#focuspaese – Gli Emirati Arabi contribuiscono alla crescita del Made in Italy, ma quanto si curano della tutela del credito?

C’è un settore in particolare che, nonostante la crisi, non ha mai smesso di tessere proficui rapporti con i mercati internazionali: il Made in Italy. Conosciuto come il Bello e Ben Fatto (BBF), i prodotti di punta del bel Paese hanno visto, anno dopo anno, una crescita dell’export che non accenna a diminuire. A questo proposito è interessante parlare dei dati relativi alla ricerca presentata dal Centro Studi di Confindustria e da Prometeia, dal titolo evocativo “Esportare la Dolce Vita”.

Secondo lo Studio, nei prossimi 6 anni, il 23% dell’Export Italiano sarà assorbito da 30 nuovi mercati che aumenteranno la quota di importazione del prodotto Italiano del 43%. Il culmine ci sarà nel 2021, quando i “nuovi ricchi” saranno 212 in più rispetto al 2015 e, aspetto ancor più importante, 154 milioni di questi saranno proprio nei mercati emergenti.  Sarà il settore alimentare a farla da padrone, seguito dell’arredamento e dell’abbigliamento, con gli accessori in prima fila. Dei 30 Paesi citati dallo Studio, però, solo 10 assorbiranno nel 2021 l’85% del flusso di export sopra menzionato e saranno gli Emirati Arabi, la Russia, la Cina, la Polonia, la Turchia, l’ Arabia Saudita, il Messico, il Sudafrica, il Brasile e l’ Ungheria.

Gli Emirati Arabi,emirati però, offriranno senza dubbio il maggior contributo alla crescita, passando da 2 a 3 miliardi. Il Mise, l’ICE e Confindustria hanno inoltre individuato diverse azioni per preparare le PMI ad esportare prodotti e servizi al meglio, ma un aspetto di fondamentale importanza, che spesso non si prende in considerazione, è la tutela dei crediti. In questi Paesi, infatti, non è così semplice affidarsi ad una società di recupero crediti per recuperare un credito in via giudiziale, in quanto il Diritto Emiratino conosce due tipi di procedimenti sommari: Il Decreto Ingiuntivo e l’Ordine di consegna. Se il giudice non ritiene fondata la richiesta di emissione del decreto richiede un’ udienza in contraddittorio, esclusivamente in lingua araba, ma dato che il decreto normalmente viene opposto, l’esecuzione sarà impedita.

Ottenere giustizia in un Paese arabo non è mai semplice anche perché, laddove siano fondate le ragioni del creditore e nel caso in cui Giudice emettesse una sentenza a favore del creditore, rimane la spinosa questione delle procedure necessarie da attuare in caso di mancato pagamento. Invenium nella sua lunga esperienza di recupero dei crediti in Arabia Saudita ha richiesto spesso l’applicazione di una misura cautelare, abbastanza semplice da ottenere: l’ordine restrittivo della libertà di viaggiare. L’ordine, nel caso in cui il credito sia esigibile e non inferiore a AED 10.000, comporta il ritiro del passaporto e può essere restituito solo in presenza di idonee garanzie di pagamento.

Ciò che è importante ricordare, onde evitare problemi di difficile risoluzione, è che quando ci si rapporta con il sistema della giustizia di questi Paesi è necessario comprenderne prima ledinamiche culturali e comportamentali, per adattare conseguentemente la propria strategia e cercare di ottenere le proprie ragioni. È quindi più facile ottenere il sovracitato Ordine restrittivo della libertà di viaggiare per un debitore emiratino, piuttosto che accettare il tout court di seguire la procedura giudiziaria, seppur quest’ultima sia più convenzionale per la nostra cultura.

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Articolo a cura del Dott. Claudio Marco Mombelli, CEO & Founder di Invenium, da 20 anni leader in Europa nella gestione e nel recupero di crediti internazionali.

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