Dati sul Recupero crediti e rischio insolvenza all’estero

I diversi studi relativi ai Pagamenti 2018, hanno reso pubblici la puntualità di aziende in 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.

Sono 15 i Paesi prioritari del nuovo piano per il made in Italy, dagli Usa alla Corea del Sud.

Il made in Italy e il rilancio dell’export in chiave anti-recessione, è diventato un tema chiave negli equilibri politici.

I Paesi “core” sono i cosiddetti mercati tradizionali, dove vanno consolidate le esportazioni, come Usa, Francia, Germania e Uk e dove i tassi di crescita saranno interessanti.

Dall’altra parte ci sono invece, i Paesi satellite, dalle grandissime potenzialità di crescita, come India, Cina, Giappone, Corea del Sud, Vietnam, Indonesia e anche Birmania.

Per gli Usa il budget promozionale, rispetto al 2018, sale da 21 a 26 milioni, per la Cina da 11 a circa 17, per il Giappone da 6,5 a oltre 9, per la Russia da 3,5 a quasi 9, per il Regno Unito da 3 a 5, per la Corea del Sud da 0,8 a 2,4. Sale notevolmente anche l’India.

La mappa dei Rischi 2019 elaborata da Sace, ha messo in evidenza un quadro ben più articolato rispetto allo scorso anno.

Al fronte emergono turbolenze sui paesi emergenti ed un rallentamento dell’economia Usa. Le geografie più promettenti per le esportazioni italiane sono quelle con un profilo di rischio più elevato.

Brasile, India , Indonesia e Vietnam presentano un profilo di rischio medio-elevato. Si tratta di mercati emergenti destinati a ricoprire un ruolo crescente nel prossimo futuro, così come la Russia si conferma un mercato strategico con un profilo di rischio in miglioramento.

In termini di rischio opportunità, spiccano gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar, la Colombia, la Repubblica Ceca e la Cina.

Gli Usa, invece, destinazione tradizionale del nostro export rimangono una meta ad elevato potenziale, anche se risentiranno dell’imminente rallentamento economico.

Peggiorate Turchia, Argentina e alcuni mercati nel Golfo. In India e Indonesia i rischi sono connessi al deprezzamento delle valute e alla pressione sulle riserve valutari.

Fra gli emergenti si segnalano i miglioramenti di Russia e Polonia.

Le incertezze politiche rendono tutto più difficile. Coface, nel suo rapporto presentato a Parigi, il 6 febbraio 2019, ha messo in luce un quadro non certo roseo per l’Europa, anche se il rallentamento sarà probabilmente modesto.

I fallimenti, che sono costantemente calati fino all’anno scorso, aumenteranno quest’anno in 20 paesi del Continente, ad un ritmo dell’1,2% per Eurolandia, che sale al 7% per l’Italia.

Preoccupanti le società zombie che sopravvivono solo grazie ai tassi bassi, che rappresentano il 4 -6% in Germania, Francia, Italia e Spagna.

In un contesto economico sempre più globalizzato un problema notevole,  per le aziende vocate all’internazionalizzazione, è il rischio Insolvenza.

I diversi studi relativi ai Pagamenti 2018, hanno reso pubblici la puntualità di aziende in 32 Paesi nel mondo, di cui 22 europei.  

In merito all’UE, la Danimarca è in testa alla classifica perché è il Paese più virtuoso con l’88,4% di imprese puntuali nei pagamenti commerciali.

Seguono – per completare le prime tre posizioni – la Polonia con il 75,5% e l’Olanda con il 66,3%.

Al contrario, invece, le imprese portoghesi si trovano in fondo alla classifica europea con solo il 16,1% di puntualità nei pagamenti. Performance negative hanno anche la Bulgaria con il 22,7% e Finlandia e Irlanda, entrambe con il 27,3%.

All’interno dei 22 Paesi europei analizzati, il Belpaese si posiziona al 14-esimo posto con una percentuale di pagamenti virtuosi del 37,3%. Anche per quanto riguarda l’andamento dei ritardi gravi, l’Italia si posiziona nella parte bassa del ranking con una quota pari al 10,5%.

Sintetizziamo, qui di seguito i dati  relativi alle abitudini di pagamento in Asia:

PAESE QUOTE DI PAGAMENTO NOTE SUL PAESE
Taiwan 69% Taiwan si è contraddistinto,  in tutta la regione,  per le maggiori quote di pagatori puntuali con il 69%.
Filippine 29% Le Filippine hanno mostrato un notevole miglioramento sul fronte dei pagamenti puntuali,  arrivando al 29% rispetto al 17% dell’anno precedente.
Thailandia 45,4% Trend positivo anche per la Thailandia che ha registrato un miglioramento del  23,9% rispetto all’anno precedente.

