Stop ai fallimenti, sì a trattative tra debitori e creditori

Per le imprese energetiche una soluzione ad hoc …

Lo scorso 30 ottobre 2017 è stato varato un nuovo decreto legislativo che riforma i principi e gli istituti di gestione della crisi di impresa e dell’insolvenza. La nuova legge, all’art. 1, delega il Governo, entro 12 mesi dall’entrata in vigore della stessa, ad adottare uno o più decreti legislativi, volti a riformare:

  • le procedure concorsuali (R.D. n. 267 del 1942, c.d. Legge fallimentare), al fine di conseguire una riduzione dei costi e della durata delle procedure concorsuali, anche responsabilizzando gli organi di gestione;
  • la disciplina della composizione delle crisi da sovra indebitamento (legge n. 3 del 2012);
  • il sistema dei privilegi e delle garanzie.

Non si parlerà più di “fallimento”, ma di “procedura di liquidazione giudiziale dei beni”, composta da una fase preventiva e stragiudiziaria, mediante la quale l’imprenditore potrà rivolgersi ad un organo pubblico, con cui collaborerà per intercettare gli indicatori di crisi della propria impresa e giungere ad un accordo con i creditori.

Si tratta di un cambiamento che coinvolge oltre 175 mila società a responsabilità limitata.

Nel secondo trimestre del 2017 i dati relativi alle chiusure aziendali hanno rafforzato i segnali di miglioramento già emersi nei trimestri precedenti, mostrando che il sistema delle imprese italiane è ormai avviato verso l’uscita dal lungo periodo di crisi che ha colpito l’economia.

Massimo Talone, vice presidente della Commissione della finanza e controllo di gestione dell’Ordine dei dottori commercialisti di Milano, ha definito l’allerta d’impresa “la tempesta perfetta”, visti i rischi e gli oneri che le imprese dovranno sostenere in un primo momento, a fronte di indubbi benefici sul lungo periodo.

L’impresa ottiene un rating che segnala il livello di rischio anche grazie ad una “check list”, di 40 domande, che spaziano dal controllo del piano di investimenti all’analisi della gestione delle risorse.

Grazie a questo sistema di controllo, le banche possono spostare il focus di analisi del metodo creditizio da una valutazione “backward looking” ad una “forward looking”,obbligando gli istituti a monitorare anche i crediti in bonis per tutelare le proprie risorse, cambiando anche il fattore di rischio legato ai prestiti che facilmente possono diventare crediti deteriorati.

Nel complesso nei primi sei mesi del 2017 sono state aperte 822 procedure diverse dal fallimento, il 15,9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Il generale trend di diminuzione del numero dei fallimenti registrati in Italia è un dato incoraggiante che testimonia il miglioramento del sistema economico nel suo complesso. Va considerato, però, che tra il 2009 ed il 2016, sono fallite nel nostro paese più di 100.000 imprese. Un ritmo dei fallimenti impressionante; circa 57 imprese ogni giorno lavorativo.

Le società che erogano servizi di elettricità, gas, acqua si trovano spesso ad affrontare problemi di insolvenze generati da fallimenti. In questi ultimi anni il mercato dell’Energy & Utilities è stato attraversato da cambiamenti profondi che, assieme al fenomeno dello “switching” delle utenze hanno causato un notevole aumento delle pratiche da recuperare.

Invenium opera come advisor di rilevanti investitori istituzionali  italiani ed esteri, con la finalità di consentire il definitivo deconsolidamento dei crediti problematici e di dubbia esigibilità.