Comuni in dissesto, 325 gli enti con bilanci attualmente in pericolo.

L’emergenza sul fronte dei crediti verso la PA è ben visibile a tutti, Invenium ti aiuta nella gestione del ciclo di vita del credito

 

La Fondazione commercialisti, assieme al Consiglio nazionale dello stesso Ordine, ha svolto un’analisi approfondita sul tema dell’indebolimento degli enti locali.

Dopo anni di apparente quiete, si è registrata una lenta ma inesorabile crescita dei default e risulta quasi impossibile poter fare “dietro front”.

Sono quasi 800 i Comuni italiani che dal 1989 a fine 2017 sono stati interessati da rilevanti criticità finanziarie, facendo ricorso all’istituto del dissesto oppure del riequilibrio finanziario pluriennale.

L’incidenza dei dissesti è molto più alta nel meridione: l’82% del totale delle procedure è relativo a comuni del Sud.

I più grandi Comuni già ufficialmente in crisi finanziaria sono Catania, Terni, Caserta e Benevento.

A Catania il consiglio comunale ha deliberato il dissesto lo scorso 13 dicembre, dopo che la Corte dei Conti aveva rigettato il ricorso contro la delibera del 4 maggio 2018 con cui la sezione controllo della Sicilia aveva rilevato un buco di 1,6 miliardi di euro ritenuto ingestibile con gli strumenti ordinari.

E’ in predissesto invece Napoli, che con la manovra 2018 ha ottenuto il prolungamento a 20 anni del periodo entro cui concludere il piano di risanamento .

La modifica consentiva ai Comuni che avessero presentato un piano di riequilibrio finanziario pluriennale entro il 30 novembre 2018 di effettuare la ricognizione di tutti i debiti fuori bilancio dopo l’approvazione del rendiconto dell’esercizio 2018.

A livello territoriale, il record per numero di Comuni che hanno dichiarato il dissesto finanziario (ex articolo 246 del Tuel) o che invece hanno fatto ricorso alla procedura di riequilibrio finanziario pluriennale spetta alla Calabria, con 54 dissesti e 70 riequilibri, a partire dal 2005, su un totale di 409 Comuni.

Seguono la Sicilia con 111 Comuni su 390 (37 dei quali finiti in dissesto) e la Campania con 100 tra dissesti e riequilibri. Nessun dissesto invece in Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta e Sardegna.

Ogni ente dovrebbe, inoltre, pubblicare sul proprio sito istituzionale una sorta di indicatore di tempestività o, meglio, di ritardo dei propri pagamenti.

Dinanzi ad una realtà simile, è ovvio che la macchina Pubblica non sia riuscita ad adeguarsi alle regole della UE, che prevedono il pagamento entro 30 giorni.

Le conseguenze sono visibili su più fronti: nei confronti dei cittadini che sono costretti a pagare delle tasse molto più salate e, soprattutto, nei confronti delle imprese ostacolate dal dissesto.

La Pubblica Amministrazione rappresenta sicuramente un cliente difficile, ma anche molto profittevole solo se si è in grado di azzerare i rischi di mancato pagamento e soprattutto di azzerare i ritardi e garantire al contempo il fornitore a monte della filiera.

Sulla base di questo scenario, Invenium in qualità di advisor propone attraverso i propri partner finanziari una soluzione innovativa, in grado di presidiare e tutelare la relazione: DistributoreRivenditoreP.A

Molto spesso il Rivenditore si sente “schiacciato” tra le esigenze del Distributore (che “affida” il proprio rivenditore applicando un termine di pagamento tendenzialmente molto contenuto) e il cliente finale, Pubblica Amministrazione caratterizzato da tempi di pagamento scarsamente prevedibili

Tale operazione andrà ad impegnare interamente le linee di credito concesse dal Distributore, con l’ulteriore conseguenza che il Rivenditore non potrà più procedere a ulteriori acquisti, avendo esaurito l’intero plafond di affidamento.

Il Rivenditore (sin dal momento della partecipazione alla gara con la PA) può sottoscrivere un contratto preliminare di cessione dei propri crediti  e successivamente cedere i propri crediti/le fatture verso la PA ad una terza parte (l’Investitore/il Factor). Essa sarà sia in grado di garantire il buon fine del pagamento al Distributore a monte sia anche di definire, entro i tempi concordati, la partita debitoria.

E’ questo un meccanismo per azzerare qualsiasi rischio di pagamento e soprattutto per consentire a piccole realtà – scarsamente patrimonializzate e con “poco” fido – di affrontare grandi operazioni con la Pubblica Amministrazione.

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