Il circuito perverso del credito verso la Pubblica Amministrazione

Finalmente viene accolto il ricorso proposto da una Società contro un’iscrizione a un ruolo relativo a sanzioni per oltre 2,5 milioni di euro per il ritardo nel versamento di imposte tramite F24.

Nel contestare il pagamento, la Società dimostrava la condizione di “crisi di liquidità” a causa degli ingenti e cronici ritardi dei pagamenti verso la Pubblica Amministrazione e la conseguente impossibilità a pagare puntualmente le imposte.

Questa circostanza è idonea a rappresentare una causa di forza maggiore e quindi atta ad escludere l’elemento dell’illecito amministrativo.

Se si pensa che lo scenario italiano è ben distante dagli ammonimenti della direttiva comunitaria del 2011, entrata in vigore nel 2013 che indica in 30 giorni il tempo massimo di pagamento delle fatture da parte della PA con un ritardo “accettato” di 60 solo in casi particolari e se si realizza che solo un Ente su 4 rispetta i tempi di pagamento e che il 55,4% della Pubblica Amministrazione sanitaria paga con grave ritardo, le Imprese come dovranno comportarsi con il Fisco? E quali strumenti potranno avere a propria disposizione per minimizzare i rischi di default?

La domanda viene girata al Dott. Claudio Mombelli, uno dei più qualificati conoscitori delle dinamiche del credito in Italia.

“Siamo in emergenza sul fronte dei crediti verso la PA. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Sole 24 ore le sole fatture inevase dal Sistema sanitario ammontano a 4 miliardi di euro. Farmaceutica, Biomedicale e Forniture sanitarie sono i settori più colpiti ma a cascata anche il settore ICT, l’Energia ed il settore delle manutenzioni sono in affanno.

Nei confronti del Fisco è stato quindi dimostrato come il comportamento della Società sopra evidenziata non avesse come finalità l’elusione o l’evasione ma, in termini oggettivi fosse nell’impossibilità di adempiere con puntualità alle scadenze del pagamento delle Imposte.

Nell’accogliere il ricorso, la Pubblica Amministrazione ha, finalmente ed in termini concreti preso atto ed accettato uno stato di fatto ovvero la propria responsabilità nel danneggiare finanziariamente i propri fornitori”.

Dott. Mombelli, quali strumenti ha a disposizione l’Impresa per “rimettere in moto il circuito del credito”?

“Intanto la problematica suesposta impatta prevalentemente sulle Imprese medio-piccole. Con il consolidarsi della ripresa, la domanda di credito è destinata a salire. La difesa nella fattispecie faceva rilevare che, il tardivo versamento dell’F24 era dovuto non soltanto al ritardato pagamento da parte della PA ma anche alla difficoltà oggettiva di cedere i crediti che, spesso non sono graditi al sistema bancario”.

E quindi cosa si può fare?  

“Indubbiamente il circuito del credito si rimette in moto con la cessione del credito ma, rivolgendosi non più soltanto alla propria banca di riferimento come unica fonte di finanziamento ma ad operatori specializzati nella gestione dei crediti verso la Pubblica Amministrazione. Tali operatori specializzati sono in grado di valorizzare correttamente i crediti e soprattutto hanno un’esperienza di gestione correlata alle diverse asset class (crediti performing, non performing, in contenzioso) e al comportamento dei diversi debitori pubblici (Comuni, Province, Regioni, ed altri Enti locali;  Aziende Sanitarie, Enti Ministeriali e Governo Centrale).