Il recupero crediti nel mercato degli appalti pubblici nel 2020

La gestione dei crediti verso Comuni e Pubblica amministrazione in seguito all’emergenza Covid-19

Corsie veloci e niente gara per opere piccole e medie fino a 5 milioni di euro, molte deroghe alle procedure ordinarie del codice appalti ma niente (o pochi) commissari straordinari.

consulenza recupero crediti Comuni e Pa e appalti pubblici 2020Palazzo Chigi sta costruendo un testo che tenga conto delle due esigenze evidenziate da Conte già un mese fa e ribadite agli Stati generali: dare una scossa vera agli investimenti introducendo riforme potenti rimaste al palo per anni, come la limitazione dell’ abuso d’ ufficio e della responsabilità erariale dei pubblici funzionari; tenere insieme la maggioranza arrivando a punti di compromesso fra posizioni che almeno in partenza sembrano inconciliabili.

Per mettere d’ accordo tutte le componenti della maggioranza, Palazzo Chigi potrebbe accogliere il suggerimento fornito dall’ Anac, l’ Autorità nazionale anticorruzione: varare una norma che consenta di generalizzare l’ uso dell’ articolo 63 del codice stesso.

In sostanza, le stazioni appaltanti potranno usare le deroghe “veloci” al codice appellandosi al codice stesso. Una formula che potrà certamente ridimensionare l’ opposizione del Pd a questa soluzione derogatoria. Si alleggeriscono le procedure temporaneamente senza fare a pezzi il codice.

Il settore delle costruzioni, con i suoi due milioni di occupati (1,2 diretti e 800mila dell’indotto) aspetta i provvedimenti sul rilancio degli investimenti.

Appalti pubblici – Crescita dei costi e difficoltà per le imprese

A causa dell’emergenza Coronavirus, nel settore degli appalti pubblici si è registrato un costo maggiorato in cantiere dell’ordine del 10% per i soli oneri sanitari. Senza contare che con il rallentamento della produzione dovuto ai nuovi vincoli cresceranno anche i costi di produzione.

Le affermazioni del Presidente dell’ANCE Gabriele Buia sulle difficoltà che potrebbero incontrare le imprese con la ripresa delle attività in cantiere: “Possiamo dire che in quasi tutti i casi la prima settimana se ne andrà per adeguare i cantieri alle nuove norme di sicurezza che ovviamente intendiamo rispettare rigorosamente, come da accordi con i sindacati, perché noi alla salute dei nostri operai teniamo come priorità”.

Per poter mirare ad una veloce ripartenza, il Governo dovrebbe attivare quelle stazioni appaltanti che sono gli 8mila Comuni italiani, conferire ai sindaci un mandato a spendere subito tutte le risorse economiche disponibili per riaprire i cantieri.

Secondo le ultime bozze, il decreto rilancio interviene anche sugli appalti pubblici, riguardo alla tematica delle responsabilità legate alla gestione dei contratti e alla loro esecuzione in questa fase complicata. Il decreto rilancio prevede che qualora il rispetto delle misure di contenimento impedisca di ultimare i lavori, i servizi o le forniture nel termine contrattualmente previsto, questa circostanza non sarà imputabile all’esecutore.

I provvedimenti adottati dal Governo, in seguito all’emergenza sanitaria, per le loro caratteristiche di gravità ed imprevedibilità, costituiscono un caso di forza maggiore e mettono al riparo da eventuali penali e risarcimenti: in queste situazioni sarà possibile chiedere una proroga della scadenza contrattuale, in base alle procedure del Codice appalti.

Edilizia pubblica – Una crisi lunga più di 10 anni

Un mondo fatto di grandi, medie, piccole e piccolissime imprese che paga una crisi lunga più di 10 anni.

Il settore delle grandi opere e dell’edilizia pubblica è stato notoriamente un segmento caratterizzato da un’eccessiva burocrazia e, spesso, da una certa tipologia di malcostume diffuso.

Queste due condizioni hanno contribuito a frenare la realizzazione di grandi opere pubbliche. Questi elementi hanno creato un loop dal quale non si usciva facilmente. Nel nostro Paese sono tantissimi i cantieri aperti che hanno subito uno stop per lungo tempo a causa del clima clientelare cui i responsabili edili stessi si sono, o meglio, hanno preferito sottoporsi.

A peggiorare la situazione c’era una disciplina giuridica complessa che costringeva anche chi era dotato di buona volontà a districarsi tra innumerevoli cavilli. Alla crisi sanitaria seguirà una crisi economica simile a quella del dopoguerra, ed è in questo momento che diviene necessario sbloccare i cantieri.

La sezione delle gare d’appalto è una delle più rilevanti del decreto sblocca cantieri.In una bozza iniziale era stato previsto l’obbligo di istituire una gara formale per assegnare lavori con una spesa superiore ai 200.000 euro.

L’idea è stata però accantonata e nella stesura finale della nuova normativa la gara semplificata ad inviti resta lo strumento valido per lavori con un tetto massimo di un milione di euro.

