Il recupero crediti in Italia

Per la prima volta in oltre dodici anni fallimenti e chiusure di aziende nostrane sono tornati ai livelli pre-crisi. Come recuperare un credito in Italia?

Secondo l’Osservatorio fallimenti di Cerved Group (società di analisi dei dati di impresa e di rischio creditizio) per la prima volta in oltre dodici anni fallimenti e chiusure di aziende nostrane sono tornate ai livelli pre-crisi del 2005, calando da Nord a Sud.

Nel 2017 sono state 93mila le imprese che hanno avviato procedure di default o di uscita volontaria dal mercato. Un dato in calo del 5% rispetto all’anno precedente.

Per la prima volta, dal 2010, i fallimenti semestrali sono scesi al di sotto delle 6 mila unità (-3,6%), consolidando un trend di recupero, avviatosi da qualche tempo.

La flessione è maggiormente evidente per quanto riguarda i fallimenti (-11,3%) e i concordati preventivi (-29%).

Differenze minori per quanto concerne le liquidazioni volontarie (-4%).

Mentre viaggiano in controtendenza le procedure di amministrazione controllata, che fanno segnare un aumento del 46 %.

Ad offrire il contributo più significativo è l’industria, riducendo i fallimenti semestrali del 10,7% e avvicinando valori assoluti toccati nel 2009 per l’ultima volta.

Il miglioramento si è consolidato soprattutto nel secondo trimestre, che ha registrato per tutti i settori solo 2994 casi, il 6,1% in meno rispetto al periodo corrispondente.

Notevole è il distacco rispetto ai periodi bui della crisi, come il secondo trimestre del 2014, periodo in cui quasi 4200 aziende furono costrette a portare i propri libri in tribunale.

Guardando al periodo gennaio-giugno, per i servizi siamo ancora a livelli più che doppi rispetto al 2009, il commercio e a +58%, l’edilizia al +41%.

Tuttavia, l’inversione di rotta è visibile in tutti i settori.

Più frastagliato il quadro in termini regionali, dove le regioni manifatturiere si muovono a velocità diversa:

  • Veneto ed Emilia-Romagna vedono per i default un calo a doppia cifra;
  • Lombardia e Piemonte oscillano attorno alla parità;
  • Sicilia, Calabria e Basilicata sono le uniche regioni a presentare numeri in crescita percentuale ancora significativi. Sicilia +7,9%, Calabria +25,2%;

A luglio l’indice di fiducia delle imprese, registrato dall’Istat resta sostanzialmente stabile, non distante dai massimi pluriennali attorno a cui oscilla ormai da tempo.

Segnali negativi provengono dal settore dei servizi e del commercio al dettaglio dove l’indice diminuisce, mentre l’indicatore resta stabile nel comparto manifatturiero.

Il settore delle costruzioni, invece, resta fortemente positivo, toccando un nuovo massimo da dieci anni.

Come recuperare un credito in Italia?

Ai sensi dell’art. 2946 c.c , il termine ordinario di prescrizione per far valere un diritto in giudizio è di 10 anni.

L’istituto dell‘ingiunzione di pagamento è disciplinato agli art. 633-656 c.p.c.

Per ottenere tale provvedimento, il creditore deve proporre ricorso innanzi al Giudice di Pace, se il valore della causa non è superiore ai 5.000€, o al Tribunale competente.

Per ottenere un’ingiunzione di pagamento, il creditore ha l’onere di produrre documentazione comprovante l’esistenza del diritto.

Entro 30 giorni dal deposito del ricorso, il giudice, in caso di accoglimento della domanda, emette il decreto ingiuntivo, ordinando al debitore di pagare la somma entro 40 giorni dalla notificazione.

La procedura ordinaria ha inizio con atto di citazione, notificato al convenuto e depositato presso la cancelleria competente entro i 10 giorni successivi.

L’impugnazione della sentenza di primo grado può essere proposta di fronte alla Corte d’Appello competente entro 30 giorni dalla sua notificazione o, in difetto, entro 6 mesi dalla sua pubblicazione.

L’accodo stragiudiziale è una soluzione che garantisce la stessa trasparenza del ricorso al tribunale ma più vantaggioso per il creditore e debitore in quanto fa risparmiare tempo e denaro.

Si prende contatti con il debitore e gli si prospetta la possibilità di evitare un’aggressione giudiziale, spiegando i rischi ed i costi a cui andrà incontro.

Ad esempio, in caso di soccombenza, il debitore si vedrebbe pignorati i propri conti correnti con la conseguente revoca degli affidamenti, la segnalazione in CR della Banca d’Italia ed un concreto rischio di chiusura dell’attività.

In presenza quindi di un credito certo, liquido ed esigibile, ma anche se si trattasse di un credito litigioso, il ricorso alla via extragiudiziale è sempre consigliabile per i tempi rapidi ed i costi contenuti.

Certamente sarà necessario negoziare duramente con il debitore e cercare di convincerlo del vantaggio a pagare con una transazione o con un piano di rientro piuttosto che costringere il creditore ad emettere un decreto ingiuntivo con un successivo aggravio di costi per la parte soccombente.

Ma i più convinti dell’azione extragiudiziale dovrebbero essere proprio gli imprenditori ed invece solo un’esigua parte degli stessi si rivolge a società come Invenium specializzate nell’assistere le PMI nell’attività di recupero dei crediti.

Il problema è di tipo culturale ed in Italia, rispetto ad esempio al Regno Unito – dove tra l’altro la giustizia funziona molto bene e un’azienda su due si rivolge alle società di credit collection – solo un’Impresa su 10 valuta positivamente l’azione di recupero extragiudiziale.

Forse una delle più rilevanti barriere all’approccio extragiudiziale è la presenza in Italia di 237 mila avvocati, gran parte dei quali sopravvive proprio grazie alla polverizzazione del contenzioso civile che genera ogni anno 4,5 milioni di controversie.

La lunga durata delle cause ed il loro assurdo spezzettamento in tante inutili udienze è funzionale alle esigenze di studi professionali molto piccoli che non reggerebbero l’urto di una nuova mentalità orientata per l’appunto alla conciliazione piuttosto che al tradizionale ricorso ai tribunali.

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