Principale hub finanziario asiatico e tra i più rilevanti a livello globale, Hong Kong è ai vertici di tutte le classifiche internazionali relative al business climate (3° nella classifica Forbes “Best Countries for Business 2020” a ruota di Regno Unito e Svezia; 2° nell’Index of Economic Freedom della Heritage Foundation).
Il primato è garantito dalla sua posizione strategica contigua alla Cina continentale, un sistema economico liberista, propria moneta e proprio sistema fiscale e doganale, burocrazia agile ed efficiente, tassazione agevolata e rapidità e predicibilità nell’azione dell’apparato giudiziario, soprattutto nelle controversie commerciali.
Più nel dettaglio: dal 1997, data della formale annessione alla Repubblica Popolare Cinese in qualità di Regione Amministrativa Speciale (principio “una Cina, due sistemi”), Hong Kong è riuscita a sfruttare la sua posizione strategica ed il suo alto grado di autonomia per divenire la porta di accesso privilegiata verso la Cina continentale per le aziende straniere.
Hong Kong ospita 107 consolati e consolati-generali, un record mondiale. E’ veicolo di quasi il 45% del totale degli investimenti diretti esteri in Cina; head quartier per 1457 imprese estere operanti in Cina) e lo sbocco verso il resto del mondo per le imprese cinesi esportatrici (8° porto commerciale a livello globale per container trasportati; aeroporto con collegamenti per più di 220 destinazioni, maggior hub della regione).
Le politiche economiche liberali, retaggio della storica occupazione britannica, hanno reso Hong Kong una delle economie più aperte al mondo.
I flussi di investimento con il resto del mondo sono sostenuti da un quadro fiscale e regolamentare particolarmente favorevole: non esistono dazi all’importazione sulla quasi totalità delle merci, eccezion fatta per alcune categorie di prodotti quali derivati del petrolio, tabacco e liquori con tasso alcolico superiore al 30%; l’imposta sui redditi d’impresa prevede un’aliquota del 16,5% basato esclusivamente sul principio di territorialità, ragion per cui non sono soggetti ad imposizione gli utili non generati sul territorio e non sono soggetti a ritenuta i dividendi e gli interessi pagati a società non residenti; non vi è alcuna imposta sul valore aggiunto, le uniche imposte indirette sono l’imposta di bollo e le accise.
Altro lascito dell’era coloniale britannica favorevole per il business climate è certamente il sistema giuridico di Common Law, con giudici terzi ed equidistanti dalle parti anche nei procedimenti penali e tendenziale vincolatività dei precedenti giurisprudenziali, sistema che garantisce agli operatori economici predicibilità e certezza del diritto.
Inoltre, la vigenza di ben 18 accordi bilaterali sulla promozione e tutela degli investimenti, prevedenti il riconoscimento nella maggior parte dei paesi esteri dei lodi arbitrali emessi ad Hong Kong e viceversa, offre agli investitori esteri la concreta possibilità di ottenere in tempi stretti e con un esborso ragionevole una sentenza in loco che può esser fatta valere anche all’estero, senza il rischio di sottostare a decisioni discriminatorie in favore della controparte locale.
Vi è tuttavia da segnalare per il 2022 anche ad Hong Kong un forte aumento dei crediti B2B inesigibili: i ritardi di pagamento hanno riguardato il 48% delle fatture commerciali; il 6% delle stesse è stato messo a perdita.
Ciò ha provocato il timore diffuso fra le imprese di non riuscire a salvaguardare i livelli di liquidità necessari a garantire la propria operatività, timore solo in parte mitigato dalla promessa dell’amministrazione locale di imponenti misure di sostegno fiscale.

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