Pagamenti e Fallimenti: qual è la situazione italiana? E quali sono le previsioni per il 2017?

Gradualmente migliora la puntualità nei pagamenti tra le imprese. La conferma giunge dalla riduzione dei tempi medi di l’incasso, che nel 2016 si sono attestati a 86 giorni rispetto agli 88 dell’anno precedente e ai quasi 120 del 2014.

Certo, si abbreviano leggermente i tempi di pagamento ma rimane considerevole il gap rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea.

Lo scorso anno è calato di un quarto anche lo stock dei debiti scaduti, mentre gli indicatori sui casi di mancato pagamento segnano un -6% nella frequenza e un -13% nell’importo medio: il valore, ora, è pari a circa 14mila euro, oltre un terzo in meno rispetto ai 22.600 del 2013 e in avvicinamento ai 13.300 euro dell’era pre-crisi.

Lazio e Puglia le regioni in cui gli indicatori hanno segnato un peggioramento. Medaglia d’oro  alla  Valle d’Aosta, che prosegue quel percorso virtuoso iniziato nel 2015 grazie al miglioramento dei settori agroalimentare e edilizio. Crediti deteriorati e mancati pagamenti in calo anche in Piemonte, mentre in Friuli Venezia Giulia si registra il raddoppio dell’importo medio non liquidato.

Tra i comparti in sofferenza un po’ ovunque c’è il commercio al dettaglio, soprattutto nel Centro-Sud.

Anche il settore tessile stenta a migliorare il flusso dei pagamenti. Perennemente in affanno a causa dell’invasione dei prodotti low-cost e made in China.

Anche logistica e trasporti un po’ in sofferenza. In particolare, nel trasporto su gomma le imprese italiane vengono messe nell’angolo dal dumping dei concorrenti esteri, in particolare dell’Est Europa.

Nel 2017 si vedranno i segnali della lenta ripresa iniziata l’anno scorso: le insolvenze sono infatti attese in leggero calo (-5%).

Per quanto riguarda, invece, il numero dei fallimenti, il 2016 si chiude a quota 13.467, ovvero quasi 8 punti percentuali in meno rispetto agli oltre 14mila casi dell’anno precedente.

Il dato finale dello scorso anno è inferiore del 12,2% rispetto al picco toccato nel 2014, quando i fallimenti furono quasi 2mila in più.

L’aspetto meno positivo è che il numero di imprese fallite nel corso del 2016 è ancora enormemente più elevato di quello che si registrava nell’ormai lontano – non solo a livello temporale, ma soprattutto economico – 2009.

I quasi 13.500 casi sono il 43,5% in più rispetto a sette anni prima, quando i fallimenti si fermarono sotto quota 4.900.

Da lì in avanti, una crescita continua sotto la spinta della crisi, con un lieve rallentamento tra 2011 e 2012 e una nuova impennata nei due anni successivi.

Il generale trend di diminuzione del numero dei fallimenti registrati in Italia è un dato incoraggiante che testimonia il miglioramento del sistema economico nel suo complesso; L’attenzione al tema dell’internazionalizzazione è un’ulteriore leva che le aziende del Made in Italy dovranno utilizzare con maggior decisione se vogliono mantenere in bonis le proprie imprese. Commercio al dettaglio, costruzioni sono proprio i settori più colpiti proprio perché quasi totalmente concentrati sul mercato domestico.

A livello settoriale, rimane ancora critica la situazione del commercio, che ha chiuso l’anno con 4.064 fallimenti (oltre il 30% del totale).

Per quanto riguarda l’industria, il dato di 2.649 fallimenti nel 2016 è il più basso dal 2009; in netto miglioramento anche il settore delle costruzioni, tra i più colpiti dalla crisi degli ultimi anni.

A livello territoriale, il maggior numero di casi si registra in Lombardia, ovvero 2.839, pari al 21,1% del totale. Un primato che si spiega, però, anche con il peso specifico lombardo sul tessuto produttivo del Paese.

Seguono Lazio, Veneto, Campania e Toscana, tutti con un numero di fallimenti nel 2016 superiore a quota mille.

Le imprese che esportano non sono immuni dalle problematiche di insolvenza, perché il dato dell’importo medio non saldato oltre confine è cresciuto dell’8%, arrivando a quota 23mila euro come media.

 In una fase come quella attuale, è assolutamente fondamentale prestare la massima attenzione al tema del credito commerciale. Ci sono vari indicatori per valutare lo stato di salute di un’azienda, il primo tra i quali è la puntualità nei pagamenti. Importante anche investire nella gestione del credito commerciale,  raccogliere informazioni sui potenziali clienti e, soprattutto prestare attenzione ai primi segnali di ritardo nei pagamenti. L’intervento di società come Invenium, specializzate nel recupero dei crediti verso la PMI sia in Italia che all’estero è molto più efficacie se il credito è “fresco”.