Il recupero crediti in USA

L’economia americana è cresciuta più di quanto stimato, ma nella Top Ten mondiale dei default, 7 sono Aziende USA

L’economia americana è cresciuta del 3,5% nel terzo trimestre del 2016, in leggero miglioramento rispetto al 3,2% stimato in precedenza e superiore al 3,3% atteso da mercati e analisti.

Un indicatore che è anche il migliore da due anni a questa parte; segno che uno sperato rafforzamento dell’espansione potrebbe essere possibile; per ora, però, il dato basta solo a riportare la ripresa in linea con il pallido 2% annuale che ha caratterizzato gli anni post-crisi.

Uno scenario 2017 roseo. Alcuni sondaggi vedono il PIL raggiungere il traguardo del 2,4% e la Federal Reserve ha dato fiducia alla solidità dell’economia facendo scattare un rialzo dei tassi di interesse a metà dicembre e ipotizzando un ambizioso cammino di normalizzazione di politica monetaria nei prossimi 12 mesi.

Nel terzo trimestre, l’aumento è stato reso possibile dalla spesa dei consumatori, che rappresenta oltre due terzi dell’attività, lievitata del 3% anziché del 2,8% e portando in dote due punti percentuali al PIL.

Più solida anche la misura degli investimenti aziendali, saliti dell’1,4%. I profitti della Corporate America hanno favorito questa spesa aumentando da parte loro del 4,3%, rivisti al ribasso ma ugualmente capaci della performance più robusta in due anni.

L’immobiliare ha risentito di nuovo di un calo degli investimenti del 4,1% negli ultimi mesi, ma la bilancia commerciale e le scorte di magazzino delle imprese hanno ulteriormente sostenuto il PIL.

L’export, in particolare, ha registrato un’impennata del 10% grazie a un temporaneo boom nei semi di soia, contribuendo a ben un terzo della crescita complessiva.

L’ottimismo che ha accolto l’elezione di Trump e le promesse di deregulation, sgravi fiscali e scommesse sulle infrastrutture ha spinto in rialzo per settimane Wall Street, con l’indice Dow Jones che dall’8 novembre ha guadagnato il 14%.

Lo scetticismo sulla sostenibilità dell’accelerazione, però, abbonda, poiché in passato si è assistito a simili esplosioni di ottimismo solo per vederle presto sgonfiarsi.

Persistono infatti problemi di lungo termine dell’economia che derivano principalmente da una frenata della produttività, da un invecchiamento della popolazione, da infrastrutture a pezzi e da un debito nazionale in aumento.

E i limiti della ripresa sono emersi da un altro dato: quasi il 40% dei giovani americani tra i 18 e i 34 anni oggi vive a casa dei genitori, un record dal 1940 e un’impennata rispetto al 33% pre-crisi.

Inoltre, gli Stati Uniti detengono il record delle grandi crisi: infatti, nella Top Ten mondiale dei default dell’anno scorso, sono ben 7 le società americane che hanno fatto ricorso alle leggi fallimentari. La maggior parte di essere appartiene al settore dell’energia, piegato dalle quotazioni del greggio al di sotto dei 50 dollari per barile.

Altri settori particolarmente colpiti sono stati i servizi, il retail, la distribuzione, le costruzioni e l’agroalimentare.

Il timore è che questi default alla fine creino un effetto domino, aggravando le difficoltà dei fornitori più deboli, incapaci di pagare i propri fornitori, i propri dipendenti e la propria produzione a causa dei ritardi dei pagamenti e dei fallimenti dei propri clienti.

Tale situazione si riverbera sul sistema dei pagamenti nei confronti dei fornitori oltreoceano spesso penalizzati rispetto ai “più temuti” fornitori americani.

Ma come viene recuperato un credito negli USA? E’ prassi attivare l’azione extra-giudiziale per il recupero del credito anche in considerazione delle tariffe forensi straordinariamente elevate e per il fatto che le spese legali e gli interessi di mora non sono quasi mai recuperabili nei confronti del debitore inadempiente.

Anche in caso di azione giudiziale negli Stati Uniti, un’altissima percentuale di azioni non arriva fino al processo ma viene conclusa in tempi celeri mediante una transazione.

I creditori in possesso di un credito certo, esigibile e non contestato, di fronte alla certezza di anticipare costi legali senza alcuna possibilità di poterli recuperare, preferiscono chiudere la controversia in tempi rapidi nonostante ciò comporti la rinuncia di una quota del proprio credito.

Non esiste negli Stati Uniti il ricorso per decreto ingiuntivo ma è necessario proporre una causa ordinaria introdotta con il deposito e la notifica al convenuto. L’iter prevede poi una  fase di discovery, di successiva mediazione obbligatoria e, solo come in caso di fallimento di quest’ultima azione si procede con il processo civile.

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