L’emergenza sul fronte dei crediti verso la PA è ben visibile a tutti. Una case history di successo nella filiera distributiva ICT.

 

La Fondazione commercialisti, assieme al Consiglio nazionale dello stesso Ordine, ha svolto un’analisi approfondita sul tema dell’indebolimento degli enti locali. Dopo anni di apparente quiete, si è registrata una lenta ma inesorabile crescita dei default e risulta quasi impossibile poter fare “dietro front”.

Dal 1989 al 30 novembre scorso ben 556 Comuni hanno sperimentato il dissesto, con una cifra pari al 7% del totale.  Nel primo trimestre del 2017, a questi numeri, si sono aggiunte altre sei realtà indebitate.

Tra gli enti territoriali che hanno contratto maggiormente debiti, spiccano realtà importanti come: Benevento,  Caserta, Potenza e Taranto. Alcuni enti locali hanno raggiunto il doppio dissesto, ed altri, a distanza di due decenni dalla dichiarazione, non hanno ancora chiuso del tutto la procedura.  Caso eclatante quello di Ischia che ha dichiarato il default nel 1993.

Assumendo una visione più estesa, appare chiaro che i numeri sono molto ampi: 325 gli enti con bilanci attualmente in pericolo, di cui 67 deficitarii, 151 in pre-disseto e, i restanti in totale dissesto.

Ogni ente dovrebbe, inoltre, pubblicare sul proprio sito istituzionale una sorta di indicatore di tempestività o, meglio, di ritardo dei propri pagamenti.

Dinanzi ad una realtà simile, è ovvio che la macchina Pubblica non sia riuscita ad adeguarsi alle regole della UE, che prevedono il pagamento entro 30 giorni.

Questo fenomeno che si sta propagando a macchia d’olio, è per ora presente in sole 11 regioni, con una particolare intensità al Sud e nelle Isole. Qui si concentrano l’80% dei deficitarii che dal 2010 al 2015 si sono triplicati. Da un’analisi emerge che il Comune di Milano paga con una media di 14,6 giorni, quello di Roma in 55 giorni mentre a Napoli si superano i 220 giorni (la ASL1 di Napoli non paga prima dei 257 giorni in media). Pochi  gli enti virtuosi,ma qualcuno c’è: La Regione Umbria paga 25 giorni prima della scadenza, seguita dalla Regione Lombardia che anticipa i pagamenti in media di 22 giorni.

Le conseguenze sono visibili su più fronti: nei confronti dei cittadini che sono costretti a pagare delle tasse molto più salate e, soprattutto, nei confronti delle imprese ostacolate dal dissesto.

 

 

La Pubblica Amministrazione rappresenta sicuramente un cliente difficile, ma anche molto profittevole solo se si è in grado di azzerare i rischi di mancato pagamento e soprattutto di azzerare i ritardi e garantire al contempo il fornitore a monte della filiera.

 

Sulla base di questo scenario, Invenium in qualità di advisor propone attraverso i propri partner finanziari una soluzione innovativa, in grado di presidiare e tutelare la relazione: DistributoreRivenditoreP.A

Molto spesso il Rivenditore si sente “schiacciato” tra le esigenze del Distributore (che “affida” il proprio rivenditore applicando un termine di pagamento tendenzialmente molto contenuto) e il cliente finale, Pubblica Amministrazione caratterizzato da tempi di pagamento scarsamente prevedibili

Tale operazione andrà ad impegnare interamente le linee di credito concesse dal Distributore, con l’ulteriore conseguenza che il Rivenditore non potrà più procedere a ulteriori acquisti, avendo esaurito l’intero plafond di affidamento.

Il Rivenditore (sin dal momento della partecipazione alla gara con la PA) può sottoscrivere un contratto preliminare di cessione dei propri crediti  e successivamente cedere i propri crediti/le fatture verso la PA ad una terza parte (l’Investitore/il Factor). Essa sarà sia in grado di garantire il buon fine del pagamento al Distributore a monte sia anche di definire, entro i tempi concordati, la partita debitoria.

E’ questo un meccanismo per azzerare qualsiasi rischio di pagamento e soprattutto per consentire a piccole realtà – scarsamente patrimonializzate e con “poco” fido – di affrontare grandi operazioni con la Pubblica Amministrazione.