Il recupero crediti negli USA

L’economia americana è in continua crescita ma persistono rischi geo-politici ed economici che generano problemi di mancati incassi

Se sotto il profilo politico, il primo anno di Trump come presidente degli Stati Uniti d’America è stato controverso,  i dati pubblicati dal BEA  (Bureau of Economic Analysis) confermano, invece, la solidità del quadro

In una eventuale guerra dei dazi commerciali nel settore agroalimentare tra Stati Uniti ed Unione Europea, l’Italia è il Paese che rischia di più.

Pur essendo in buona compagnia con Francia e Germania, la struttura e la composizione dei ns prodotti “Made in Italy” esportati negli USA ci espongono ai pericoli maggiori.

Un esempio: oggi l’Italia è il primo esportatore di vino negli Stati Uniti – quasi 1,3 miliardi di controvalore.

All’Amministrazione Trump basterebbe alzare un muro di dazi sul vino per colpire in modo pesante il business italiano.

Per le imprese straniere gli Stati Uniti rappresentano una grande opportunità per acquisire visibilità a livello internazionale e per conquistare nuovi mercati.

Per l’Italia, in particolare, risulta molto soddisfacente il dato dell’interscambio con gli Stati Uniti: In 9 anni il Belpaese ha più che raddoppiato le sue esportazioni verso gli USA.

Nei primi dieci mesi del 2018 le esportazioni sono aumentate in media del 12,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Con le punte dei comparti chimica (+14%), meccanica (+13,1%) e soprattutto dei semilavorati e componenti per l’industria (+30,5%) legati a plastiche, gomme e pellami.

Nel 2017 l’export made in Italy negli USA aveva superato i 50 miliardi di dollari. Per il 2018 non ci sono ancora i dati definitivi ma nei primi 10 mesi dell’anno, l’export italiano è stato di 45,36 miliardi di dollari.

Per l’intero anno, secondo l’Ice, si dovrebbe arrivare a un export complessivo di 56 miliardi di dollari per l’Italia.

Il buon andamento delle esportazioni, è stato favorito dalla crescita dell’economia americana che ha spinto i consumi privati.

L’export totale dell’Italia verso gli Stati Uniti, in ogni caso, vale di più del totale delle esportazioni italiane in Cina, Russia e India messe assieme.

Il saldo commerciale estero più elevato l’Italia ce l’ha proprio con gli Usa: 31,5 miliardi di dollari.

Rischi Economici

Persistono anche problemi economici di lungo termine che derivano principalmente da una frenata della produttività, da un invecchiamento della popolazione, da infrastrutture a pezzi e da un debito nazionale in aumento.

Gli Stati Uniti detengono, infatti, il record delle grandi crisi: numerosi sono i default, di società americane che hanno fatto ricorso alle leggi fallimentari. La maggior parte di esse appartiene al settore dell’energia. Altri settori particolarmente colpiti sono stati i servizi, il retail, la distribuzione, le costruzioni e l’agroalimentare.

Il timore è che questi default creino un effetto domino, aggravando le difficoltà dei fornitori più deboli, incapaci di pagare i propri fornitori, i propri dipendenti e la propria produzione a causa dei ritardi dei pagamenti e dei fallimenti dei propri clienti.

Rischi di insolvenza commerciale

Tale situazione si riverbera sul sistema dei pagamenti nei confronti dei fornitori oltreoceano spesso penalizzati rispetto ai “più temuti” fornitori americani.

Come viene recuperato un credito negli USA? 

È prassi attivare l’azione extra-giudiziale per il recupero del credito a causa di tariffe forensi, straordinariamente elevate, e il fatto che le spese legali e gli interessi di mora non sono quasi mai recuperabili nei confronti del debitore inadempiente.

Anche in caso di azione giudiziale negli Stati Uniti, un’altissima percentuale di azioni non arriva fino al processo ma viene conclusa in tempi celeri mediante una transazione.

  • Ottenere una sentenza: 460 giorni
  • Recovery rate: 76,8%

I creditori in possesso di un credito certo, esigibile e non contestato, di fronte alla certezza di anticipare costi legali senza alcuna possibilità di poterli recuperare, preferiscono chiudere la controversia in tempi rapidi nonostante ciò comporti la rinuncia ad una quota del proprio credito.

Non esiste negli Stati Uniti il ricorso per decreto ingiuntivo ma è necessario proporre una causa ordinaria introdotta con il deposito e la notifica al convenuto. L’iter prevede poi una fase di discovery, di successiva mediazione obbligatoria e, solo come in caso di fallimento di quest’ultima azione, si procede con il processo civile.

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