Il recupero crediti in Ungheria

L’Ungheria ama il made in Italy, grandi le opportunità di crescita, ma molte sono le problematiche legate agli incassi delle forniture

I pieni poteri ottenuti da Viktor Orban in Ungheria per gestire l’emergenza coronavirus allarmano gli Stati membri dell’Unione europea.

Col pretesto della lotta all’emergenza coronavirus, da oggi democrazia, libertà d’informazione, istituzioni e valori dello Stato di diritto definiti dai Trattati europei sono sospesi in Ungheria.

Viktor Orban  ha diritti di governo e superpoteri eccezionali rinnovabili senza limite, governerà per decreto, può chiudere per periodo a sua discrezione il Parlamento, saranno accettate solo informazioni di fonte ufficiali sulla pandemia e chi verrà accusato dall’esecutivo di diffondere fake news – cioè potenzialmente anche critiche alla gestione dell’allarme sanitario e al disastroso stato della sanità pubblica o ad altre decisioni del potere  – potrà essere condannato con fino a 5 anni di prigione nelle sovraffollate carceri magiare.

L’emergenza in vigore dall’11 marzo dunque viene ulteriormente e gravemente inasprita.

Solo al premier in persona spetta e spetterà decidere quando lo stato d’emergenza, ufficialmente motivato dalla priorità alla lotta al coronavirus, avrà fine.

Rapporti economici Italia- Ungheria

I rapporti tra Italia e Ungheria sono da sempre solidi e resistenti, tanto che, l’Italia gode di una considerevole popolarità.

Nel 2018 l’economia ungherese è cresciuta a ritmo triplo rispetto alla media europea. La stabilità economica del Paese è sostenuta da un flusso costante degli investimenti diretti in entrata e dai trasferimenti di capitali dall’Unione Europea.

Nel 2018 l’interscambio Italia-Ungheria è stato pari a 10,1 miliardi di euro, con un incremento del 5,2% rispetto al 2017.

Il valore complessivo delle esportazioni ungheresi verso l’Italia è stato pari a 5,4 miliardi di euro (+4,8%) e quello delle importazioni è stato di 4,6 miliardi di euro (+5,7%). L’Italia scende di un posto in graduatoria rispetto al 2017 e diventa il quinto partner commerciale con una quota di mercato del 4,93%.

Si classifica all’ottavo posto come paese fornitore con una quota di mercato del 4,7%, (posizione invariata rispetto al 2017) e al terzo posto come paese acquirente con una quota di mercato pari al 5,2% (posizione invariata rispetto al 2017). La bilancia commerciale si chiude con un disavanzo per il nostro Paese di 778,4 milioni di euro.

Protagonisti delle esportazioni sono i prodotti alimentari, seguono poi articoli di illuminazione ed arredamento bagno,macchinari di confezionamento ed imballaggio,  prodotti audiovisivi,prodotti farmaceutici etc.

Per le imprese italiane un ulteriore motivo per scegliere l’Ungheria è il sistema che è stato realizzato a Budapest, dalle istituzioni del nostro Paese assieme alle aziende già attive sul territorio.

Ogni giorno nel Paese nasce una società a capitale italiano. A farla da padrone sono le attività commerciali all’ingrosso e al dettaglio. A ruota, le attività immobiliari (435 aziende per 46,7 milioni di fatturato), manifatturiere (oltre 300 aziende), professionali , attratte dal fisco leggero e dal particolare regime fiscale dell’Ungheria (- 9% per le società del 2017 e 15% per le persone fisiche .

In un contesto molto favorevole al business per la tassazione, per la burocrazia snella, per la certezza normativa e per la stabilità politica, la difficoltà maggiore per le imprese in Ungheria è trovare manodopera qualificata.

In Ungheria, si è stimato un tasso di crescita del prodotto nazionale lordo superiore al 4%. Gran parte del PIL è frutto dell’esportazione e la politica economica aiuterà la piccola e medio impresa, che soffre di un basso livello di capitalizzazione.  Uno dei motivi per cui l’Ungheria attrae investimenti esteri, infatti, è proprio dato dagli incentivi del Governo ungherese; un progetto di investimento può ottenere contributi statali fino al valore del 50%.

Assumendo un’ottica generale si evincono le diverse opportunità di export in Ungheria, ma anche una grande preoccupazione: come bisogna comportarsi nell’eventualità di mancati pagamenti o ritardi negli incassi?

Il commercio globale favorisce a pieno la circolazione dei beni, ma aumenta anche l’esposizione da parte delle aziende, a numerosi rischi ad esso connessi. Tra i più significativi rientrano senz’altro i problemi relativi alla protezione del proprio credito.

Ai sensi del codice civile ungherese (legge n. IV del 1959), il termine ordinario di prescrizione di un diritto, in genrerale, è di 5 anni.

In Ungheria, il procedimento di ingiunzione, è una procedura di tipo stragiudiziale. Questo procedimento è l’unico esperibile per il recupero di crediti di valore inferiore a HUF 1.000.000 (3.000 euro circa). È possibile ottenere un’ingiunzione di pagamento solo nel caso in cui il credito sia liquido ed esigibile, il debitore abbia sede legale o stabilimento nel territorio ungherese e il credito non derivi da un contratto di lavoro o di prestazione di servizi.

Soltanto se il debitore si oppone tempestivamente, viene dato avvio ad un procedimento giudiziale. Prima di dare avvio ad un giudizio di primo grado, le parti hanno il dovere di promuovere un tentativo di conciliazione.

Invenium da diversi anni opera in Ungheria per conto di diverse Aziende italiane con l’obiettivo di fornire assistenza nell’attività di recupero dei crediti in via giudiziale ma, prevalentemente seguendo la via extragiuziale.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto: www.invenium.it