Recupero crediti nel sud est asiatico

L’ultimo rapporto SACE ha evidenziato l’aumento delle esportazioni dall’ Italia verso i Paesi del Sud Est asiatico. L’avanzare del PIL in questi paesi corrisponde anche all’aumento di insolvenze.

L’Export italiano si annuncia roseo per il 2018; non sarà il boom dello scorso anno (+7,4%) ma il futuro delle esportazioni italiane si annuncia positivo, in crescita del 5,8% a fine 2018 e del 4,5%, in media, nei successivi tre anni.

Non a caso “Keep calm & Made in Italy”, è il titolo dell’ultimo rapporto annuale sull’export elaborato da SACE (società del Gruppo Cassa depositi e prestiti) e SIMEST (società controllata al 76% da SACE ed è partecipata da primarie banche italiane e associazioni imprenditoriali) che è stato presentato alcuni giorni fa – il 27 luglio 2018 – a Milano in Piazza Affari.

Nonostante le crescenti tensioni geopolitiche e protezionistiche, lo scenario dell’export italiano resta positivo nel complesso dopo l’exploit del 2017” – queste le parole del Presidente Sace, Beniamino Quintieri, al Sole 24 Ore .

“Ma quello che più colpisce – continua Quintieri – è la doppia diversificazione dell’Italia che da una parte è capace di ampliare più di altri le destinazioni delle merci italiane, e dall’altra di allargare la gamma di prodotti apprezzati oltreconfine”.

In questo modo, negli ultimi anni, siamo cresciuti di più nei settori (dalla chimica alla farmaceutica) in cui tradizionalmente non siamo specializzati.

Inoltre per il biennio 2019-2021 oltre ai soliti “paesi trainanti” vanno aggiunti nuovi paesi promettenti. Dunque, non solo i ben noti colossi, Cina e India, ma anche Indonesia, Malaysia, Thailandia, Vietnam vedranno avanzare il loro PIL a ritmi superiori. Si parla di una crescita che si aggira intorno al 5% con maggiori occasioni di business per le aziende italiane in questi paesi.

Ma come comportarsi di fronte al rischio di insolvenze?

Spesso l’aumento del volume di affari e del PIL corrisponde all’aumento dell’insolvenza. Si verificano così ritardi o mancanze di pagamento. Prima di procedere con un’azione legale in questi Paesi bisogna tener conto delle diverse regole giuridiche ed è importante far uso delle clausole contrattuali sul foro competente in modo tale da definire la legge applicabile al fine di ridurre il rischio di contenzioso.

Passando in rassegna brevemente le criticità più ricorrenti legate al mancato pagamento da parte dei fornitori in Asia (Indonesia, Malaysia, Thailandia, Vietnam) ma anche Taiwan e Hong Kong, possiamo dire che sono connesse al controllo preventivo sul debitore e alla gestione contrattuale delle condizioni di pagamento.

La barriera linguistica rappresenta ancora oggi un grande ostacolo per le aziende italiane – e straniere – che, molto spesso, da sole non riescono ad effettuare una seppur minima verifica o confronto tra le informazioni messe a loro disposizione dall’acquirente orientale e quelle ufficiali disponibili– presso il registro imprese locale. Ad esempio, è bene tener presente che in Cina e Taiwan la denominazione sociale ufficiale è registrata solo in ideogrammi.

Invenium – grazie alla presenza ormai consolidata – si avvale di Partner legali anche nell’area asiatica e di corrispondenti sul luogo. Questo permette di superare la barriera linguistica e agevola il raggiungimento di un accordo tra le controparti.

Il Dott. Mombelli – CEO e fondatore di Invenium – sostiene da sempre che il recupero crediti in Indonesia, Malaysia, Thailandia e Vietnam è un processo molto delicato e, come tale va gestito da professionisti locali. L’obiettivo è di arrivare ad una transazione o ad un piano di rientro paventando la minaccia di un’azione giudiziale. E’ di fondamentale importanza poi identificare la consistenza del patrimonio del debitore; un’azienda con un patrimonio o con asset mobiliari/immobiliari potenzialmente aggredibili è più propenso ad addivenire a qualche forma di conciliazione. Il suggerimento – per minimizzare i rischi – è quello di operare con controparti solide e di comprovata affidabilità commerciale e finanziaria, possibilmente con relazioni stabili con altri fornitori italiani. Il rischio reputazionale rappresenta un’altra importante leva negoziale.

Dunque il compromesso tra le parti è sempre consigliato, dopodiché la tendenza diffusa è di procedere dapprima in via extragiudiziale. Solo in caso di insuccesso, Il creditore può presentare un reclamo presso il tribunale che, se ritenuto ammissibile, verrà direttamente trasmesso al debitore.

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