Nello specifico però vengono distinte diverse fasce in funzione al valore complessivo della spesa dei lavori:

  • Per l’affidamento di appalti che prevedono una spesa compresa tra i 40.000 e i 150.000 euro l’assegnazione dei lavori viene fatta in modo diretto a seguito della valutazione di almeno tre preventivi e di 5 per l’erogazione di forniture e servizi.
  • Per i lavori che prevedono una spesa tra i 150.000 e i 350.000 euro si prevede l’obbligo di invitare almeno 10 operatori economici e la scelta deve essere fatta rispettando un criterio di rotazione degli inviti stessi
  • Per quanto riguarda le spese che vanno da 350.000 euro a 1.000.000 vengono fissati ad almeno gli 15 inviti, e di conseguenza gli operatori economici, sempre nel rispetto del sopracitato criterio di rotazione.

Il nuovo regolamento fissa anche un nuovo limite al subappalto. Questo infatti non deve superare il 40% della spesa complessiva sommando servizi, forniture e contratto dei lavori. Il limite è stato quindi abbassato poiché prima era del 50%.

Riforma radicale

Modificato il 15% dei 220 articoli dell’attuale legge, in molti casi l’intervento riguarda numerosi commi.

La modifica riguarda ben 32 articoli sui 220 del codice.

Sei mesi per fare il nuovo regolamento, riscrivendo da zero 13 provvedimenti del vecchio codice, per semplificare le procedure ed autorizzazioni che richiedono 8 anni per arrivare a una gara e tempi lunghi per nominare i commissari sblocca-cantieri.

Il decreto legge si è notevolmente allungato, ora sono trenta articoli, per  l’inserimento delle norme sulla ricostruzione post-terremoto.

Confermati a pieno i pilastri dell’intervento:

  • E’ stata alzata la soglia massima dei lavori subappaltabili al 50%
  • Stabiliti 18 mesi di tempo per mettere a punto un regolamento che superi linee guida Anac e altri provvedimenti ministeriali attuativi del codice
  • Si accantonano per gli appalti sottosoglia le gare con l’offerta economicamente più vantaggiosa ma i meccanismi di esclusione e calcolo delle medie

Sarebbe ben necessario un piano con corsie veloci per accelerare gli investimenti dei comuni, un fondo di garanzia in favore delle banche che consenta di evitare la svendita dei crediti incagliati e nuove restrizioni di credito al settore, la velocizzazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, una correzione dello split payment che oggi drena 2,5 miliardi di liquidità del settore.

Sul codice appalti, le modifiche che dovrebbero scattare subito per l’Ance, quindi con decreto, sono anzitutto quelle che servono per rispondere alla procedura di infrazione Ue.

Saltano gli appalti centralizzati

I comuni non capoluogo potranno gestire da soli le procedure di gara di maggiori rilievo, senza ricorrere a centrali uniche di committenza o stazioni uniche appaltanti .

Il decreto-legge “sblocca cantieri” introduce un’importante innovazione nelle disposizioni dell’articolo 37 del Codice dei contratti pubblici, eliminando l’obbligo per le amministrazioni comunali non capoluogo di sviluppare, oltre specifiche soglie, i processi di acquisizione di lavori, beni e servizi mediante moduli organizzativi aggregativi.

I comuni non capoluogo, dal momento dell’entrata in vigore del decreto-legge, possono scegliere se gestire in proprio le procedure di gara per appalti di valori superiori alle soglie dell’articolo 35 del Codice per beni e servizi o superiori alle soglie interne stabilite dallo stesso articolo 37 per i lavori, oppure continuare a fare ricorso alle centrali uniche di committenza o alle stazioni uniche appaltanti.

Invenium – Recupero e cessione crediti verso la P.A.

All’interno del sistema di pagamenti e finanza, di carattere pubblico, permangono evidenti profili di inefficienza, criticità finanziaria e di un elevato DSO.

Invenium ha realizzato un servizio ad hoc per affiancare i fornitori che partecipano alle gare pubbliche, per aiutarli ad incassare prima ed evitare ritardi negli incassi verso la Pubblica amministrazione.

Invenium, in partnership con uno dei più prestigiosi Studi Legali Giuspubblicisti italiani, offre al mondo corporate il servizio di consulenza legale per la gestione delle gare di appalto pubbliche.

  • Predisposizione delle offerte a gare pubbliche
  • Gestione delle problematiche che emergono in sede di gara
  • Negoziazione con le stazioni appaltanti
  • Assistenza per contenziosi relativi alla gara o all’esecuzione del contratto

Inoltre, l’intero ciclo di vita del credito verso la Pubblica Amministrazione viene affiancato e supportato da servizi specifici, attraverso la stretta partnership dei migliori player di settore.

In caso di ritardi di pagamento, la cessione del credito verso la Pubblica Amministrazione è la soluzione che consente di rendere immediatamente liquidi ed esigibili i crediti non performing.

Invenium costruisce strategie efficaci e personalizzate, calibrate sul rating dei portafogli analizzati e delle strutture debitrici, offrendo anche il servizio di consulenza legale e strategica per l’atto di cessione del credito.

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