Il recupero crediti nel settore della moda uomo

I consumi interni faticano a riprendersi, le vendite estere continuano ad essere il motore trainante della crescita della moda maschile, ma sia in Italia che nei mercati emergenti elevati sono i rischi di insolvenza

Come preannunciato dai dati diffusi da Pitti Immagine, il fatturato della moda maschile italiana (che include l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) ha chiuso il 2018 con un saldo commerciale sopra i due miliardi.

+2,4% di fatturato pari a 9,5 miliardi e + 4,9% di export pari a quasi 6,4 miliardi.

Due capi su tre vanno all’estero (il 67,2%) con una grande novità: il primo mercato di sbocco è diventato il Regno Unito (+7,6%), con una quota del 10% sul totale, che ha scalzato la Germania (+2,3%).

Il primo posto per crescita va alla Cina con +36,2% (all’ottavo posto).

Tra gli altri mercati in sensibile rialzo si segnalano la Corea del Sud (+18,9%) e la Svizzera, piattaforma logistico-commerciale con un incremento del (+15,9%)

Va sottolineato che l’andamento dei mercati extraeuropei è più favorevole rispetto a quelli europei.

C’è un divario sempre più ampio tra chi ha accesso ai mercati extraeuropei e chi non ce l’ha.

I dati Istat sull’export di gennaio-febbraio lasciano buone speranze all’industria italiana della moda uomo, segnando +7,3% rispetto ai primi due mesi del 2018: andamento che sembra contraddire l’indagine a campione sul primo trimestre dell’anno fatta da Confindustria Moda sulle aziende della filiera tessile- abbigliamento.

Le due principali problematiche che influiscono maggiormente su questo settore sono rappresentate da: la contrazione del Made in Italy, in quanto la produzione fatta in Italia vale la metà dei ricavi complessivi, e dalla discesa dei consumi interni che non accennano a migliorare.

Per quanto riguarda invece il mercato interno, gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie italiane continua a perdere terreno. “L’Italia rappresenta uno dei mercati più difficili che ci sia, primo nel mondo per assorbimento di moda, molto esigente e in cui sono possibili solo piccoli spostamenti di quote” secondo Raffaele Caldarelli presidente dell’Essebi spa.

Tra le strategie di molti brand della moda maschile quella più focale è rappresentata dallo sviluppo internazionale grazie ad un potenziamento della rete di vendita, attraverso l’aumento della presenza territoriale con l’apertura di nuovi monomarca o corner all’interno delle più importanti catene distributive, oltre che ad investimenti nell’e-commerce, nel multicanale e nella diversificazione dell’offerta di prodotto.

È appunto nell’export che l’industria italiana trova uno sbocco sostanziale. Ciò nonostante le difficoltà dei fattori ancora in gioco che derivano sia dai recenti accadimenti globali quali le condizioni della Brexit, la politica economica di Trump, le elezioni in Germania ecc, sia dalla spinosa questione legata alla gestione degli incassi nei mercati UE ed EXTRA-UE.

Per quanto concerne il recupero dei crediti nei mercati UE, grazie anche alla possibilità di emettere ricorsi per decreti ingiuntivi europei (i c.d. EPO: european payment order) la gestione appare più normalizzata e veloce nella risoluzione

I maggiori rischi di mancato pagamento sono soprattutto evidenti nei cosiddetti mercati emergenti o in Paesi, i cui sistemi giudiziali, sono poco “evoluti”. Nella prima categoria si trovano Paesi come il Brasile, il Venezuela ed il Messico (per il sud America) ma anche la Russia, India e la Cina per non parlare della Corea e di tutta l’Area del sud est asiatico. Nella seconda categoria rientrano l’Egitto e tutti i Paesi del Maghreb, gli Emirati Arabi Uniti, e generalmente tutti i Paesi del centro Africa.

In base alla nostra ventennale esperienza e, ad una recente rilevazione ISTAT, i rischi di default più consistenti si trovano proprio nei mercati emergenti dove si sono accumulate oltre 103 miliardi di euro di transazioni realizzate con dilazioni nel 2016.

A causa delle difficoltà economiche a livello globale il tema del recupero crediti internazionale è divenuto cruciale. Per un’Azienda esportatrice, tentare di recuperare un credito in un Paese extra Ue, senza un interlocutore legale in loco rappresenta un’impresa altamente complessa. È quindi opportuno avvalersi di un operatore professionale, con una presenza capillare a livello internazionale e soprattutto con un track record di successi dimostrabile meglio se, nel medesimo settore.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto contattaci