Focus distretto: il recupero crediti a Brescia

Le Imprese bresciane superano la crisi, ma il ritardo nei pagamenti non migliora

Forse siamo arrivati al giro di boa: c’è indubbiamente un’inversione di tendenza, che si sta confermando da numerosi trimestri” afferma Marco Bonometti, presidente dell’Associazione industriale bresciana.

L’industria locale, infatti, sembra andare oltre la crisi: l’occupazione e gli investimenti tengono, e cassa integrazione e fallimenti calano.

I risultati non sono uguali per tutte le aziende e in molti ambiti il gap con gli anni pre-crisi sono ancora evidenti, ma vi è una sensibile evoluzione.

Lasciate alle spalle le incertezze registrate nel 2012, da almeno un triennio la ripresa a Brescia si è incanalata su binari concreti.

Alla fine dell’anno 2016 la produzione è stata del 3,2-3,5 per cento, il tasso di utilizzo degli impianti è salito del 75% e per la prima volta da molti anni il trend dei fallimenti è in calo  (-14%).

Positivo anche il bilancio del mercato del lavoro: nel 2016 il saldo tra avviamenti e cessazioni è rimasto positivo, lontano dai valori del biennio 2014-2015, ma al di sopra del dato del 2012 e del 2013.

La ripresa è particolarmente evidente nella “testa di ponte” dell’economia bresciana, vale a dire i 60 principali gruppi industriali del territorio, che sono fortemente volti all’internazionalizzazione e che hanno saputo investire e riposizionarsi.

Gli investimenti, sia in Italia che all’estero, sono in costante crescita; queste realtà, infatti, negli ultimi anni hanno assunto decisioni cruciali per reagire alle difficoltà, hanno seguito un percorso di crescita, interpretando in maniera corretta il nuovo quadro globale del mercato.

Nonostante questa ripresa, però, i ritardi nei pagamenti e le insolvenze restano un problema diffuso: le fatture liquidate oltre i limiti sono il 94%, i giorni medi di ritardo nel pagamento sono 48.

Il 41% delle aziende deve rimandare i pagamenti ai fornitori a causa di ritardi di pagamento da parte dei propri clienti (la media UE è del 25%) e circa il 20% delle aziende lamenta perdite di ricavi a causa di questi ritardi.

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