Il recupero crediti negli Emirati Arabi

Negli ultimi anni, gli Emirati Arabi Uniti sono diventati più trasparenti, ma il tema della tutela del credito resta irrisolto

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU) sono uno Stato Federale composto da sette Emirati (Dubai – di cui abbiamo già ampiamente parlato – Abu Dhabi, Sharjah, Ajman, Fujaira, Ras Al-Khaima e Umm al- Qaywayn).

Grazie alla loro posizione geografica – che li vede centrali per i flussi commerciali tra Asia, Europa ed Africa e grazie alle abbondanti riserve di combustibili fossili, che da sole rappresentano il 35% del PIL, gli EAU possono vantare uno dei PIL pro-capite più alti al mondo.

L’economia, infatti, è aperta ed in espansione, soprattutto grazie alle “politiche di diversificazione” che hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere sulla quota del PIL. Questa diversificazione attuata nei c.d. settori “non-oil” (ad esempio turismo, edilizia ed infrastrutture) che compensa i mancati introiti derivanti dal petrolio, fa sperare in una più corposa crescita del PIL.

Ciononostante, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica degli EAU. Il FMI, comunque, preannunzia una ripresa dell’economia del Paese, in particolare per il settore non oil, che dovrebbe far registrare tassi di crescita nel medio periodo, superiori al 3%, beneficiando così degli investimenti in vista dell’Expo 2020, che si terrà, appunto nell’emirato di Dubai.

Inoltre, a far contribuire alla crescita del PIL dovrebbe essere anche il piano governativo di sviluppo, UAE Vision 2021, ideato con l’idea e con l’obiettivo di rendere quello emiratino un Paese ben sviluppato e pronto ad ospitare un evento di portata mondiale come quello dell’Expo 2020.

L’UAE Vision 2021 ricomprende, consistenti piani di investimento che insistono sui settori chiave quali Trasporti ed Infrastrutture, Turismo e Hospitality, Mercato Immobiliare, Energia e Green Economy.

Per quanto riguarda l’economia, la lungimirante politica di diversificazione ha assicurato una crescita del settore non petrolifero che oggi vale circa il 70%. Il settore principale è l’agricoltura che risulta ancora un po’ debole ma in crescita grazie ai progetti di bonifica.

L’economia nazionale degli EAU si è poi concentrata sui prodotti petrolchimici, fertilizzanti, cemento ed alluminio, produzione manifatturiera e turismo, seguendo le linee guida di Abu Dhabi Economic Vision 2030 e del Dubai Strategic Plan 2015, oltre che del già menzionato, UAE Vision 2021 in vista dell’Esposizione universale 2020.

In breve, l’industria contribuisce al PIL del Paese per il 49.8%, i servizi per il 49, 2%. Tra i servizi, un ruolo di fondamentale successo è svolto dal turismo. Infatti, nel 2017, gli EAU e in particolare l’Emirato di Dubai, hanno conquistato la quarta posizione tra le città più visitate del mondo, con una crescita del 6,7% rispetto allo scorso anno.

Per quanto riguarda il commercio estero, gli EAU importano principalmente macchinari e attrezzature, prodotti chimici, agroalimentare. I Paesi con cui intrattengono maggiori rapporti sono: India (9,9%), Iran (8,9%), Giappone (8,8%), Svizzera ( 8,5% ), Oman ( 5,4% ) e infine Cina (5,1%).

Per quanto riguarda l’interscambio con l’Italia, i due Paesi intrattengono buone relazioni commerciali. Gli EAU importano circa il 90% dei prodotti alimentari e degli alimenti finiti. Pertanto, rappresentano un Paese particolarmente interessante per le imprese italiane del settore, che hanno il vantaggio di poter offrire prodotti di cui il mercato locale riconosce e apprezza l’alto livello qualitativo.

I fattori chiave della crescente domanda del settore sono stati il notevole aumento della popolazione negli EAU, la crescita economica, l’aumento del reddito pro capite e i crescenti flussi turistici.

Anche in tema fiscale per gli EAU si è aperta una nuova era all’insegna di trasparenza fiscale, anche nei confronti dell’Italia,  con la possibilità, in caso di contestazioni penali, anche di una richiesta di informazioni di carattere retroattivo per tre anni.

Come abbiamo già menzionato a proposito di Dubai, di recente anche gli Emirati arabi uniti hanno firmato la Convenzione multilaterale sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale, il cosiddetto MAAT (Multilateral Convention on MAutual Administrative Assistance in Tax matters).

Il MAAT, dunque, è forse lo strumento più efficace a livello internazionale per l’attuazione pratica della cooperazione fiscale internazionale. Nel testo della Convenzione sono previste, infatti, tutte le forme conosciute di assistenza amministrativa in materia fiscale.

Sempre tra i contenuti della Convenzione è di rilievo la possibilità di poter effettuare verifiche fiscali all’estero, ma soprattutto l’assistenza nella riscossione fiscale all’estero, a oggi quasi mai attuata.

In questo accordo, poi, sono previste garanzie per la tutela dei diritti dei contribuenti.

Con l’adesione alla Convenzione multilaterale, gli Emirati Arabi potranno quindi adempiere il loro impegno a iniziare il primo scambio automatico di informazioni entro il 2018.

Inoltre, la Convenzione prevede anche una specifica clausola di retroattività: per i casi, infatti, in cui la giurisdizione dello Stato richiedente assistenza amministrativa ritenga sia stato commesso un illecito penale e anche fiscale, lo scambio di informazioni potrà riguardare anche un periodo precedente l’entrata in vigore dell’accordo.

Ad una nuova era di trasparenza fiscale dovrebbe corrispondere anche una nuova era in ambito di rispetto contrattuale e dei termini di pagamento. Questa situazione da parte di molte realtà locali non esiste ancora o esiste solo sporadicamente.

Anche in seguito alla firma del MAAT, è importante ricordare che quando ci si rapporta con il sistema della giustizia degli EAU è necessario comprenderne prima la cultura e le dinamiche comportamentali, per poi adattare, di conseguenza, la miglior strategia per far valere le proprie ragioni.

Il Mise, l’ICE e Confindustria hanno individuato diverse azioni per preparare le aziende ad esportare prodotti e servizi nel miglior modo possibile verso questi Paesi. Tuttavia, un aspetto di fondamentale importanza – che spesso non viene preso in considerazione – è la tutela dei crediti.

Negli Emirati, infatti, non è così semplice affidarsi ad una società di Recupero crediti per recuperare un credito in via giudiziale, in quanto il Diritto emiratino si basa su due tipi di procedimenti sommari:

  • il Decreto ingiuntivo
  • l’Ordine di consegna.

 Se il giudice non ritiene fondata la richiesta di emissione del decreto richiede un’udienza in contraddittorio, esclusivamente in lingua araba, ma dato che il decreto solitamente viene opposto, l’esecuzione sarà impedita.

Per qualsiasi controversia relativa al credito, Invenium è in grado di assistere le aziende che hanno relazioni commerciali negli Emirati Arabi Uniti, grazie all’esperienza maturata proprio in questo Paese negli ultimi 20 anni.

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