Il recupero crediti negli USA

L’economia americana è in continua crescita ma persistono rischi geo-politici ed economici che generano problemi di mancati incassi

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Se sotto il profilo politico, il primo anno di Trump come presidente degli Stati Uniti d’America è stato controverso,  i dati pubblicati dal BEA  (Bureau of Economic Analysis) confermano, invece, la solidità del quadro economico statunitense.

Il bilancio dei primi 12 mesi di Trump alla Casa Bianca, conferma una crescita del PIL pari al 2,3%, in linea con le stime del Fondo Monetario Internazionale, in netta accelerazione rispetto al 2016 (1,5%).

Positivi anche i dati sul reddito reale disponibile delle famiglie, cresciuto dell’1,1% (da 0,5%).

I dati confermano e rafforzano il quadro macroeconomico positivo recentemente tracciato dalla Federal Reserve,  in linea con le attese.

Per le imprese straniere gli Stati Uniti rappresentano una grande opportunità per acquisire visibilità a livello internazionale e per conquistare nuovi mercati.

Per l’Italia, in particolare, risulta molto soddisfacente il dato dell’interscambio con gli Stati Uniti: In 9 anni il Belpaese ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso gli USA.

Quella del 2017 è una performance che non ha eguali nella storia delle relazioni commerciali tra Italia e Usa. L’interscambio complessivo ha superato i 55 miliardi di euro.

Dal 2009  ad oggi l’export italiano negli Stati Uniti è aumentato del 137%, contro un aumento del 58% delle importazioni dagli States in Italia, passate da 9,4 a 15 miliardi.

La bilancia commerciale, ovvero il saldo aritmetico import-export, è insomma in positivo per l’Italia. Ma se nel 2009 la differenza recitava +7,6 miliardi e nel 2014 +17,2 miliardi, nel 2017 è stata sfondata per la prima volta la quota dei 25 miliardi di incasso netto.

A trainare le esportazioni made in italy, sono gli autoveicoli, il maggior bene esportato dall’Italia verso gli Stati Uniti.

Tra gennaio e ottobre del 2017, il loro valore commerciale è stato di 3,7 miliardi di euro, l’11,3% di tutto il made in Italy sbarcato negli States in quel periodo.

Per rendere l’idea, il comparto vale più di medicinali e preparati farmaceutici (secondo posto, 2,2 miliardi di giro d’affari) e macchine di impiego generale (terzo gradino del podio, per 1,9 miliardi di venduto).

Rischi Geo Politici

In una eventuale guerra dei dazi commerciali nel settore agroalimentare tra Stati Uniti ed Unione Europea, l’Italia è il Paese che rischia di più. Pur essendo in buona compagnia con Francia e Germania, la struttura e la composizione dei ns prodotti “Made in Italy” esportati negli USA ci espongono ai pericoli maggiori. Un esempio: oggi l’Italia è il primo esportatore di vino negli Stati Uniti – quasi 1,3 miliardi di controvalore. All’Amministrazione Trump basterebbe alzare un muro di dazi sul vino per colpire in modo pesante il business italiano.

Rischi Economici

Persistono anche problemi economici di lungo termine che derivano principalmente da una frenata della produttività, da un invecchiamento della popolazione, da infrastrutture a pezzi e da un debito nazionale in aumento.

Gli Stati Uniti detengono, infatti, il record delle grandi crisi: numerosi sono i default, di società americane che hanno fatto ricorso alle leggi fallimentari. La maggior parte di esse appartiene al settore dell’energia. Altri settori particolarmente colpiti sono stati i servizi, il retail, la distribuzione, le costruzioni e l’agroalimentare.

Il timore è che questi default creino un effetto domino, aggravando le difficoltà dei fornitori più deboli, incapaci di pagare i propri fornitori, i propri dipendenti e la propria produzione a causa dei ritardi dei pagamenti e dei fallimenti dei propri clienti.

Rischi di insolvenza commerciale

Tale situazione si riverbera sul sistema dei pagamenti nei confronti dei fornitori oltreoceano spesso penalizzati rispetto ai “più temuti” fornitori americani.

Come viene recuperato un credito negli USA? 

È prassi attivare l’azione extra-giudiziale per il recupero del credito a causa di tariffe forensi, straordinariamente elevate, e il fatto che le spese legali e gli interessi di mora non sono quasi mai recuperabili nei confronti del debitore inadempiente.

Anche in caso di azione giudiziale negli Stati Uniti, un’altissima percentuale di azioni non arriva fino al processo ma viene conclusa in tempi celeri mediante una transazione.

  • Ottenere una sentenza: 460 giorni
  • Recovery rate: 76,8%

I creditori in possesso di un credito certo, esigibile e non contestato, di fronte alla certezza di anticipare costi legali senza alcuna possibilità di poterli recuperare, preferiscono chiudere la controversia in tempi rapidi nonostante ciò comporti la rinuncia ad una quota del proprio credito.

Non esiste negli Stati Uniti il ricorso per decreto ingiuntivo ma è necessario proporre una causa ordinaria introdotta con il deposito e la notifica al convenuto. L’iter prevede poi una fase di discovery, di successiva mediazione obbligatoria e, solo come in caso di fallimento di quest’ultima azione, si procede con il processo civile.

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