Le PMI viaggiano ad alta velocità verso i mercati esteri, ma i rischi di sinistri legati ai pagamenti sono frequenti.

Il made in Italy viene veicolato nel mondo grazie anche e soprattutto alle  piccole imprese. L’internazionalizzazione, unitamente all’innovazione, rappresentano le condizioni per la sopravvivenza delle nostre più piccole realtà imprenditoriali.  Secondo i dati dell’Osservatorio export Cna 2016, l’export italiano nel 2016 ha realizzato 416,9 miliardi, pari al 1,1% in più rispetto al 2015.

Le piccole imprese che esportano, in termini di efficienza, non hanno nulla da invidiare a quelle grandi.  Ciò che traina le vendite all’estero di prodotti italiani, sono i settori manifatturieri. In ordine, in testa alla classifica, si posizionano: la farmaceutica, i mezzi di trasporto, gli alimentari e le bevande.

 

I numeri attestano che il 66,1% delle imprese esportatrici rientravano nella categoria delle micro imprese e il 93,7% erano piccole. In relazione all’export complessivo, le micro imprese incidevano per il 6,2% e il totale delle piccole aziende per il 24,5%.  Tali dati, seppur riferiti al 2014, risultano ancora attuali.

Il mercato internazionale offre alle nostre Pmi nuove ed interessanti opportunità.

Quali sono i rischi?

In un Paese la cui spina dorsale economica è costituita da realtà medio piccole, e a volte poco strutturate, è fatale che molte realtà fatichino ad affrontare da sole i mercati globali. Sviluppare  business implica molte sfaccettature ma, la principale è la salvaguardia dal rischio di mancati incassi.

Assunto che, le PMI sappiano mettersi in sicurezza da un punto di vista meramente contrattuale, rimangono poco presidiate le dinamiche esterne legate al rischio Paese, al rischio sistemi giudiziali ma soprattutto alla capacità della controparte di adempiere con precisione alle proprie obbligazioni.

In un momento di diffusa carenza di liquidità,  assume rilievo prioritario, la  protezione del proprio credito.

Ammontano a un milione le Pmi che sono costrette a fare i conti con mancati pagamenti a livello internazionale. Ogni anno perdono crediti per circa 6.000 euro.

Grazie al nuovo strumento comunitario (EAPO), in caso di mancato pagamento una società può rivolgersi alla magistratura del paese debitore, che dopo aver constatato  il rispetto di una serie di condizioni, può emettere un ordine valido in tutto il territorio dell’UE, tranne nel caso di Regno Unito e Danimarca.

Tra l’altro da Gennaio 2017 è possibile fare formalmente una richiesta di sequestro conservativo, evitando che il conto corrente del debitore venga prosciugato.

Il recupero crediti esteri tramite l’Alternative Dispute Resolution

Soprattutto per le PMI e laddove gli importi siano contenuti è consigliabile attivare leve negoziali di tipo extragiudiziale.

Una delle più utilizzate rientra nel novero dell’ADR. Si tratta di una serie di azioni volte ad ottenere una veloce ed efficace risoluzione dei conflitti commerciali. Fondamentale, per attuare questa procedura è il coinvolgimento di una terza Parte “neutrale” che funga da mediatore.

 

I sistemi ADR sono prettamente due:

  • Modello “aggiudicativo”: Il terzo neutrale fornisce alle parti una valutazione della situazione, vincolante (come nell’arbitrato) o meno (come nell’expertise);
  • Modello “negoziale”: il terzo neutrale è un catalizzatore del negoziato e della comunicazione fra le parti

In ogni caso, questa formula è in forte crescita perché consente alle piccole imprese di recuperare il proprio credito in tempi decisamente brevi e con un accollo di costi contenuti e, spesso legati al risultato conseguito

 

 

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto: www.invenium.it