazioni nazionali.

La meccanica italiana si sta riprendendo più velocemente di quanto si potesse sperare a inizio anno. Due aziende su tre sperano in una completa ripresa delle perdite subite nel 2020 entro la fine del 2021.

Nonostante ciò, occorre tenere in considerazione alcune criticità. Prima tra tutte, l’aumento del costo delle materie prime e la difficoltà nel reperirle, che può inficiare la ripresa innescata nel corso del primo semestre, causando un calo della produzione, rischi sulla marginalità e ritardi nelle consegne.

A confronto con i valori pre-Covid, il 59,2% si prevede addirittura una crescita del fatturato rispetto al 2019, in molti casi maggiore o uguale al +5%.

Ancora molte, invece, le aziende della meccanica che non vedono margini di ripresa fino al 2022-2023: per il 21% del campione, i risultati del primo semestre lasciano presagire perdite superiori al -5% nel 2021, rispetto al fatturato del 2019.

Un dato che evidenzia come le prospettive di ripresa non riguardino in modo omogeneo tutte le aziende dell’industria meccanica, con risultati anche notevolmente diversi tra i comparti. Un esempio è il settore HoReCa, che ancora sconta in maniera tangibile gli impatti della crisi pandemica e necessita quindi di più solidi stimoli per la ripresa.

Come gestire il rischio insolvenza nel settore della meccanica

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La situazione di crisi – ma anche l’effetto psicologico della pandemia, e il timore degli imprenditori di non poter affrontare adeguatamente i prossimi mesi – sono alla base di un ingente numero di richieste di proroga dei termini di pagamento o, più semplicemente, di mancati pagamenti. Anche aziende strutturate stanno affrontando con difficoltà questa situazione di emergenza.

Occorre tenere sempre monitorato il proprio portafoglio crediti perché il rischio insolvenza è dietro l’angolo, sempre più diffuso anche a livello internazionale.

Esportare in mercati diversi presenta rischi importanti, da affrontare consapevolmente e gestire efficacemente. Occorre tenere sempre monitorato il proprio portafoglio crediti perché il rischio insolvenza è dietro l’angolo, sempre più diffuso anche a livello internazionale.

Ritardi, insolvenze e rischi di procedure concorsuali rappresentano infatti una tematica sempre più rilevante che richiede un approccio strutturato e non occasionale.

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