Il recupero crediti negli Emirati Arabi

Negli ultimi anni, gli Emirati Arabi Uniti sono diventati più trasparenti, ma il tema della tutela del credito resta irrisolto

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono uno Stato Federale composto da sette Emirati (Dubai – di cui abbiamo già ampiamente parlato – Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Fujaira, Ras Al-Khaima e Umm al- Qaywayn).

Grazie alla loro posizione geografica – che li vede centrali per i flussi commerciali tra Asia, Europa ed Africa e grazie alle abbondanti riserve di combustibili fossili, che da sole rappresentano il 35% del PIL, gli EAU possono vantare uno dei PIL pro-capite più alti al mondo.

Per promuovere la diversificazione dell’economia del petrolio, le piccole e medie imprese degli Emirati Arabi Uniti fanno rotta sull’Italia in cerca di canali di distribuzione e di partnership.

Con questi obiettivi si è svolta nei giorni scorsi la prima missione europea del Programma nazionale per le Pmi degli Eau: una trentina di imprese emiratine hanno incontrato circa 200 aziende italiane nell’ambito, a Milano, dell’Italy-UaeSme’s Business Forum organizzato da Efg Consulting  società advisory sull’internazionalizzazione.

L’economia, infatti, è aperta ed in espansione, soprattutto grazie alle “politiche di diversificazione” che hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere sulla quota del PIL. Questa diversificazione attuata nei c.d. settori “non-oil” (ad esempio turismo, edilizia ed infrastrutture) che compensa i mancati introiti derivanti dal petrolio, fa sperare in una più corposa crescita del PIL.

Nonostante ciò, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica degli EAU. Il FMI, comunque, preannunzia una ripresa dell’economia del Paese, in particolare per il settore non oil, che dovrebbe far registrare tassi di crescita nel medio periodo, superiori al 3%, beneficiando così degli investimenti in vista dell’Expo 2020, che si terrà, appunto nell’emirato di Dubai.

Inoltre, a far contribuire alla crescita del PIL dovrebbe essere anche il piano governativo di sviluppo, UAE Vision 2021, ideato con l’idea e con l’obiettivo di rendere quello emiratino un Paese ben sviluppato e pronto ad ospitare un evento di portata mondiale come quello dell’Expo 2020.

L’UAE Vision 2021 ricomprende, consistenti piani di investimento che insistono sui settori chiave quali Trasporti ed Infrastrutture, Turismo e Hospitality, Mercato Immobiliare, Energia e Green Economy.

Per quanto riguarda l’economia, la lungimirante politica di diversificazione ha assicurato una crescita del settore non petrolifero che oggi vale circa il 70%. Il settore principale è l’agricoltura che risulta ancora un po’ debole ma in crescita grazie ai progetti di bonifica.

In merito al commercio estero, gli EAU importano principalmente macchinari e attrezzature, prodotti chimici, agroalimentare. I Paesi con cui intrattengono maggiori rapporti sono: India (9,9%), Iran (8,9%), Giappone (8,8%), Svizzera ( 8,5% ), Oman ( 5,4% ) e infine Cina (5,1%).

Per quanto riguarda l’interscambio con l’Italia, i due Paesi intrattengono buone relazioni commerciali. Gli EAU importano circa il 90% dei prodotti alimentari e degli alimenti finiti. Pertanto, rappresentano un Paese particolarmente interessante per le imprese italiane del settore, che hanno il vantaggio di poter offrire prodotti di cui il mercato locale riconosce e apprezza l’alto livello qualitativo.

I dati Istat sull’interscambio fra Roma e gli EAU aggiornati al 2018, però, confermano la flessione delle nostre esportazioni (-14,1%), passate dai 5,3 miliardi del 2017 ai 4,5 del 2018.

Le importazioni di prodotti emiratini sono invece aumentate (+ 11,2%), passando da un miliardo circa a un miliardo e 144 milioni di euro.

La diminuzione dell’export e la crescita dell’import ha determinato una diminuzione del saldo commerciale (sempre comunque a favore dell’Italia) sceso in un anno da 4,3 a 3,4 miliardi di euro.

