Il recupero crediti nel settore farmaceutico e biomedicale

Gestione crediti vs la pubblica amministrazione, cessione crediti vs la pubblica amministrazione e recupero crediti verso le farmacie

Se negli anni scorsi si contavano 46 nuovi farmaci l’anno, nei prossimi 5 anni saranno in media 54 con l’arrivo di terapie innovative su misura del paziente, quasi sartoriali.

L’industria del farmaco made in italy ha continuato a macinare nuovi record nel 2018 e anche per quest’anno i primi segnali fanno sperare bene: tra gennaio e aprile l’export ha toccato i massimi storici, mettendo a segno un + 20,5%, circa l’80% del giro d’affari.

Notizie che fanno stimare per il 2019 la possibile conferma della crescita della produzione del 3% superando i 33 miliardi.

Dietro ai 32 miliardi della produzione che fanno dell’industria italiana del farmaco la leader nella Ue c’è un exploit delle esportazioni che negli negli ultimi 10 anni sono aumentate più della media Ue (+117% rispetto a +81%) e di tutti i grandi Paesi europei, trainando.

Nei primi 4 mesi del 2019 l’export ha sfiorato i 26 miliardi correndo come nessun altro in Europa (+4,7)

Cosa sta succedendo a questo settore, un tempo considerato un business senza rischi?

Le farmacie si stanno progressivamente impoverendo. Non sono più negozi che procurano guadagni assicurati: in Tribunale, infatti, figurano sempre di più nell’elenco delle piccole aziende fallite. Le farmacie “in bonis”, invece, faticano a pagare puntualmente le fatture di fornitura.

In questi giorni, a Milano, sono quasi la metà del totale, ma nei mesi scorsi la situazione non è stata migliore: venticinque farmacie, nella città più ricca d’Italia, una dopo l’altra hanno portato i libri in Tribunale, chiedendo il concordato preventivo per evitare la bancarotta.

Andrea Mandelli, presidente della Federazione Ordini Farmacisti Italiani, afferma: “Ci sono diversi motivi per i quali le farmacie falliscono, primo tra tutti l’introduzione dei farmaci generici. Il cliente risparmia, ma soprattutto risparmia lo Stato. I prezzi, però, sono molto più bassi e noi farmacisti siamo pagati a percentuale, cioè abbiamo diritto al 25% del prezzo al pubblico, che non è poco ma non basta certo a coprire i costi fissi.

Inoltre, ormai la povertà sanitaria è una realtà cronica: 4,6 milioni di italiani hanno difficoltà a pagare il ticket. La mancanza di risorse penalizza la salute, a cui si dedica in media solo il 4,4% del reddito. E tra la gente meno abbiente la percentuale si riduce al 2,6%.

I prodotti biotecnologici consolideranno la loro importanza poiché la loro quota sul totale del mercato passerà dal 25% del 2017 al 31% nel 2024, anno entro il quale il 52% delle vendite sarà realizzato dai primi 100 prodotti a livello mondiale.

Suddividendo il mercato per aree terapeutiche, EvaluatePharma stima che fra le prime dieci di queste, l’area oncologica sarà quella che registrerà ancora il maggior volume di vendita, consolidando il proprio market share che passerà dall’attuale 12,6% al 18,6% del 2024.

Le altre aree terapeutiche, invece, seppure quasi tutte riporteranno degli aumenti nel valore delle vendite, registreranno comunque una diminuzione più o meno ampia nella loro quota di mercato, tranne nei casi dei vaccini, degli immunosoppressori e dei farmaci dermatologici.

L’Osservatorio mercati, a cura del Centro studi Assobiomedica, rileva trimestralmente l’andamento del fatturato totale pubblico e privato:

  • Il fatturato totale (pubblico più privato) ha fatto registrare +0,61% nel secondo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: +0,59% verso le strutture pubbliche, +0,47 % verso quelle private.

  • Il fatturato 12 mesi mobili, a giugno 2018 rispetto al fatturato 12 mesi mobili a giugno 2017, si registra una variazione positiva del 2,20%: +1,80% verso le strutture pubbliche, +2,85% verso quelle private;

Le esportazioni italiane di dispositivi medici nel 2017 sono cresciute del 4,7% rispetto al 2016; mentre le importazioni sono cresciute del 3,4%.

