Una giustizia a bassa velocità ed il Recupero crediti stragiudiziale

“Causa che pende, causa che rende”. Il ricorso alla via extragiudiziale, tempi rapidi e costi contenuti.

Sono oramai tutti d’accordo che l’inefficienza della giustizia civile italiana sia una delle cause più importanti della mancata crescita del Paese e del basso livello di investimenti esteri. La qualità del sistema giudiziale diventa, per le aziende ad alto livello tecnologico e con elevata mobilità, un fattore cruciale.

Vero è che le pendenze civili continuano a calare. Erano 5 milioni nel 2009, sono diventate 3.7 milioni nel 2014, sono scese a 3.15 milioni nel secondo semestre del 2017. Non la pensa allo stesso modo l’Associazione nazionale forense secondo cui le cause pendenti al 30 giugno 2017 sono aumentate del 4.9% rispetto ai primi tre mesi dell’anno.

Il Ministro Orlando sostiene che al momento del suo insediamento i tempi di durata di una causa erano di 547 giorni. Oggi sono di 360. I provvedimenti fino ad ora adottati per migliorare i tempi: Il processo penale telematico, il Decreto ingiuntivo europeo, il Processo civile telematico, la mediazione, la creazione dei Tribunali d’Impresa, il progetto degli sportelli di prossimità che è in via di start up, in realtà non hanno inciso particolarmente nell’efficientamento del sistema.

La realtà purtroppo è grigia anzi “da maglia nera”; infatti pochi mesi fa la Commissione europea, nel quadro di valutazione della giustizia 2017, per la prima volta ha introdotto un nuovo dato relativo ai tempi di durata “del primo grado” di una causa: 527 giorni. Siamo al 24° posto della graduatoria sia per i tempi che per il numero delle cause.

Non si vuole qui colpevolizzare gli Stakeholders del sistema giustizia: i 237.000 avvocati italiani e i 6.500 giudici ma il motto causa che pende causa che rende può essere sintomatico della crisi di un sistema.

In ogni caso una soluzione che potrebbe migliorare il problema del contenzioso è il ricorso massivo ad un approccio extragiudiziale.

Prendiamo ad esempio il problema del recupero crediti. Nella Centrale Rischi della Banca d’Italia famiglie e Imprese hanno accumulato sofferenze per 130 mld; senza contare le sofferenze tra Imprese.  E’ evidente che smaltire questo carico in via giudiziale è impensabile.

Invenium sostiene ormai da oltre 20 anni la politica dei “Pochi, maledetti e subito”.

L’accodo stragiudiziale è una soluzione che garantisce la stessa trasparenza del ricorso al tribunale ma più vantaggioso per il creditore e debitore in quanto fa risparmiare tempo e denaro.  Si prende contatti con il debitore e gli si prospetta la possibilità di evitare un’aggressione giudiziale, spiegando i rischi ed i costi a cui andrà incontro.  Ad esempio, in caso di soccombenza, il debitore si vedrebbe pignorati i propri conti correnti con la conseguente revoca degli affidamenti, la segnalazione in CR della Banca d’Italia ed un concreto rischio di chiusura dell’attività.

In presenza quindi di un credito certo, liquido ed esigibile, ma anche se si trattasse di un credito litigioso, il ricorso alla via extragiudiziale è sempre consigliabile per i tempi rapidi ed i costi contenuti.

Certamente sarà necessario negoziare duramente con il debitore e cercare di convincerlo del vantaggio a pagare con una transazione o con un piano di rientro piuttosto che costringere il creditore ad emettere un decreto ingiuntivo con un successivo aggravio di costi per la parte soccombente.

Ma i più convinti dell’azione extragiudiziale dovrebbero essere proprio gli imprenditori ed invece solo un’esigua parte degli stessi si rivolge a società come Invenium specializzate nell’assistere le PMI nell’attività di recupero dei crediti.

Il problema è di tipo culturale ed in Italia, rispetto ad esempio al Regno Unito – dove tra l’altro la giustizia funziona molto bene e un’azienda su due si rivolge alle società di credit collection – solo un’Impresa su 10 valuta positivamente l’azione di recupero extragiudiziale.

Forse una delle più rilevante barriere all’approccio extragiudiziale è la presenza in Italia di 237 mila avvocati, gran parte dei quali sopravvive proprio grazie alla polverizzazione del contenzioso civile che genera ogni anno 4,5 milioni di controversie. La lunga durata delle cause ed il loro assurdo spezzettamento in tante inutili udienze è funzionale alle esigenze di studi professionali molto piccoli che non reggerebbero l’urto di una nuova mentalità orientata per l’appunto alla conciliazione piuttosto che al tradizionale ricorso ai tribunali.

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