Focus Settore: La Farmaceutica. Nuovi record in tutti i campi del settore, ma si fanno sentire anche il payback e i ritardi nei pagamenti

La produzione che macina un nuovo record, l’export che vola sempre più in alto, l’occupazione che tira, gli investimenti in R&S che mantengono un promettente primato, l’internazionalizzazione delle imprese a capitale nazionale seconda solo all’auto per il rapporto tra fatturato all’estero e fatturato totale: la farmaceutica del Made in Italy archivia un 2016 di successi e si prepara a un 2017 che potrebbe riservare nuove sorprese, positive.

Le imprese contano sempre di più per l’immediato futuro su quella rivoluzione 4.0 di cui in Italia, ma non solo, si sente la punta avanzata: una scommessa già fatta da tempo, che la manovra 2017 dovrebbe consolidare grazie alla base di incentivi rivolti all’innovazione.

Il successo della filiera è doppio, in quanto anche le apparecchiature Made in Italy per la produzione di farmaci sono tra le più utilizzate in tutto il mondo.

La produzione sfonda ormai i 30 miliardi con una crescita a ottobre (su ottobre 2015) del 5,3% e una media del +2,3% in dieci mesi, il migliore della media in tutti i settori.

A fare la parte del leone continua ad essere l’export, che schizza verso i 21,3 miliardi. Il pharma cresce di più nell’intero panorama industriale italiano, ben più della Germania (al + 2%) e rispetto alla media UE.

Intanto l’occupazione non deflette, anzi fa segnare +1% a quota 64mila, mentre il valore aggiunto per addetto – altro indice della produttività – è pari al +140% rispetto alla media.

Altro fiore all’occhiello è l’innovazione: in questa caso, la spesa in innovazione per addetto vale tre volte quella media degli altri settori.

Il pharma, tra l’altro, investe più di tutti nel sistema nazionale di ricerca, con un incremento del 95% negli ultimi cinque anni nella ricerca esterna.

In tutto questo, sono determinanti una trentina di aziende il cui tesoretto vale circa 12 miliardi: trascinano la farmaceutica Made in Italy al primo posto nel settore manifatturiero, col 12% del totale e il 60% del valore industriale del settore, contro una media del 20%. In prima fila, troviamo Menarini, Chiesi e Recordati.

Esistono anche delle debolezze, però, relativi alla struttura del sistema. È “un patrimonio industriale che il Paese non può perdere e deve valorizzare, in un contesto internazionale estremamente concorrenziale”, è il messaggio lanciato da Farmindustria.

Di qui le richieste: bisogna superare prima possibile alcuni vincoli di sistema che rischiano di mettere a rischio lo sviluppo dei prossimi anni. A partire dal sottofinanziamento della spesa farmaceutica pubblica, la più bassa in Europa in termini procapite (-30% rispetto alla media dei Big UE). Ma va anche garantito un quadro normativo con regole stabili e occorre arrivare in tempi rapidi a una governance adatta a un settore in profondo cambiamento a livello globale, sostenibile e più favorevole per l’accesso all’innovazione.

Il problema più grande di queste aziende è l’iniquo payback, ovvero il ripiano della spesa farmaceutica che supera l’asticella del budget fissato per ogni esercizio finanziario dal SSN. Nel caso delle farmacie, il ripiano è a carico dell’intera filiera produttiva e distributiva del farmaco, ormai sotto controllo.

La quota preponderante riguarda il rosso di quella in ospedale, divisa fifty-fifty tra industrie e regioni: nel 2015 il buco totale è stato di 1,53 miliardi e nei primi otto mesi del 2016 aveva già superato 1,28 miliardi di euro.

Per quanto riguarda i pagamenti, in Italia in media nel settore farmaceutico sono necessari 60 giorni; i ritardi sono quindi, purtroppo, sempre presenti e questo crea numerosi problemi alle imprese, che hanno la necessità di fatturare in modo da finanziare il fabbisogno di capitale circolante.

Invenium, grazie all’esperienza maturata nel corso degli anni nel settore farmaceutico e chimico, è in grado di assistere le aziende in modo efficiente ed efficace, per qualsiasi problema riguardante il credito.

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