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Focus Paese Invenium: l’ Irlanda nel 2022

Quadro macroeconomico

L’Irlanda vanta una delle economie più dinamiche all’interno dell’Unione Europea. Dopo la gravissima crisi finanziaria del 2010, durante la quale il Governo era stato costretto a negoziare con il Fondo Monetario Internazionale un pacchetto di aiuti per 85 miliardi, il Paese ha registrato dal 2014 una fortissima ripresa dell’economia, con il PIL arrivato a crescere del 7,8% nel 2021 (dopo un +3% nel 2020, unicum in UE) ed il rapporto debito/PIL sceso al 55% rispetto al 120% del 2013.

Grazie al regime fiscale particolarmente favorevole (aliquota del 12,5% sui profitti societari, tra le più basse al mondo), l’Irlanda è riuscita ad attrarre le più grandi multinazionali straniere operanti in UE, divenendo un hub internazionale per i settori finanziario e assicurativo (25mila addetti, presenza di centinaia di istituzioni finanziarie istituzionali), farmaceutico e chimico (24mila addetti, costituente il 60% delle esportazioni), informatico (tra i più grandi esportatori globali del settore, Dublino è sede europea dei maggiori player, tra cui Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft e PayPal) e dell’industria medicale (38mila addetti, esportazioni per 13 miliardi l’anno).

Relazioni economiche bilaterali Italia-Irlanda

Al 2021, l’Italia è il 9° mercato di destinazione dell’export irlandese (quota di mercato dell’1,9%) e suo 10° fornitore (quota di mercato del 2,1%). Viceversa, l’Irlanda è il 38° mercato di destinazione dell’export italiano e suo 26° fornitore. Gli IDE netti italiani in Irlanda ammontano a 9432 milioni, gli IDE netti irlandesi in Italia a 4482 milioni. 

L’interscambio commerciale ha raggiunto nel 2021 i 7823 milioni, con un saldo netto negativo di 2575 milioni per il nostro Paese. Il nostro export è stato costituito prevalentemente da prodotti manufatturieri (23,7%), macchinari e apparecchi (13,8%), articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (11,2%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (8,9%), prodotti tessili, abbigliamento, pelli e accessori (7,7%); le principali voci dell’import sono state: articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (44,4%); computer, apparecchi elettronici e ottici (27,6%) e prodotti alimentari, bevande e tabacco (7%).

Il recupero crediti in Irlanda

Caratterizzato da un sistema giuridico di common law, con distinzione di competenze e funzioni tra solicitor (avvocato che si relaziona con il cliente prendendo in esame il caso) e barrister (avvocato che svolge attività giudiziale su diretto incarico del solicitor), l’ordinamento irlandese offre diverse procedure per la tutela dei crediti commerciali.

Anzitutto, in caso di insolvenza della controparte, il primo step consiste nell’invio al debitore di una diffida ad adempiere (c.d. “letter of demand”), intimando il pagamento in un range temporale tra i 7 e i 14 giorni (a seconda delle specificità del caso).

Successivamente, a seconda dell’entità del credito, si può adire la District Court (per crediti fino a 15mila euro), la Circuit Court (per crediti fino a 75mila euro) o la High Court (per crediti superiori ai 75mila euro).

L’istanza, contenente dettagli del credito e relativa documentazione probatoria, viene depositata e notificata al debitore, il quale ha 28 giorni di tempo per costituirsi in giudizio depositando le sue difese.

La sentenza favorevole costituisce titolo esecutivo con cui poter avviare la fase esecutiva, che inizia con la notificazione del titolo e l’intimazione del pagamento (statutory demand). Trascorsi infruttuosamente 21 giorni si può scegliere di: richiedere all’ufficiale giudiziario (sheriff) di pignorare i beni del debitore, procedendo poi alla vendita e alla distribuzione del ricavato al creditore; richiedere un pignoramento presso terzi (garnishee order) e la nomina di un liquidatore (receiver) che liquidi e i beni e consegni il ricavato al creditore; presentare istanza di fallimento contro l’azienda debitrice.

Il recupero crediti in Irlanda

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