Il recupero crediti negli USA

A causa del Coronavirus raddoppiano i rischi e si temono numerosi mancati pagamenti

Gli investimenti aziendali si sono contratti nel secondo e nel terzo trimestre del 2019, e non è prevista alcuna ripresa significativa nel 2020.

Nonostante la recente “Fase uno” dell’accordo commerciale USA-Cina, l’ambiente imprenditoriale rimarrà debole, poiché questo primo accordo non è in grado di fornire la chiarezza necessaria sulla futura politica commerciale.

Il rallentamento economico previsto per il 2020 rimane sensibile ai rischi al ribasso. In assenza di un contributo efficace alla crescita da parte degli investimenti e delle esportazioni, qualsiasi shock in grado di avviare un calo considerevole della crescita dei consumi delle famiglie potrebbe mandare in recessione l’economia statunitense. 

Le insolvenze tornano ad aumentare dopo nove anni di decrementi. Dopo nove anni di contrazioni annuali, il numero di fallimenti delle aziende statunitensi è aumentato del 2,5% su base annua. Il debito societario statunitense è nuovamente aumentato negli ultimi due anni, poiché le aziende hanno potuto accedere facilmente a finanziamenti con tassi di interesse ridotti.

Numerose aziende hanno sfruttato l‘ampia disponibilità di capitali per corrispondere somme elevate agli azionisti invece di investire nell‘economia reale, accrescendo così la propria vulnerabilità agli shock economici e finanziari.

Il crollo delle vendite al dettaglio

Per l’industria delle vendite al dettaglio già decimata dalla “Retail Apocalypse”, l’apocalisse dei centri commerciali statunitensi, il coronavirus sembra il Giudizio Universale.

L’istanza di fallimento di Neiman Marcus, la grande catena del lusso che ha licenziato quasi tutti i suoi 14.000 dipendenti, dovrebbe essere una questione di giorni.

Secondo gli analisti di Ubi, entro il 2025 chiuderanno almeno 100.000 negozi e il settore più colpito sarà proprio quello dell’abbigliamento. Anche di JCPenny e Nordstrom sono sul punto di collassare.

Secondo anticipazioni di stampa, Nordstorm ricorrerà al “Chapter 11” questa settimana. Gap ha cancellato tutti gli ordini per la stagione autunnale.

Macy’s, una delle più antiche catene di distribuzione Usa, fondata nel 1958, ha praticamente mandato a casa l’intero staff, circa 130.000 dipendenti. Lo stesso ha fatto il sito per la vendita di moda on line ‘Rent the Runway’.

Sebbene tutti i brand abbiano cercato di orientare il business sulle vendite via web, difficilmente riusciranno a compensare le perdite dei negozi.

“Anche se le nostre attività digitali restano attive, abbiamo perso buona parte del giro d’affari con i negozi chiusi”, ha fatto sapere Macy’s che sta “valutando diverse opzioni” per rafforzare la sua struttura di capitale.

Le vendite al dettaglio negli Stati Uniti sono crollate dell’8,7% a marzo, il peggior risultato di sempre e gli analisti si aspettano un crollo dei consumi del 17% nel primo trimestre, la peggior performance dal 1947.

Un posto di lavoro su 4 negli States è nel comparto delle vendite al dettaglio, avverte Tom McGee, Ceo dell’International Council of Shopping Centers.

Tenere sotto controllo i pagamenti, rinegoziare i termini di pagamento, monitorare incassi e scadenze è ancora più importante e più laborioso in questo scenario critico.

Invenium, è pronta a supportare i processi di gestione e recupero crediti, consentendo un intervento immediato:

  • Con una struttura di costi sostenibile
  • Creando processi scalabili
  • Incrementando la liquidità
  • Tutelando gli equilibri aziendali

A sostegno delle imprese del territorio colpite dalle difficoltà economiche connesse all’emergenza sanitaria da COVID-19, Invenium ha deciso di favorire i propri clienti ma anche tutte le piccole e medie imprese in difficoltà.

E’ stato realizzato un “emergency plan” a supporto delle PMI italiane.

Rischi Economici

Persistono anche problemi economici di lungo termine che derivano principalmente da una frenata della produttività, da un invecchiamento della popolazione, da infrastrutture a pezzi e da un debito nazionale in aumento.

Gli Stati Uniti detengono, infatti, il record delle grandi crisi: numerosi sono i default, di società americane che hanno fatto ricorso alle leggi fallimentari. La maggior parte di esse appartiene al settore dell’energia. Altri settori particolarmente colpiti sono stati i servizi, il retail, la distribuzione, le costruzioni e l’agroalimentare.

Il timore è che questi default creino un effetto domino, aggravando le difficoltà dei fornitori più deboli, incapaci di pagare i propri fornitori, i propri dipendenti e la propria produzione a causa dei ritardi dei pagamenti e dei fallimenti dei propri clienti.

Rischi di insolvenza commerciale

Tale situazione si riverbera sul sistema dei pagamenti nei confronti dei fornitori oltreoceano spesso penalizzati rispetto ai “più temuti” fornitori americani.

Come viene recuperato un credito negli USA? 

È prassi attivare l’azione extra-giudiziale per il recupero del credito a causa di tariffe forensi, straordinariamente elevate, e il fatto che le spese legali e gli interessi di mora non sono quasi mai recuperabili nei confronti del debitore inadempiente.

Anche in caso di azione giudiziale negli Stati Uniti, un’altissima percentuale di azioni non arriva fino al processo ma viene conclusa in tempi celeri mediante una transazione.

  • Ottenere una sentenza: 460 giorni
  • Recovery rate: 76,8%

I creditori in possesso di un credito certo, esigibile e non contestato, di fronte alla certezza di anticipare costi legali senza alcuna possibilità di poterli recuperare, preferiscono chiudere la controversia in tempi rapidi nonostante ciò comporti la rinuncia ad una quota del proprio credito.

Non esiste negli Stati Uniti il ricorso per decreto ingiuntivo ma è necessario proporre una causa ordinaria introdotta con il deposito e la notifica al convenuto. L’iter prevede poi una fase di discovery, di successiva mediazione obbligatoria e, solo come in caso di fallimento di quest’ultima azione, si procede con il processo civile.

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