Guardando le abitudini di pagamento del America del Nord abbiamo messo in evidenza il trend di questi Paesi:

  • Gli Stati Uniti e il Canada si collocano in una posizione intermedia, con rispettivamente il 56,4% e il 42% di pagatori alla scadenza.
  • In particolar modo, gli Stati Uniti registrano un aumento del 2,6% in questa classe di pagamento rispetto a
  • Il Messico ha riportato una performance di pagamento positivo con il 56,1% di pagatori puntuali.

L’ultima analisi svolta riguarda i Paesi dell’Europa meridionale. Anche in questo caso abbiamo riportato le principali evidenze riguardo ai pagamenti.

Dagli ultimi dati disponibili risulta che:

  • la Spagna, nel 2017, si è contraddistinta per le maggiori quote di pagatori puntuali con il 55,5%.
  • Il Portogallo e la Bulgaria, invece, registrano meno del 23% nella classe di pagamento alla scadenza
  • La Romania mostra dei miglioramenti nelle abitudini di pagamento rispetto al 2016, con un incremento dei pagatori puntuali e una riduzione dei gravi ritardatari.

Riferendoci all’UE, in caso di mancato pagamento, ci sono diverse strade da seguire per poter far valere i propri diritti.

Una prima fase è rappresentata dalla richiesta di emissione di un’Ingiunzione di Pagamento (EPO – European Payment Order). Per poter emettere tale Ingiunzione è necessario che, il debitore abbia la nazionalità oppure la sede nell’Unione Europea.

Ad esempio, se il debitore è Polacco (e la Polonia, dunque, fa parte dell’UE) allora si può chiedere l’emissione dell’ Ingiunzione di Pagamento. I tempi sono diversi a seconda del Paese ma in linea di principio in tutti e 28 paesi UE si può chiedere e si può emettere l’EPO.

Le fasi da seguire sono le seguenti:

1 – Nella fase stragiudiziale, Il recupero dei crediti all’estero e la messa in mora avviene dopo una complessa fase di ricerca delle informazioni (le c.d. Indagini) utili per valutare la solvibilità del debitore. Senza questa fase, diventa non solo difficile ma anche improbabile un approccio corretto al recupero.Una volta terminata questa prima fase di indagini, la pratica sarà pronta per essere attivata nei confronti del debitore insolvente.

Il “mandato” consiste nell’inviare una formale lettera al Debitore nella sua lingua originale. Passati i tempi di attesa menzionati sulla diffida (normalmente 15 giorni), il debitore viene contattato telefonicamente per verificare i motivi ostativi al mancato pagamento.

Il contatto telefonico costituisce sempre un primo tentativo di recupero dei crediti insoluti, ed aiuta il legale a raccogliere una serie di informazioni ed impressioni che saranno utili per espletare le fasi successive.

2 – Se la prima fase non risulta essere risolutiva, prima di procedere con la fase giudiziale si tenta un approccio diretto visitando la controparte.

Nel caso in cui neppure l’incontro con il debitore dia risultati si procedera con la fase giudiziale. Con questa fase, il recupero crediti entra più nel concreto. I  nostri collaborati legali, aventi giurisdizione nello stato dove deve essere riscosso il credito, inizieranno la causa secondo le modalità e le regole vigenti nello stato dove si recupera il credito.

Se il debitore continua a non pagare anche in questa fase, allora si procede con l’esecuzione vera e propria, giungendo sino al pignoramento di tutti i beni in capo al debitore ovvero tutti i beni necessari per soddisfare le esigenze del creditore.

Diversa è la situazione – ad esempio – se il debitore è di nazionalità Svizzera. Quest’ultima si trova sì in Europa ma non ha aderito all’Unione europea perciò l’ingiunzione di pagamento, in questo caso, non si applica. Dunque, per un recuperare un credito in Svizzera bisogna conoscerne a fondo le leggi per valutare se è meglio procedere con la via giudiziale oppure stragiudiziale.

Lo stesso vale per i Balcani Occidentali (Albania, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Kosovo e la Repubblica di Macedonia).

E’ importante, quando si parla di recupero crediti esteri,  tener presente tre fattori fondamentali:

  • Contestualizzare ogni caso specifico per poter capire se si applica o meno l’EPO.
  • Valutare l’approccio tramite cui agire:  giudiziale stragiudiziale.
  • Analizzare il  rischio giudiziale del Paese in cui si deve agire (c.d. Judicial Country  Risk).

L’analisi della c.d. Judicial Country Risk permette di capire il grado di performance e di equità di un tribunale e consente, così, di ipotizzare le possibilità di successo o insuccesso di una causa legale in quel Paese.

Invenium, con un esperienza ventennale nel settore del recupero crediti e la sua massiccia presenza in 105 Paesi, è in grado di gestire situazioni conflittuali tra debitori e creditori esteri grazie alla sua fitta rete di collaboratori legali.

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