Per condurre un’azione di recupero crediti in Inghilterra, bisogna rilevare che il sistema legale britannico propone un approccio al recupero dei crediti più neutrale rispetto a quello Italiano, che invece spesso sembra tutelare maggiormente il creditore. In Inghilterra, invece, ciascuna delle parti è sempre invitata a difendere la propria posizione.
Se il pagamento non avviene nei termini concordati, occorre scrivere una lettera da protocollo pre-processuale “Woolf”, indicando come sia sorto il debito con il dettaglio del numero fattura, la data e l’ammontare, e dichiarando che il creditore è pronto a incontrarsi con il debitore nel tentativo di risolvere la questione.
La lettera dovrebbe indicare che in mancanza di risposta entro 14 giorni sarà intrapresa un’azione legale senza ulteriore avviso: si tratta di una vera e propria attività stragiudiziale e conciliativa codificata.
Qualora la via stragiudiziale non fosse percorribile per effettuare un recupero crediti, bisogna sapere che in Inghilterra esistono due possibilità per avviare una procedura giudiziaria nei confronti del debitore:
Quest’ultimo procedimento a sua volta si suddivide in una procedura per piccole somme – chiamata – “small claim track” fino a 5.000£, e in “fast track” o “multi track”, una procedura ordinaria per crediti superiori a 5.000£.
Il debitore ha 4 settimane per fare opposizione, in mancanza della quale si ottiene un titolo esecutivo: nel Regno Unito, l’esecuzione di una sentenza o di un titolo esecutivo avviene con l’ausilio di un ufficiale giudiziario o di un altro pubblico ufficiale.
Bisogna però tenere presente che in Inghilterra i tempi dei processi sono molto lunghi e i costi sono molto alti, ma esiste anche un’alternativa per recuperare il credito: se il debitore non adempie al pagamento entro 21 giorni dalla notifica viene considerato insolvente, ed è quindi possibile presentare al tribunale un’istanza di fallimento, che viene spesso utilizzata per esercitare una maggior pressione psicologica sul debitore.