Rischi di insolvenze per acconciatori & saloni

Acconciatori & saloni estetici: resistono alla crisi, ma le difficoltà finanziarie aumentano

Nonostante il business del beauty sia meno in crisi di altri settori, molti saloni vengono aperti e chiusi successivamente soltanto dopo pochi mesi di attività.

Ciò induce gli operatori del settore a riconsiderare il loro modo di essere e di operare, intraprendendo una profonda trasformazione.

Il Beauty Report, un documento pubblicato ogni anno per analizzare l’evoluzione del settore, riporta un sondaggio eseguito al fine di stabilire gli ambiti su cui la crisi ha influito maggiormente.

Esiste un ampio ventaglio di risposte ma si verifica una sostanziale convergenza sui primi 3 problemi affrontati dai professionisti del settore:

–  al primo posto, il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti;

–  al secondo posto, il calo degli ordini;

–  al terzo posto, la difficoltà di recupero dei propri crediti.

Tre parrucchieri su cinque chiudono durante i quattro anni successivi all’apertura. Ciò significa che, se attualmente sono operativi 1.000 nuovi parrucchieri, tra quattro anni ne rimarranno soltanto 400: gli altri chiuderanno, o addirittura falliranno sotto il peso dei debiti

La statistica da brivido è che delle 400 ditte sopravviventi, soltanto il 15 per cento, cioè, circa 60 imprese, avranno degli utili significativi. Le rimanenti 340, a malapena sopravvivranno aumentando ulteriormente i tempi medi di pagamento.

Molti acconciatori, inoltre, si vedono costretti ad abbassare i prezzi in modo drastico. Il motivo?  La competizione coi prezzi improbabili dei saloni cinesi.

Questi ultimi vengono spesso contestati per le scarse garanzie di carattere igienico: sostanze chimiche dannose e importate illegalmente, prodotti non testati e un’eccessiva vicinanza tra il salone e le toilettes.

Paolo Odone, commerciante di vecchia data e presidente della Camera di Commercio di Genova, spiega: “Negli ultimi 5 anni il saldo fra le aperture e le chiusure dei negozi è stato sempre negativo, con un picco  – un negozio in meno per ogni giorno dell’anno – nel 2013. In questa situazione, le famiglie dei commercianti hanno resistito spesso con il capitale, il cosiddetto fieno in cascina, ma oggi è finito anche quello.

E con i prezzi in calo dello 0,2%, una Tari fuori da ogni proporzione e un sistema fiscale insostenibile, a fine anno rischiamo un nuovo tracollo”.

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