Il Recupero Crediti in Asia nel 2021

Molteplici i rischi che sembrano offuscare le prospettive di crescita

Tredici mesi fa il made in Italy appariva come una macchina in corsa. Le esportazioni avevano raggiunto quota 585 miliardi di euro, pari a più di un terzo del Pil del nostro Paese, con un’accelerazione del 2,3% per i beni e del 4,1% per i servizi oltre confine. Il Covid19 ha influito ancor più negativamente sui rapporti con il mercato asiatico che è da sempre risultato di suo, un mercato difficile per dimensioni e cultura.

Dopo dieci anni di crescita dell’export è arrivata la pandemia con conseguente lockdown, che ha portato effetti devastanti sulle esportazioni crollate ad aprile del 41,6% rispetto all’anno precedente.

I valori di interscambio nel 2019

Sarà l’Asia, Cina in testa, a trainare la ripresa degli scambi globali nel 2021. Il maggiore utilizzo dell’e-commerce, in questi Paesi, potrebbe diventare strutturale, agendo da volano per il commercio, soprattutto nell’ambito dei beni di consumo. 

I dati consuntivi confermano che nel 2019 l’export italiano godeva di un ottimo stato di salute. Aveva terminato l’anno con una crescita del 2,3% attestandosi a 476 miliardi di euro e mantenuto la quota di mercato sul commercio mondiale stabile al 2,84%.

Lo scorso anno le esportazioni del made in Italy hanno registrato una crescita del 2,3% e la bilancia commerciale un saldo positivo di 53 miliardi di euro. Un dato cui l’emergenza Covid imporrà una brusca frenata nel 2020. Per quest’anno è infatti prevista  una  flessione del 12%, a prezzi costanti, per poi crescere del 7,4% nel 2021 e del 5,2% nel 2022, anno su anno.

Dal punto di vista delle categorie merceologiche, i cali più importanti nel 2020 sono previsti nei mezzi di trasporto, con l’import mondiale di autoveicoli e moto in contrazione del 16% a prezzi costanti e una domanda globale di cantieristica in forte flessione (-12%).

Il ridimensionamento potrà essere più contenuto nei settori meno ciclici e favoriti nel paniere di spesa associato all’emergenza, quali la chimica farmaceutica (-9,6%), l’alimentare e bevande (-10,6%) – con una forte contrazione della domanda del canale Ho.Re.Ca – e elettronica ed elettrotecnica (- 10% circa).

I rapporti tra Italia e Asia centrale: Focus sull’Uzbekistan

Le imprese nazionali hanno colto le opportunità commerciali derivanti dalla favorevole congiuntura economica della regione e degli importanti  programmi di modernizzazione tecnologica delle due maggiori economie.   

Una testimonianza d’attenzione per l’Asia centrale è stata la  firma di un nuovo Protocollo di Cooperazione tra Italia e Uzbekistan al termine della sessione del Gruppo di lavoro intergovernativo . Le riforme dell’Uzbekistan hanno aperto progressivamente i diversi settori  dell’economia e le aziende italiane dei beni strumentali  si sono inserite in alcuni importanti programmi di investimenti capex. 

L’Uzbekistan è il Paese più popoloso dell’Asia centrale. Nella sua lunga permanenza al potere l’ex Presidente Karimov è riuscito a mantenere un sostanziale equilibrio nei rapporti con i principali protagonisti sulla scena internazionale.

Il mercato uzbeko con i suoi 32 milioni di abitanti e più ancora il mercato potenziale di 200 milioni di consumatori del Centro Asia e della Russia offrono prospettive di sicuro interesse per le società italiane interessate ad esportare i loro prodotti ma anche ad investire. 

Un Paese politicamente stabile e in costante espansione. L’ Uzbekistan  sta risvegliando grande interesse sia per i suoi programmi di sviluppo portati avanti con determinazione dalla nuova leadership del presidente Shavkat Mirziyayev sia perché la sua posizione geografica al Centro dell’Asia sta diventando strategica a seguito del concretizzarsi dei progetti infrastrutturali della Nuova Via della a Seta – One Belt one Road.

Un’area regionale dove si incrociano gli interessi geostrategici delle grandi potenze. Collocata su due tratti della Belt on the Road, l’Asia Centrale è allo stesso tempo partner e corridoio commerciale per la Cina e per l’Europa.

Quali sono i pericoli di insolvenza?

A fronte del rallentamento della crescita del PIL a livello globale di quest’anno, si prevede un aumento nel livello di insolvenze.

Le aziende devono necessariamente valutare in maniera approfondita il rischio d’insolvenza dei clienti cui vendono a credito. Si tratta di valutazioni complesse, che richiedono un approccio più strategico al credit management, soprattutto da parte di chi è presente con successo sui mercati esteri, come le aziende del Made in Italy.

Il rallentamento della crescita commerciale in molti Paesi spinge le aziende esportatrici ad aumentare il ricorso al credito commerciale nei rapporti commerciali tra imprese (B2B) per restare competitive e guadagnare quote di mercato. In generale, vendere a credito implica la possibilità di non essere pagati alla scadenza originaria della fattura.

In Asia, il 29,8% del valore totale delle fatture emesse dalle aziende della regione viene pagato in ritardo. Questa percentuale raggiunge il massimo in India (39,0%) ed il minimo in Giappone (13,2%). Diviene quindi necessario valutare la solvibilità dell’acquirente, prima di vendere a credito.

Per evitare carenze di liquidità causate dal mancato rispetto delle tempistiche di pagamento dei clienti, il 41% delle aziende ha dovuto a sua volta ritardare il pagamento delle fatture ai propri fornitori.  Si  prevede un peggioramento dei comportamenti di pagamento e un aumento delle fatture scadute da lungo tempo (oltre 90 giorni di ritardo). Il livello di rischio, instabilità e volatilità nell’attuale clima economico è in aumento ogni giorno.

Negli ultimi decenni il ricorso alle tecniche alternative di risoluzione delle controversie come per esempio l’ADR (Alternative Dispute Resolution) sta vivendo una fase di forte impiego, rispetto al classico ricorso alla giustizia ordinaria.

In vantaggi del recupero crediti stragiudiziale sono:

  • velocità
  • efficacia
  • costi inferiori

Per le imprese, l’ADR può anche costituire uno strumento per mantenere la reputazione commerciale e la fiducia dei clienti, oltre a offrire il vantaggio di un approccio mirato per il recupero crediti all’estero e su misura delle singole controversie.

A livello internazionale si sottolinea che tale sistema va gestito solo da legali specializzati ed in grado di offrire un presidio diretto alla controversia.

Invenium, è  in grado di garantire un servizio di recupero crediti estero in via stragiudiziale con il supporto dei più qualificati professionisti.