Il recupero crediti nel settore del Food & Beverage

Novità assoluta dell’export made in Italy è la Russia. Come gestire i rischi di insolvenza che minano fatturato e redditività.

Avanza ininterrottamente la fase espansiva dell’export agroalimentare italiano.

Se continuerà a puntare sulla qualità, a sfruttare i trend salutisti e piattaforme di e-commerce, il food&beverage italiano, entro i prossimi 5 anni, doppierà i 50 miliardi di export. Lo afferma una previsione di Boston consulting group, emersa nel corso del 5° Forum Food&Made in Italy del Sole 24 Ore.

Secondo le proiezioni di Federalimentare sui dati Istat del commercio estero, al primo trimestre, la crescita è valutata in un +8% a 7,7 miliardi.

Sulle aree geografiche di espansione dell’export italiano, una significativa presenza del food&beverage made in Italy si attesta nei mercati di Spagna (+15,7%) e Cina (+12,9%); novità assoluta è la Russia che totalizza un +50,4% nel primo bimestre con una proiezione del 45% sul trimestre; nei mercati dell’Est Europa e Medio Oriente ,invece, l’export si presenta ancora con valori  ridotti.

Protagonisti indiscussi dell’export agroalimentare sono i formaggi, con un mercato mondiale che vale oltre 24 miliardi di euro: il 72% concentrato nelle mani dei player Top 10. Tra questi l’Italia, che con una quota del 10%, si posiziona dietro al panzer tedesco (14%) e a Olanda e Francia  (entrambe al 12%).

 

Anche per il vino la sfida è quella di aumentare il valore delle esportazioni.Dopo aver investito negli anni prima sulla qualità delle produzioni, con innovazioni nel vigneto e in cantina, poi sulla qualità dei territori, ora si trova di fronte alla necessità di comunicare il valore di questi investimenti e tradurlo in crescita del giro d’affari.

Uno dei testimonial più affermati del vino made in Italy è senza dubbio il Prosecco, diventato un modello di crescita per le bollicine italiane. Prosecco e Barolo piacciono sempre più e finiscono sulle tavole straniere raggiungendo i 5,4 miliardi di euro.

I prodotti agroalimentari italiani godono di grande fama all’estero, e questo viene confermato dal fenomeno dell’italian sounding,  che sfrutta l’attrazione e la reputazione che i prodotti alimentari italiani hanno nel mondo. Consiste nell’utilizzo di denominazioni, riferimenti, immagini e segni che evocano l’Italia e, in particolare, alcuni dei suoi più famosi prodotti tipici, per promuovere la commercializzazione di prodotti fatti all’estero e che nulla hanno a che fare con l’originale italiano.

Non vi è praticamente comparto alimentare immune da questo fenomeno e quest’azione viene adottata da migliaia di aziende, con un impatto devastante per il Made in Italy: su scala globale, infatti, questa contraffazione causa la perdita di 60 miliardi di euro.

Le Aziende del comparto agroalimentare non solo devono difendersi dal fenomeno della contraffazione dilagante ma anche dal problema dell’insolvenza commerciale, diffusa sempre più a livello planetario. Tra l’altro il settore agroalimentare italiano già soffre per i tempi di pagamento delle forniture decisamente fuori dalla norma e,  pari a circa 90 giorni dall’emissione fattura.

Risulta quindi molto importante continuare ad operare sui mercati esteri ma con cautela, tutelando la propria esposizione commerciale.

In Russia  persistono le difficoltà nella riscossione dei crediti.

Per il recupero è quasi sempre consigliabile un tentativo in via extragiudiziale per mezzo di un legale in loco, ciò anche in base al fatto che l’ordinamento giuridico Russo non prevede alcun tipo di provvedimento analogo all’ingiunzione di pagamento previsto dalla legge italiana ed il ricorso In caso di controversie, all’Arbitrazh Courts (l’organo competente) è costoso, complicato e dagli esiti non sempre prevedibili.

Meglio quindi ricorrere ad un consulente legale in loco che, con pazienza incontri il debitore e negozi un piano di rientro o un accordo transattivo.

Per attuare quindi un’azione efficace di recupero crediti in Russia la scelta più saggia è affidarsi a dei professionisti del settore: Invenium si avvale del supporto di 2 collaboratori a Mosca e San Pietroburgo, da oltre 13 anni, nella gestione dei crediti insoluti in Russia.

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