Recupero crediti a Dubai

Dubai, il motore economico degli Emirati Arabi Uniti, ha un mercato in grande crescita e un economia in forte espansione ma presenta numerose difficoltà nella tutela del credito.

La posizione strategica e le abbondanti riserve di combustibili fossili hanno trainato la crescita economica di Dubai facendola diventare in pochi anni uno Stato fortemente sviluppato con un elevato tenore di vita (infatti il suo PIL pro-capite è uno tra i più alti al mondo).

Nel 2018 gli Emirati Arabi – in particolare l’emirato di Dubai –  sono stati la settima economia più competitiva al mondo, secondo il recente rapporto dell‘IMD Business School, superando in termini di competitività paesi come Norvegia, Svezia e Canada.

Oggi che gli occhi del mondo sono sempre più puntati su Dubai, sembra incredibile la rapidità con cui la città si è imposta all’attenzione di tutti. L’incredibile economia di Dubai ha contribuito a far emergere la città come il luogo in cui molti uomini d’affari di livello internazionale hanno scelto come loro sede regionale o, in certi casi, mondiale.

Qualche anno fa Dubai basava la sua economia quasi esclusivamente sul petrolio. Oggi, invece, dopo azioni atte a diversificare la propria economia, Dubai dipende direttamente dai profitti del petrolio solo per il 4% del suo PIL.

Chi mira a intrattenere relazioni economiche con il piccolo Emirato, trova diverse prove dell’espansione dell’economia di Dubai. Ovunque, infatti, sono visibili i segnali di enormi investimenti in infrastrutture: strade, aeroporti, zone residenziali, hotel, attrazioni.

La spesa stimata per questi investimenti raggiungerà i 21 miliardi di US$ nei prossimi 5 anni, quasi esclusivamente concentrati a Dubai.

A parte questa grande spinta infrastrutturale – e la preparazione a Expo 2020 – il Paese trarrà beneficio da una nuova legge sugli investimenti che autorizza la completa proprietà straniera di imprese in settori selezionati.

A parte questa grande spinta infrastrutturale – e la preparazione a Expo 2020 – il Paese trarrà beneficio da una nuova legge sugli investimenti che autorizza la completa proprietà straniera di imprese in settori selezionati.

Dunque l’economia è aperta e dinamica, soprattutto per merito di politiche di diversificazione che hanno ridotto l’incidenza delle rendite petrolifere sulla quota del PIL dal 60% all’attuale 30%. Tale incidenza è inoltre destinata ad assottigliarsi ulteriormente nei prossimi anni, secondo quanto deliberato dal Governo federale.

Gli esperti di Focus Economics prevedono un aumento del PIL del 2,6% nel 2018, in calo di 0,1% rispetto alle previsioni del mese scorso e del 3,2% nel 2019.

Più marcata è la correzione sul 2018,  giacché la previsione passa al 3,4%(dal 4,4% di aprile). Secondo il FMI, comunque, nei prossimi anni si assisterà a un recupero dell`economia. In particolare il settore “non oil” dovrebbe fare registrare tassi di crescita nel medio termine superiori al 3%, beneficiando degli investimenti in vista di Expo 2020.

Sulla ripresa permangono rilevanti fattori di rischio. Il FMI ne individua quattro: a) mancata risalita dei prezzi petroliferi; b) inasprimento delle condizioni finanziarie; c) intensificarsi delle crisi regionali; d) aumento del protezionismo.

Dubai esporta merci soprattutto nei  settori di: gemme e metalli preziosi  (US$ 32,8 miliardi); macchine, motori, pompe (US$29,6 miliardi); attrezzatura elettronica (US$ 26,1 miliardi); veicoli (US$ 21,7 miliardi); petrolio (US$15,8 miliardi); aeromobili e veicoli spaziali ($US 13 miliardi); ferro e acciaio ($US 5,9 miliardi).

I maggiori partner commerciali sono invece Cina, India, Stati Uniti, Giappone, Germania, Regno Unito, Turchia e Italia.

Il tema del recupero crediti resta sempre spinoso. Recentemente, alla sede centrale dell’OCSE a Parigi, anche gli Emirati arabi uniti hanno firmato la Convenzione multilaterale sull’assistenza amministrativa reciproca in materia fiscale, il cosiddetto MAAT (Multilateral convention on mutual Administrative Assistance in Tax matters).

L’auspicio, afferma il Dott. Mombelli, è che MAAT possa fungere da apripista anche sul fronte della tutela dei crediti da parte delle aziende esportatrici – oggi fortemente esposte al rischio di insolvenza e con una scarsa tutela sotto l’aspetto giudiziale – verso la regione e in particolare Dubai.

Ad una nuova era di trasparenza fiscale dovrebbe corrispondere anche una nuova stagione in ambito di rispetto contrattuale e dei termini di pagamento. Questa realtà però non esiste ancora o esiste solo parzialmente.

Anche a seguito della firma del MAAT, ciò che bisogna ricordare è che quando ci si rapporta con il sistema giudiziario di questo Paese è necessario comprenderne prima le dinamiche culturali e comportamentali, per poter mettere in atto la propria strategia e cercare di far valere le proprie ragioni.

Il Mise, l’ICE e Confindustria hanno individuato diverse azioni per preparare le aziende ad esportare prodotti e servizi al meglio verso gli Emirati Arabi Uniti, e un aspetto fondamentale che spesso non si prende in considerazione, è la tutela dei crediti.

Al problema di trovare un partner affidabile per il recupero dei propri crediti a Dubai, si aggiungono le complicazioni di natura legale che vedono due tipi di procedimenti sommari: Il decreto ingiuntivo e l’ordine di consegna. Se il giudice non ritiene fondata la richiesta di emissione del decreto richiede un’udienza in contraddittorio, esclusivamente in lingua araba, ma dato che il decreto normalmente viene opposto, l’esecuzione sarà impedita.

Invenium comunque consiglia sempre di esperire le attività di recupero stragiudiziale anche per via dei costi, piuttosto sostenuti, per una causa negli EAU. Secondo i legali emiratini di Invenium, infatti, non esistendo una convenzione bilaterale tra Italia ed Emirati Arabi, al fine di vedere riconosciute le proprie ragioni in diritto diviene necessario adire una corte locale direttamente dal primo grado.

Per qualsiasi controversia relativa al credito, Invenium è in grado di assistere le aziende che intrattengono relazioni commerciali negli Emirati Arabie dunque a Dubai – grazie all’esperienza maturata proprio in questo Paese negli ultimi 20 anni.

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