Focus settore: Il recupero e la gestione dei crediti per le aziende nel mondo moda 

Negozi di abbigliamento: 18mila sono a rischio insolvenza

Massacrati dal congelamento dei consumi, sterminati dall’avvento del fast fashion che, grazie agli enormi volumi movimentati nel mondo, riesce a stampare sui cartellini prezzi altrimenti inarrivabili, spossati dall’impennata dei costi fissi, dagli affitti alla luce, passando per il pagamento degli straordinari e dei festivi che, dopo la liberalizzazione degli orari contenuta nel decreto salva-Italia, sembra forzare anche i player più piccoli verso aperture prolungate e domenicali. I negozi del settore moda sono con le spalle al muro.

arredamenti-negozi-abbigliamento-donna-ek-05Purtroppo lo stato di salute dei 150mila punti vendita indipendenti italiani sta peggiorando gravemente: secondo uno studio condotto da Cribis D&B, sono oltre 18mila i negozi a forte rischio di insolvenza commerciale e solo lo 0,25% del totale è completamente affidabile.

La moda è uno dei settori che più ha sofferto la crisi negli ultimi cinque anni: il risultato è il vero e proprio tracollo dell’indice di affidabilità commerciale. Nel dettaglio, le imprese commerciali a rischiosità alta sono il 12,27%, quelle a rischiosità media l’83,59%, quelle a rischiosità medio-bassa il 3,89% e quelle a rischiosità bassa, appunto, lo 0,25%.

Se si confrontano queste percentuali con quelle del totale delle imprese italiane di qualsiasi settore e con quelle del totale del commercio al dettaglio di qualsiasi settore si evince che la moda è quella che sta peggio. Segno che lo shopping di abbigliamento e calzature si è ristretto pesantemente e che in moltissimi casi le famiglie scelgono di fare acquisti soltanto per sostituzioni improrogabili.

La macro area meno virtuosa è il Sud, dove il 15,11% dei negozi presenta una rischiosità commerciale alta, seguita dal Centro con il 13,8%, mentre nel Nord’Ovest ci si ferma all’8,84% e nel Nord-Est al 7,26%.

Ovviamente, sono le micro-imprese quelle che stanno peggio, con una rischiosità elevata nel 12,3% dei casi e media nell’84,1%. Più a sorpresa, invece, il fatto che anche il 9,13% delle aziende di media dimensione e l’1,82% di quelle grandi sia inserita nel gruppo di quelle messe peggio.

La moda è uno dei settori maggiormente colpiti dalla crisi economica e i dati sulla rischiosità potenziale sono lo specchio di questa situazione. Con una crisi così forte e duratura un settore legato a beni non di prima necessità, come quello dell’abbigliamento, è quello dove le famiglie hanno tagliato maggiormente i loro acquisti e di conseguenza sono sempre di più i negozi del fashion a chiudere l’attività.

Ovviamente la crisi dei negozi al dettaglio si ripercuote su tutta la filiera dell’abbigliamento e del tessile: in primis sui produttori, sia in termini di volume d’affari sia in termini di tempi di pagamento più lunghi o insolvenze, che vanno a intaccare la solidità finanziaria delle aziende produttrici, che in un periodo di credit crunch può mettere in crisi la liquidità delle aziende stesse.

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