Il packaging e i rischi insolvenza

I ritardi nei pagamenti rappresentano però una criticità da tenere in evidenza

Un settore industriale dove l’Italia domina la scena mondiale. Con otto miliardi di fatturato, i costruttori nazionali di macchine per il packaging hanno messo tutti in fila, Germania compresa.

Il comparto è uno degli architravi della manifattura del Belpaese, insieme alla componentistica per auto, alla farmaceutica e alla chimica.

L’emergenza da Coronavirus ha portato ad una richiesta di packaging alimentare, farmaceutico e per igiene personale, segnata da una crescita a due cifre.

La confezione di ogni prodotto (e in alcuni casi il prodotto stesso, come fazzoletti, tovaglioli e carte per uso igienico), presente sullo scaffale nasce da una filiera che per l’emergenza non può fermarsi, anzi deve accelerare la produzione.

Accanto alla grande distribuzione, alla quale è riferito il dato, e-commerce e informazione, con giornali e libri, sono altri settori chiave interessati dalle dinamiche di questo periodo di restrizione in casa della popolazione: il commercio elettronico, con la connessa esigenza di imballi, ha segnato un balzo del 73% nel periodo fra il 22 febbraio e l’8 marzo rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso.

Le imprese della Federazione Carta e Grafica in prima linea nell’emergenza. Con le necessarie cautele, sono al lavoro a ritmi serrati per supportare acquisti cresciuti del 10,6% fra il 2 e l’8 marzo, con punte al Sud del +20,5%

La Federazione rappresenta attività per un fatturato complessivo di 24,9 miliardi di euro, pari a 1,4 punti di Pil, con saldo attivo della bilancia commerciale di 3,6 miliardi, realizzato da 18mila imprese che danno lavoro a oltre 170mila persone (dati 2018).

 L’emergenza Coronavirus, tuttavia, non potrà non incidere fortemente sugli scambi e sulla situazione macroeconomica

Il settore degli scambi commerciali interni è, infatti, fortemente colpito dalla crisi attuale e in larga misura immobilizzato; per contrastare questa situazione di stallo e di criticità appare importante ottimizzare la gestione e il recupero crediti

Anche aziende strutturate stanno affrontando con difficoltà questa situazione di emergenza.

Tenere sotto controllo i pagamenti, rinegoziare i termini di pagamento, monitorare incassi e scadenze è ancora più importante e più laborioso in questo scenario critico.

 A sostegno delle imprese del territorio colpite dalle difficoltà economiche connesse all’emergenza sanitaria da COVID-19, Invenium ha deciso di favorire i propri clienti ma anche tutte le piccole e medie imprese in difficoltà.

 I preconsuntivi 2019 segnano una battuta d’arresto per fatturato (-1,6%) ed export (-4,3%).

La filiera dà un contributo decisivo anche all’economia circolare, soprattutto con il settore della carta, in cui si riesce a riciclare il 57% dei materiali con punte dell’82% nel caso degli imballaggi, in anticipo rispetto ai target europei 2030.

La sfida dell’industria italiana con i competitors su scala internazionale

Nel 2016 I costruttori italiani di macchine automatiche per il confezionamento e l’imballaggio hanno rafforzato la loro leadership su scala mondiale, registrando una crescita del 6,6%, nel giro totale d’affari.

Secondo i dati raccolti dal Centro Studi Ucima (l’Associazione nazionale di categoria), il fatturato di settore ha superato i 6.600 milioni di euro, contro i 6.197 milioni di fine 2015.

Si tratta di una crescita a doppia cifra, pari al +10%, volta a raggiungere i 1.311 milioni di euro. Determinanti per il conseguimento di questo importante risultato le ottime performance sul mercato italiano. 

Molto positivo anche l’andamento delle vendite oltreconfine che  sono il preludio di una crescita del +5,8%, volta a raggiungere i 5,3 miliardi di Euro, e che assorbono l’80% del fatturato totale. Nello specifico, le performance migliori sono state registrate in Unione Europea  che,  attualmente, assorbe il 38%dell’export.

L’industria Italiana del settore packaging gioca la sfida da anni con i competitor tedeschi, per la leadership mondiale. 

La gara con i tedeschi avviene, in particolar modo, nel luogo della tecnologia e dell’innovazione, dove gareggiano con un 18% ognuna della produzione complessiva e un quarto dell’export mondiale.

Sia il made in Italy che il made in Germany valgono, infatti, poco più di 6 miliardi di euro in termini di fatturato e poco più di 5 miliardi di export.

Durante la fiera triennale dell’Interpack,  di maggio 2017, a Dusseldford, i costruttori meccanici delle Alpi sono riusciti a collaborare. Il vantaggio reciproco consiste nell’abbinare la dimensione monopolistica tedesca alla capillarità e flessibilità degli operatori italiani. L’alleanza su scala globale è partita dalla cooperazione tra le due fiere di riferimento del settore: Ipack-Ima e Interpack.

Secono una stima, gli Stati Uniti, con 472 milioni di export, sono in assoluto il primo paese di sbocco per i nostri macchinari di packaging. Questo spiega la presenza ingombrante delle aziende italiane di macchine per confezionamento ed imballaggio a Pack Expo, la più importante rassegna internazionale del settore in America.

Fondamentale, però, è non trascurare il tema dei ritardi nei pagamenti.  Le incertezze che i mercati esteri stanno vivendo, infatti, non sono d’aiuto e i ritardi nei pagamenti potrebbero sfociare in rischi di insolvenza.

Come recuperare negli Stati Uniti somme di denaro derivanti dalla vendita di beni o dall’inadempimento di un’obbligazione contrattuale?

Negli U.S.A. è prassi attivare l’azione extra-giudiziale per il recupero del credito anche in considerazione delle tariffe forensi straordinariamente elevate e per il fatto che le spese legali e gli interessi di mora non sono quasi mai recuperabili nei confronti del debitore inadempiente.

Anche in caso di azione giudiziale negli Stati Uniti, un’altissima percentuale di azioni non arriva fino al processo ma viene conclusa prima mediante una transazione.

I creditori in possesso di un credito certo, esigibile e non contestato, di fronte alla certezza di anticipare costi legali senza alcuna possibilità di poterli recuperare, preferisce chiudere la controversia in tempi rapidi nonostante ciò comporti la rinuncia di una quota del proprio credito.

Non esiste negli Stati Uniti il ricorso per decreto ingiuntivo ma è necessario proporre una causa ordinaria introdotta con il deposito e la notifica al convenuto la quale prosegue nella fase di discovery, di mediazione obbligatoria e si conclude poi con il processo.

Invenium, da diversi anni annovera tra i propri clienti  diverse realtà del packaging che supporta nel recupero del credito esclusivamente in via extragiudiziale. In particolare, per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’approccio amichevole consente di risolvere, in tempi contenuti, situazioni conflittuali. E’ necessario stimare, in questi casi una percentuale a successo che varia tra il 20% ed il 25% a seconda della vetustà del credito, dell’importo e della complessità del caso.

Per qualsiasi informazione contattare info@invenium.it