Il recupero crediti in Francia

Il tasso di imprese «zombi» in Francia, mantenuto artificialmente in vita da finanziamenti a basso costo non diminuisce …

La Francia frena a sorpresa. Il prodotto interno lordo del secondo trimestre è risultato in crescita dello 0,2% trimestrale, in rallentamento dallo 0,3% dell’inverno e dallo 0,4% dell’autunno, e al di sotto delle attese degli analisti che puntavano a una conferma del ritmo di crescita.

E’ la velocità più lenta registrata dal secondo trimestre del 2018. La crescita annuale ha però accelerato passando dall’1,2% all’1,3%.

A sorprendere è stato soprattutto l’andamento degli investimenti. Nel complesso sono aumentati dello 0,9%, in decisa accelerazione dallo 0,5% del precedente trimestre.

Nel 2018, la crescita del pil è stata pari all’1,5%, in frenata del 2,3% del 2017.

L’aspetto più interessante del dato francese è la netta accelerazione delle esportazioni, in controtendenza con le indicazioni provenienti da altre economie, spesso in sofferenza per la flessione della domanda globale: le vendite all’estero sono aumentate del 2,4% trimestrale, dopo il + 0,2% del periodo precedente.

L’accelerazione è legata in buona parte alle consegne di importanti ordini navali e aereonautici.

La Francia ha quindi battuto, anche se in via marginale, le previsioni che indicavano un meno brillante + 0,2%.

Parigi è il secondo mercato di sbocco per l’Italia alle spalle della Germania, e la sua quota equivale a circa il 10% del totale delle esportazioni nazionali.

La manifattura, tra l’altro, rappresenta il 96,3% di tutto ciò che prende la via dell’estero: un dato che è pari a 44,6 miliardi di euro sui 46,3 miliardi complessivi.

Si tratta di 4,5 miliardi in più di quanto vendiamo negli Stati Uniti, il doppio di quanto viene spedito e fatturato nel Regno Unito e in Spagna, tre volte e mezza rispetto a quanto esportiamo in Cina (che è “solo” all’ottavo posto tra i principali partner dell’Italia).

Tuttavia, il quadro d’insieme è lontano dall’essere idilliaco perché risultano ancora numerose le imprese “zombie” attive ma insolventi e non redditizie, sintomo di disequilibrio persistente dell’economia.

La situazione delle imprese francesi è contrastata, tanto da non lasciare intravedere una diminuzione del numero delle insolvenze.

Tenendo conto che il governo francese valuta in 2.040 miliardi il Pil nominale dell’anno entrante è facile stimare un aggravio del deficit compreso tra lo 0,33-0,45%.

Il deficit francese è destinato – in assenza di misure correttive- a salire oltre il 3% e potrebbe sfiorare il 3,2 %.

Il Governo di Edouard Philippe ha presentato a Bruxelles un progetto di budget 2019 con un disavanzo che, senza contare misure straordinarie, è pari all’1,9% in linea con un sentiero di discesa dal 2,4% di quest’anno allo 0,3% del 2022.

Se al tasso di insolvenza si aggiunge quello delle imprese «zombi» (4,6% del numero totale, secondo le stime di Coface), poco redditizie e insolventi, la quota di imprese in difficoltà si attesta al 5,7% del totale (a fine 2016).

Se al tasso di insolvenza si aggiunge quello delle imprese «zombi» (4,6% del numero totale, secondo le stime di Coface), poco redditizie e insolventi, la quota di imprese in difficoltà si attesta al 5,7% del totale (a fine 2016).

Dopo l’uscita dalla crisi, il tasso di imprese «zombi» in Francia, mantenuto artificialmente in vita da finanziamenti a basso costo in un contesto di politica monetaria espansiva, non diminuisce.

Il moltiplicarsi delle imprese «zombi», che rischiano di fallire da un momento all’altro, è pericoloso per l’economia dal momento che ostacola il processo di distruzione creativa e spinge al ribasso la produttività di un paese.

La situazione francese ci offre una doppia chiave di lettura, molto interessante nel contesto europeo: da un lato, infatti, le imprese d’oltralpe dimostrano una buona tenuta, con minori tassi di insolvenza e prospettive di sviluppo positive.

Dall’altro, allo stesso tempo, le cosiddette aziende “zombi” rischiano di acuire in maniera ancora più significativa i disequilibri macroeconomici del Paese, rappresentando – di conseguenza – un indicatore sensibile e da mantenere costantemente monitorato.

Come recuperare un credito in Francia?

E’ fondamentale intervenire con tempestività per evitare di sollecitare la “partita” quando ormai la situazione economico-finanziaria del debitore è fortemente pregiudicata.

Recuperare un credito in Francia, può essere molto semplice e veloce in quanto la legge francese autorizza il creditore ad intraprendere alcune misure cautelative che spesso possono costringere il debitore a trattare o a pagare.

Tali autorizzazioni vengono rilasciate a condizione che il credito sia fondato e che le circostanze siano suscettibili di facilitare  il recupero stesso.

Come è risaputo anche in Francia come per quasi tutti i Paese della UE, è consentito emettere un’ingiunzione di pagamento.  Deve essere notificata al debitore il quale ha un mese di tempo per pagare o per fare opposizione. I termini di prescrizione sono di 5 anni

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Il tribunale convoca le parti per tentare la conciliazione; in difetto, si procede con un’azione ordinaria ovvero con un atto di citazione notificato per mezzo di ufficiale giudiziario. Le parti cristallizzano le proprie posizioni in un memorandum.

Ottenuta una sentenza a favore, il creditore ha poi dieci anni di tempo per avviare la fase esecutiva, mentre il debitore ha due mesi per adempiere spontaneamente all’obbligo imposto dalla sentenza.

In ogni caso l’attività cosiddetta extragiudiziale è sempre opportuno espletarla considerando l’azione giudiziale come ipotesi estrema.

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