La Russia rivaluta il proprio modello di business ed aumenta la domanda di Made in Italy. Come comportarsi quando un cliente russo non paga?

 

Dopo sette lunghi trimestri di contrazioni, l’economia russa ha annunciato la fine della recessione. Seguendo l’ipotesi della Banca centrale, il declino si è arrestato, segnalando dati pari a +0,4% e +0,7%.

La crisi è alle spalle e la ripresa del Pil si colloca tra il +0,75% ipotizzato dall’Ocse e il 2% del ministero russo dell’economia. Ciò che ha contribuito alla ripresa dell’economia russa è senza alcun dubbio l’export, seguito poi, dalla spesa delle famiglie e dagli investimenti ancora in contrazione.

Da un’analisi dei dati di gennaio-febbraio 2017 si evince una crescita degli export italiano in Russia, in tutti i settori. L’interscambio è pari a oltre 3 miliardi: il 30,7% di import dall’Italia e il 33,4% di esportazioni russe.

La Russia ha dimostrato, recentemente, uno spiccato interesse nell’avviare un programma di sostituzione graduale dell’import con produzioni locali. L’import substitution richiede, tuttavia, l’acquisto di macchinari e tecnologie che per essere adoperati necessitano di competenze; per questo motivo il Cremlino punta ad incentivare le partnership con gli stranieri.

Le imprese russe sono pronte ad accogliere possibili “ partner”, in particolare, chi è interessato a creare aziende in compartecipazione, a produrre in loco e a chi ha la possibilità di investire.

A tal proposito, le aziende del Made in Italy per poter proseguire verso un processo di esportazione continuo e proficuo devono rivalutare il proprio modello di business. Sarebbe molto più efficace sostituire la formula “fornitore italiano per cliente russo” con quella “partner italiano per partner russo”.

 “In questo scenario non è più possibile pretendere pagamenti anticipati”, sottolinea il Dott. Mombelli Ceo di Invenium,” la concorrenza è sempre più agguerrita, i buyer russi prediligono a parità di prezzo-qualità i fornitori in grado di proporre un acconto all’ordine ed il saldo alla consegna se non a 60-90 giorni.

 

 

Il tema quindi della solvibilità di un’Azienda in Russia va ponderato molto attentamente ed è necessario considerare il “rischio credito” ogni volta che si effettua una fornitura. Nel 2015 la recessione in Russia ha fatto sì che il numero dei fallimenti subisse un incremento del 30% rispetto all’anno precedente; nel 2016 le insolvenze sono ulteriormente esplose causando mancati pagamenti, ritardi e contestazioni su oltre il 20% delle forniture nel settore meccanico che, nel 2016 si è avvicinata a quota 6 miliardi di euro.”

Ma come si gestisce un insoluto con un cliente russo?

Risponde il Dott. Boris Smirnov,  russian credit manager di Invenium : “ Intanto non è assolutamente agevole adire le vie legali,  poiché l’ordinamento giuridico russo non prevede alcun tipo di provvedimento analogo all’ingiunzione di pagamento previsto dalla legge italiana. Il ricorso in caso di controversie, all’Arbitrazh Courts (l’organo competente) è costoso, complicato e dagli esiti non sempre prevedibili.”

Il Codice Civile russo stabilisce, mediante l’art. 196, che il termine ordinario di prescrizione dei diritti è di tre anni. Generalmente il periodo di prescrizione comincia a decorrere dal momento in cui la parte ha avuto conoscenza dell’inadempimento o dell’illecito, salvo specifiche disposizioni di legge.

La legge concede al debitore sette giorni per adempiere alla sentenza, decorsi i quali il creditore può ricorrere all’ufficiale giudiziario per dare avvio alla fase esecutiva.

E’ bene ponderare attentamente se intraprendere o meno una causa in Russia, considerando la complessità dei costi elevati ed il fatto che, la federazione Russa esclude la validità del patto di quota lite.

Afferma poi il Dott. Smirnov : “In ogni caso, è preferibile ricorrere ad un consulente legale in loco che, con pazienza incontri il debitore e negozi un paino di rientro od un accordo transattivo. Insomma il detto “meglio un cattivo accordo subito che una buona sentenza fra 5 anni” vale anche in Russia….e non solo in Italia!”