Il settore farmaceutico è fortemente esposto al problema dei ritardi di pagamento delle pubbliche amministrazioni.

Malgrado il quadro normativo favorevole (Decreto Legislativo 192/2012 che recepisce la direttiva n. 2011/7/UE sui ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese e tra Pubbliche Amministrazioni e imprese) e i provvedimenti amministrativi volti a favorire lo sblocco dei debiti, continua ad essere particolarmente gravoso per le aziende farmaceutiche.

Da un’indagine del Sole 24Ore  emergono alcuni dati allarmanti:

L’industria farmaceutica riesce ad incassare i pagamenti da parte del servizio sanitario in 58 giorni. Un record, secondo i dati di Farmindustria, che è stato raggiunto nell’ultimo trimestre del 2018.

Resta invece lentissimo il saldo delle fatture per l’acquisto di biomedicali, siringhe e protesi, per le quali si raggiungono quasi quattro mesi, 110 giorni.

Per le oltre 3.800 imprese con un fatturato di 11,4 miliardi di euro, per i due terzi realizzato proprio con il Servizio sanitario nazionale, è un danno ingente.

Nei farmaci, invece, secondo Farmindustria, si è raggiunto il livello più basso degli ultimi anni: a giugno 2015 bisognava attendere oltre 5 mesi per il pagamento dei medicinali, ridotti a poco più di tre alla fine dello stesso anno, fino a raggiungere i livelli attuali.

La regione più  rapida nel pagamento dei farmaci è il Veneto che riesce a liquidare le fatture in 31 giorni, seguito dall’Umbria con 34  e dalla Campania con 37.

In Calabria si sale a 219 giorni, in Molise 104, in Sicilia 81 e in Sardegna 80. Al centro Italia le performance migliori con il Lazio che ha più che dimezzato l’attesa alla cassa passando da 110 a 51 giorni e con la Toscana che ha ridotto i tempi di circa un mese (da 87 a 60 giorni)

Il Dottor Mombelli, CEO di Invenium, sostiene che l’attività di recupero del credito verso il comparto vada gestita in modo specifico e rispettando le caratteristiche dei soggetti debitori.

Quando la situazione finanziaria della farmacia-cliente risulta critica, è controproducente un’esazione di tipo coercitivo. Meglio affiancare il farmacista attraverso un programma di Ristrutturazione del debito e, l’assistenza quindi, si traduce in un servizio di:

– Rinegoziazione del debito;

– Pianificazione di scadenze assistite da garanzie;

– Pianificazione di nuovi tassi di interesse;

– Consolidamento e rifinanziamento.

 Nel caso specifico di crediti vantati verso le amministrazioni sanitarie, Invenium ha maturato un’importante collaborazione con la pubblica amministrazione, puntando al contenimento del DSO e mirando allo svincolo delle fatture.

In sintesi, i nostri credit manager specializzati nei rapporti con la Pubblica Amministrazione seguono costantemente la situazione debitoria dell’Ente, riconciliando le partite ed applicando le procedure di gestione e di sollecito offrendo soluzioni altamente personalizzate.

Invenium, in qualità di Advisor per conto di alcuni tra i primi Fondi di Investimento internazionali, ha perfezionato un modus operandi innovativo che permette il deconsolidamento di crediti incagliati e, nella fattispecie è disponibile a valutare ed acquisire:

  • Crediti verso la Pubblica Amministrazione;
  • Crediti in contenzioso – con sentenza definitiva passata in giudicato – verso la Pubblica Amministrazione.
  • Portafogli crediti deteriorati, in via giudiziale e vs le Procedure concorsuali;
  • Portafogli crediti o “Single Name” in cessione dalle Procedure Concorsuali;

La cessione dei crediti rappresenta una soluzione che consente di rendere immediatamente liquidi ed esigibili i crediti “incagliati” senza sopportare ingenti investimenti finanziari.

Contattaci per maggiori informazioni e per parlare con un esperto, o visita il sito www.invenium.it