Guardando all’export, il maggiore calo (i valori sono in questo caso aggiornati al periodo gennaio-settembre 2018) è stato registrato dal comparto generale dei macchinari (- 33%), della gioielleria (-18,8%), dei mobili (-10%), dei prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio (-24,5%), mentre in controtendenza si pone il settore degli aeromobili e relativi dispositivi, passati da 31,8 a 86,5 milioni di euro (+171,7 %), e quello delle calzature (88 milioni; +0,3%).

In realtà, i principali partner commerciali degli EAU hanno subito riduzioni equivalenti o maggiori rispetto all’Italia (India -14,2%, Usa -14,3%, Cina -19,7%). A questi si aggiunge la Turchia che a fine del 2017, dopo aver registrato un grande exploit (+68%), risultava al sesto posto tra i paesi fornitori e che attualmente non appare nemmeno tra i primi 15 paesi.

L’Italia, pur con un export e un interscambio in calo, ha mantenuto nel 2018 la posizione di decimo fornitore a livello globale, con una quota di mercato del 2,6 per cento. A livello Ue Roma rimane il terzo fornitore, dopo la Germania (-32,7%) e Regno Unito (-0,8%)

Anche in tema fiscale per gli EAU si è aperta una nuova era all’insegna di trasparenza fiscale, anche nei confronti dell’Italia,  con la possibilità, in caso di contestazioni penali, anche di una richiesta di informazioni di carattere retroattivo per tre anni.

Come abbiamo già menzionato a proposito di Dubai, di recente anche gli Emirati arabi uniti hanno firmato la Convenzione multilaterale sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale, il cosiddetto MAAT (Multilateral Convention on MAutual Administrative Assistance in Tax matters).

Il MAAT, dunque, è forse lo strumento più efficace a livello internazionale per l’attuazione pratica della cooperazione fiscale internazionale. Nel testo della Convenzione sono previste, infatti, tutte le forme conosciute di assistenza amministrativa in materia fiscale.

Sempre tra i contenuti della Convenzione è di rilievo la possibilità di poter effettuare verifiche fiscali all’estero, ma soprattutto l’assistenza nella riscossione fiscale all’estero, a oggi quasi mai attuata.

In questo accordo, poi, sono previste garanzie per la tutela dei diritti dei contribuenti.

Con l’adesione alla Convenzione multilaterale, gli Emirati Arabi potranno quindi adempiere il loro impegno a iniziare il primo scambio automatico di informazioni entro il 2018.

Inoltre, la Convenzione prevede anche una specifica clausola di retroattività: per i casi, infatti, in cui la giurisdizione dello Stato richiedente assistenza amministrativa ritenga sia stato commesso un illecito penale e anche fiscale, lo scambio di informazioni potrà riguardare anche un periodo precedente l’entrata in vigore dell’accordo.

Ad una nuova era di trasparenza fiscale dovrebbe corrispondere anche una nuova era in ambito di rispetto contrattuale e dei termini di pagamento. Questa situazione da parte di molte realtà locali non esiste ancora o esiste solo sporadicamente.

Anche in seguito alla firma del MAAT, è importante ricordare che quando ci si rapporta con il sistema della giustizia degli EAU è necessario comprenderne prima la cultura e le dinamiche comportamentali, per poi adattare, di conseguenza, la miglior strategia per far valere le proprie ragioni.

Il Mise, l’ICE e Confindustria hanno individuato diverse azioni per preparare le aziende ad esportare prodotti e servizi nel miglior modo possibile verso questi Paesi. Tuttavia, un aspetto di fondamentale importanza – che spesso non viene preso in considerazione – è la tutela dei crediti.

Negli Emirati, infatti, non è così semplice affidarsi ad una società di Recupero crediti per recuperare un credito in via giudiziale, in quanto il Diritto emiratino si basa su due tipi di procedimenti sommari:

  • il Decreto ingiuntivo
  • l’Ordine di consegna.

 Se il giudice non ritiene fondata la richiesta di emissione del decreto richiede un’udienza in contraddittorio, esclusivamente in lingua araba, ma dato che il decreto solitamente viene opposto, l’esecuzione sarà impedita.

Per qualsiasi controversia relativa al credito, Invenium è in grado di assistere le aziende che hanno relazioni commerciali negli Emirati Arabi Uniti, grazie all’esperienza maturata proprio in questo Paese negli ultimi 20 anni.

Per maggiori informazioni contattaci o visita il sito www.invenium.it