Consulenza e gestione dei crediti nel mercato degli appalti pubblici

Avvisi in crescita del 13% grazie allo sblocco dei fondi nelle casse delle amministrazioni territoriali

Dal mercato degli appalti sembrano arrivare segnali di risveglio tra fine 2018 e inizio 2019.

A riaccendere i motori della spesa sono stati Regioni e Comuni, mentre la macchina di ministeri e sanità resta ingolfata.

Una manovra per sciogliere uno dei tanti nodi della contabilità pubblica, “lo sblocco degli avanzi”, una misura voluta dal sottosegretario dell’economia Massimo Gravaglia.

La liberazione dai vincoli contabili dei soldi che le amministrazioni avevano in cassa senza poterli spendere.

La rimozione definitiva di uno dei tanti paradossi nelle regole della Pa suona così: + 84,9% nella spesa effettiva in conto capitale delle Regioni nei primi due mesi dell’anno rispetto a gennaio-febbraio 2018, e +21,8% nei Comuni.

Risultati che permettono al complesso della Pa di archiviare un primo bimestre 2019 con un + 15,8% complessivo, anche se la sanità rimane ferma e lo Stato arretra.

La ripresa nasce, quindi, soprattutto dallo sblocco dei fondi nelle casse delle amministrazioni territoriali.

Un motivo in più che ha spinto verso la ripresa è stata la lunga depressione, quella che nel 2007 ha visto spesi 18 miliardi di investimenti dagli enti locali e nel 2008 la metà.

1,4 miliardi di spesa solo nei Comuni, il dato di dicembre suona quasi come un record.

Le cifre sono state confermate dall’Osservatorio Cresme-Ifel che segnala come la ripresa dei Comuni dell’inizio del 2019 sia spalmata sul territorio nazionale: + 24% al nord, + 29% al centro e +15% al sud.

Un elemento da non sottovalutare è costituito dalla dimensione urbana, il boom (+123%) si registra in primo luogo nelle città che contano più di 250mila abitanti.

Questi numeri significano soprattutto pagamenti arretrati alle imprese, mentre sui debiti commerciali le anticipazioni extra di Cdp liberano 1,12 miliardi fra enti loca e Regioni.

La riqualificazione e la rigenerazione urbana può diventare la sfida del Paese.

Aggiornamento 30/05 : Riforma radicale

Modificato il 15% dei 220 articoli dell’attuale legge, in molti casi l’intervento riguarda numerosi commi.

La modifica riguarda ben 32 articoli sui 220 del codice.

Sei mesi per fare il nuovo regolamento, riscrivendo da zero 13 provvedimenti del vecchio codice, per semplificare le procedure ed autorizzazioni che richiedono 8 anni per arrivare a una gara e tempi lunghi per nominare i commissari sblocca-cantieri.

Il decreto legge si è notevolmente allungato, ora sono trenta articoli, per  l’inserimento delle norme sulla ricostruzione post-terremoto.

Confermati a pieno i pilastri dell’intervento:

  • E’ stata alzata la soglia massima dei lavori subappaltabili al 50%
  • Stabiliti 18 mesi di tempo per mettere a punto un regolamento che superi linee guida Anac e altri provvedimenti ministeriali attuativi del codice
  • Si accantonano per gli appalti sottosoglia le gare con l’offerta economicamente più vantaggiosa ma i meccanismi di esclusione e calcolo delle medie

A partire dal 19 aprile, le amministrazioni potranno escludere dalle gare quelle imprese alle quali siano state contestate violazioni tributarie e contributive anche non definitivamente accertate.

Sarebbe ben necessario un piano con corsie veloci per accelerare gli investimenti dei comuni, un fondo di garanzia in favore delle banche che consenta di evitare la svendita dei crediti incagliati e nuove restrizioni di credito al settore, la velocizzazione dei pagamenti della pubblica amministrazione, una correzione dello split payment che oggi drena 2,5 miliardi di liquidità del settore.

Sul codice appalti, le modifiche che dovrebbero scattare subito per l’Ance, quindi con decreto, sono anzitutto quelle che servono per rispondere alla procedura di infrazione Ue.

Segnali incoraggianti arrivano anche per il futuro, con la dinamica dei bandi di gara.

Il risultato di gennaio e febbraio è sorprendente, non vi è stato alcun azzeramento delle gare, ma al contrario, si è verificato un aumento dell’8,6% per le opere di importo fino a 150.000€ e del 22,8% per quelle da 150.000 a 500.000€.

Nessun effetto taglia-gare stando ai dati del Cresme. L’aumento è continuato per tutte le opere (+13%) se si considerano quelli che il Cresme chiama “mercati tradizionali”.

All’interno del sistema di pagamenti e finanza, di carattere pubblico, permangono evidenti profili di inefficienza, criticità finanziaria e di un elevato DSO.

Invenium ha realizzato un servizio ad hoc per affiancare i fornitori che partecipano alle gare pubbliche, per aiutarli ad incassare prima ed evitare ritardi negli incassi verso la Pubblica amministrazione.

Invenium, in partnership con uno dei più prestigiosi Studi Legali Giuspubblicisti italiani, offre al mondo corporate il servizio di consulenza legale per la gestione delle gare di appalto.

  • Predisposizione delle offerte a gare pubbliche
  • Gestione delle problematiche che emergono in sede di gara
  • Negoziazione con le stazioni appaltanti
  • Assistenza per contenziosi relativi alla gara o all’esecuzione del contratto

Inoltre, l’intero ciclo di vita del credito verso la Pubblica Amministrazione viene affiancato e supportato da servizi specifici, attraverso la stretta partnership dei migliori player di settore.

In caso di ritardi di pagamento da parte della Pa la cessione del credito è la soluzione che consente di rendere immediatamente liquidi ed esigibili i crediti non performing.

Invenium costruisce strategie efficaci e personalizzate, calibrate sul rating dei portafogli analizzati e delle strutture debitrici, offrendo anche il servizio di consulenza legale e strategica per l’atto di cessione del credito.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto contattaci