Il recupero crediti nel settore della meccanica nel 2020

Il peso del Covid-19 sulla meccanica italiana e come gestire le insolvenze in questo settore nel 2020.

L’incidenza della meccanica sull’economia italiana

Il settore della meccanica rappresenta l’asse portante della manifattura italiana: 105mila aziende (un numero che include i laboratori artigiani, mentre le imprese associate a Federmeccanica sono 16mila), 1,6 milioni di addetti, 500 miliardi di euro di fatturato, 100 miliardi di valore aggiunto e 220 miliardi di export (con un attivo di 60 miliardi, essenziale per riequilibrare la bilancia commerciale italiana).

La meccanica incide per l’8,1% sul valore aggiunto dell’intera economia e per il 47,7% su quello dell’industria manifatturiera; per il 6,1% sull’occupazione italiana e per il 42,2% su quella della manifattura; per la metà delle esportazioni nazionali.

Il peso del Covid-19 sulla meccanica italiana nel primo semestre 2020

recupero crediti estero meccanica e manifattura

I dati del primo semestre 2020 hanno confermato un calo a doppia cifra del 19,7% nel settore della meccanica, pari ad una perdita di 3 miliardi su un totale di 12,34 miliardi di euro di esportazioni. Dati che risentono certamente della crisi economica dovuta al Covid-19 di cui l’Italia ha sofferto più di tutti durante la prima parte dell’anno.

Primo destinatario dell’export della meccanica made in Italy restano sempre gli USA con 1,29 miliardi di euro di interscambio nel primo semestre 2020. Seguono, al secondo posto la Germania ( -17,8%), la Francia (-17,5%), il Regno Unito (-23%) e la Spagna (-25,5%). E’ evidente che rispetto al 2019 abbiamo assistito ad una riduzione delle esportazioni.

Forte battuta d’arresto per la meccanica italiana anche verso la Russia (-9,5%) che, con 355,4 milioni di import dall’Italia nel primo semestre 2020, ha superato, come destinazione export, Paesi Bassi (-13,7%) e Polonia (-16,4%). Il calo, però, sembra esser stato meno rilevante verso la Cina (-5%, pari a 492 milioni di euro), con la quale l’Italia continua a mantenere rapporti stabili.

Le analisi dell’Ufficio studi Anima di Confindustria, hanno registrato un trend opposto per l’Arabia Saudita, dove l’export della meccanica italiana aumenta del +5,5% (323,3milioni) nel primo semestre 2020, mentre gli Emirati Arabi registrano un -6,4%.

Sguardo settoriale al bimestre marzo-aprile 2020

Nel bimestre marzo-aprile 2020 l’attività produttiva metalmeccanica italiana ha registrato una contrazione del 47,6% rispetto a gennaio-febbraio e al 44,1% nel confronto con l’analogo periodo del 2019.

Complessivamente i volumi di produzione della metalmeccanica realizzati nel mese di aprile risultano più che dimezzati (-54,6%) rispetto a febbraio.

Si tratta di un risultato peggiore delle dinamiche produttive dell’intero comparto industriale sfavorevole rispetto alle fasi recessive del 2008-2009 e del 2011 innescate, rispettivamente, dalla crisi dei debiti sovrani dei paesi dell’Eurozona.

Nell’ambito del metalmeccanico i forti cali produttivi coinvolgono tutte le attività del settore. In particolare, nel bimestre marzo-aprile 2020, la produzione del comparto della Metallurgia è crollata del 44,1% rispetto al bimestre precedente, quella di Prodotti in metallo del 45,1% e quella di Macchine e materiale meccanico del 45,6%.

La produzione di Altri mezzi di trasporto (navalmeccanica, aerospaziale, motocicli, materiale ferrotranviario) si è ridotta del 60,2% e quella di Autoveicoli e rimorchi addirittura del 74,9%.

Per quanto riguarda le aree di destinazione dei prodotti metalmeccanici provinciali, nel mese di marzo 2020 si osserva un calo tendenziale più accentuato per i flussi diretti verso la Germania (-18,3%), la Gran Bretagna (-28,1%) oltre agli altri paesi dell’Unione Europea (-14,9).

Da un sondaggio realizzato tra gli associati di Federmacchine, è emerso un calo di fatturato 2020 nell’ordine del 30%, pari a circa 15 miliardi di vendite.  Gli ordini sono deboli, la filiera dell’auto è in difficoltà mentre molti mercati importanti, come ad esempio all’America Latina, stanno entrando ora in un periodo complicato.

Stime non dissimili vi sono per il comparto delle macchine utensili, con le associazioni di robot di tutta Europa a prevedere cali dei ricavi nell’ordine del 20-30%. Nel 2021 si prevede un rimbalzo ma solo l’anno successivo si potranno recuperare i volumi dello scorso anno e questa è una previsione di tutta Europa.

La debolezza della domanda internazionale rappresenta evidentemente un problema per un macro-settore che proprio nell’export ha il maggiore punto di forza, realizzando oltreconfine quasi il 70% dei propri ricavi e offrendo alla bilancia commerciale nazionale un contributo positivo di oltre 33 miliardi, il record per un singolo settore. Valori messi a rischio non solo dalla caduta degli investimenti ma anche dalle difficoltà aggiuntive nella mobilità delle persone, in questo caso dei tecnici e del personale commerciale.

Come gestire il rischio insolvenza nel settore della meccanica

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La situazione di crisi – ma anche l’effetto psicologico della pandemia, e il timore degli imprenditori di non poter affrontare adeguatamente i prossimi mesi – sono alla base di un ingente numero di richieste di proroga dei termini di pagamento o, più semplicemente, di mancati pagamenti. Anche aziende strutturate stanno affrontando con difficoltà questa situazione di emergenza.

Occorre tenere sempre monitorato il proprio portafoglio crediti perché il rischio insolvenza è dietro l’angolo, sempre più diffuso anche a livello internazionale.

Esportare in mercati diversi presenta rischi importanti, da affrontare consapevolmente e gestire efficacemente. Occorre tenere sempre monitorato il proprio portafoglio crediti perché il rischio insolvenza è dietro l’angolo, sempre più diffuso anche a livello internazionale.

Ritardi, insolvenze e rischi di procedure concorsuali rappresentano infatti una tematica sempre più rilevante che richiede un approccio strutturato e non occasionale.

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