Il recupero crediti nel settore dell’arredo

L’export del design Made in Italy cresce ininterrottamente da vent’anni e i rischi nei ritardi di pagamento sono elevati e da tenere sotto controllo.

Il mercato mondiale del mobile, nonostante la frenata del 2016 rispetto all’anno precedente, continua a espandersi, registrando un +2,4% dei consumi globali di arredo (in miliardi di dollari correnti) e una crescita quasi doppia in termini reali.

Il 2017 parte con il piede giusto per la filiera italiana del legno-arredo: oltre 79mila aziende diffuse su tutto il territorio italiano.

Si tratta di una filiera che negli anni della crisi ha resistito solo grazie alla forza delle esportazioni. Le vendite all’estero tra gennaio e marzo 2017, secondo quanto riporta il Centro studi di FederlegnoArredo, sono infatti aumentate del 5% rispetto allo stesso periodo del 2016 ed è interessante notare che la crescita dell’export nel suo complesso è superiore a quella del solo comparto arredo.

L’export del design Made in Italy cresce ininterrottamente da vent’anni, il nostro paese ha esportato il 51,3% della produzione per un totale di 10,6 miliardi di euro con uno scarto rispetto all’ anno precedente di +1,6%. Per quanto riguarda il comparto mondiale l’Italia detiene un market share dell’8% circa per un valore di 395 miliardi di dollari, sempre testa a testa con la Germania e davanti alla Polonia.

La Cina, che resta saldamente in prima posizione con il 36% delle quote, ha visto nell’ultimo anno una contrazione del 6% dell’export di arredo, mentre contestualmente le esportazioni italiane aumentavano del 2% in termini reali. L’Italia è leader mondiale nel settore dell’alto di gamma con un market share del 30%, e nelle esportazioni verso i Paesi extra-UE.

Le vere leve della competitività dell’industria italiana del Design rimangono la qualità, l’estro, l’innovazione e la flessibilità, caratteristiche distintive difficilmente replicabili dai concorrenti.

Le incertezze che i mercati internazionali stanno vivendo, non sono d’aiuto e i pagamenti che rischiano di essere sempre più in ritardo, potrebbero arrivare alla situazione di insolvenza.

Per un’azienda export tentare di recuperare un credito, in un Paese extra-UE, senza avere un interlocutore legale in loco rappresenta un’impresa veramente ardua. Il fenomeno esiste sia in Italia che sui mercati esteri.

I maggiori rischi di mancato pagamento sono soprattutto evidenti nei cosiddetti mercati emergenti o in Paesi, i cui sistemi giudiziali, sono poco “evoluti”.

Nella prima categoria si trovano Paesi come il Brasile, il Venezuela ed il Messico (per il sud America) ma anche la Russia, l’India e la Cina per non parlare della Corea e di tutta l’Area del sud est asiatico. Nella seconda categoria rientrano l’Egitto e tutti i Paesi del Maghreb, gli Emirati Arabi Uniti, e generalmente tutti i Paesi del centro Africa.

È quindi opportuno avvalersi di un operatore professionale, con una presenza capillare a livello internazionale e soprattutto con un track record di successi dimostrabile meglio se, nel medesimo settore.

L’AZIONE DI  INVENIUM

Invenium ha ricevuto recentemente l’incarico da parte di un produttore di arredo ufficio di recuperare un credito in via extragiudiziale nei confronti di un distributore in Corea. La situazione dei pagamenti in questo Paese è piuttosto delicata. È aumentata la percentuale di insolvenza ed è piuttosto complesso utilizzare le consuete armi persuasive e negoziali utilizzate in occidente. D’altro canto è anche pressoché impossibile adire le vie giudiziali: I procedimenti sono esclusivamente in lingua coreana, sono molto costosi, richiedono molto tempo ed il risultato è “imprevedibile”. Le questioni di recupero crediti in Corea possono però essere, seppure in via extragiudiziale, risolte dagli avvocati attraverso uno scambio epistolare che richiede una grande attenzione ai dettagli ed alla forma. Si perviene in questo modo comunque ad una soluzione che è sempre “auspicata” da entrambe le parti

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