Cessione dei crediti per 8 miliardi di fatture PA incagliate

L’attesa a 96 giorni oltre la scadenza dei termini si aggiunge ai ritardi passati con effetto a catena. Unica soluzione la cessione dei crediti.

Dal 2012 sono state accolte nel nostro ordinamento, con il decreto attuativo, le regole europee che impongono di pagare i fornitori in 30 giorni e in 60 nel caso di settori come quello sanitario.

Nonostante gli sforzi degli ultimi anni, queste regole continuano a non essere recepite nella realtà. Secondo il governo la mole degli arretrati non ha consentito un adeguamento ai tempi europei.

Al centro del problema sono ovviamente costruzioni e lavori pubblici.

cessione crediti paAmmontano a 8 miliardi di euro le fatture già scadute presenti nei bilanci dei costruttori che vantano numerose insolvenze da parte delle Pubbliche amministrazioni per cui hanno lavorato.

Gli otto miliardi calcolati dall’Ance sono dati dall’ammontare di una lunga storia di ritardi che, ormai da anni, vede le imprese impegnate nella lunga attesa dei versamenti relativi ai lavori i cui stati di avanzamento sono abbondantemente chiusi.

Nel primo semestre dello scorso anno i pagamenti sono arrivati in media, 96 giorni dopo la scadenza mentre nel 2016-2015 i ritardi oscillavano fra i 106 e i 117 giorni.

Nonostante la situazione sembra essere leggermente migliorata, la tensione finanziaria ereditata dal passato continua a pesare gravosamente.

Si aggirano ancora tra i 29 e i 59 i giorni d’attesa, prima di ricevere l’incasso, rispetto la scadenza concordata in fattura. Un ritardo medio accumulatosi nel 2017 dalla Pa per pagare fatture emesse dai fornitori.

Secondo una stima, le stesse imprese delle costruzioni mettono in cima alla lista dei ritardatari i Comuni, seguiti da Province e Regioni.

Il peso del debito nelle mani dei Comuni si aggira attorno al 6% del totale nazionale. La difficoltà economica dei comuni è ricaduta pesantemente sulle PMI ed attualmente si trovano legate a doppio filo.

Tra i grandi Comuni, il record negativo spetta a Napoli, che nel terzo trimestre del 2017 ha ritardato nei pagamenti di 335 giorni oltre la data di scadenza.

A seguire Catania prossima ai 135 e Torino con 107 giorni di ritardo. Migliore la situazione di Roma con soli 52 giorni.

Bari, Firenze, Genova e Bologna, invece, bonificano ancor prima della scadenza.

Il fenomeno sembra essere sempre più preoccupante. L’importo totale del debito commerciale in ritardo è stato stimato di 31 miliardi, in leggero calo (-6%) rispetto l’anno precedente.

Quante possibilità ha un’impresa di incappare in un ente ritardatario?

Parecchie, visto che la cattiva abitudine coinvolge quasi due amministrazioni su tre.

Entrando nel dettaglio dei record negativi, i Comuni più lenti saldano dopo oltre 10 mesi, le Asl con le peggiori perfomance superano i 230 giorni nonostante un netto taglio dei ritardi di pagamento che nei casi migliori arriva ad un anno.

Tempi lunghi si registrano, anche, tra le Provincie dove in alcune situazioni si toccano i 543 giorni.

Si auspicava un generale miglioramento ma Ministeri come quello del Lavoro, Salute e Difesa, peggiorano nella loro performance.

L’Italia resta un paese in cui lo Stato paga in ritardo i propri debiti commerciali senza rispettare la direttiva UE 2011/2017 (che introdusse il vincolo del saldo a 30 e 60 giorni ndr).

Dal 2012 si è aperta la via della certificazione dei crediti usata da poco più di 32 mila imprese con quasi 16 mila domande per 16 miliardi di controvalore.

Ogni mese sono circa 500 le imprese che presentano richiesta di certificazione al sistema Pcc (si tratta della piattaforma dei crediti commerciali del Mef ndr) e la maggioranza dei debitori sono enti locali, regioni autonome, aziende sanitarie.

Il riconoscimento del credito diventa così un’opportunità di pianificazione finanziaria che le imprese possono anche simbolizzare chiedendo una anticipazione o compensandolo con i debiti verso l’erario.

Come azzerare i rischi provenienti da fatture incagliate?

È possibile azzerare i rischi tramite la cessione dei crediti, sia di singole posizioni che di interi portafogli.

La cessione dei crediti rappresenta una soluzione che consente di rendere immediatamente liquidi ed esigibili i crediti “incagliati” senza sopportare ingenti investimenti finanziari.

 Invenium, in qualità di Advisor per conto di alcuni tra i primi Fondi di Investimento internazionali, ha perfezionato un modus operandi innovativo che permette il deconsolidamento di crediti incagliati e, nella fattispecie è disponibile a valutare ed acquisire:

  • Portafogli crediti recentemente scaduti;
  • Portafogli crediti deteriorati, in via giudiziale e vs le Procedure concorsuali;
  • Portafogli crediti o “Single Name” in cessione dalle Procedure Concorsuali;
  • Portafogli crediti già passati a perdita entro i 10 anni;
  • Crediti verso la Pubblica Amministrazione;
  • Crediti in contenzioso – con sentenza definitiva passata in giudicato – verso la Pubblica Amministrazione.

Quali sono i vantaggi derivanti dalla cessione dei crediti?

Il servizio di cessione dei crediti svolto da Invenium, consente alle aziende cedenti di ottenere diversi vantaggi:

  • IVA: Immediato recupero dell’Iva.

 

  • FISCALI: Trasformazione dei crediti esistenti in bilancio ma non incassabili in perdite fiscalmente deducibili per l’esercizio in cui si effettua l’operazione;

 

  • ECONOMICI: Risparmio dei costi di gestione del “credito incagliato” o in sofferenza;

 

  • GIURIDICI: Possibilità di redigere un bilancio trasparente secondo quanto previsto dalla legge (Cod.Civile Art.2423- 2426; direttive CEE n86- 117, recepite con D.Lgs. n. 127/91);

 

  • FINANZIARI: Viene riconosciuto al Cedente un margine da cessione in relazione alla tipologia di crediti ammessi al passivo;

 

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