Il recupero crediti in Italia

Rimane preoccupante il cronico ritardo dei pagamenti delle PMI in Italia. Approfondimento sulle attività di gestione e recupero crediti in Italia.

L’economia italiana, tra alti e bassi e non certo supportata dalla politica e dal sistema del credito, sta lottando per uscire da una prolungata recessione. Alla fine del 2013 il PIL reale era sceso dell’8,3% rispetto al picco raggiunto nel 2007, prima della crisi, e si prevede che subirà ulteriori contrazioni nel 2017.

Nello stesso periodo anche gli investimenti si sono ridimensionati: quelli privati sono scesi di 3,2 punti percentuali del PIL, mentre quelli pubblici sono diminuiti di 0,5 punti percentuali.

Un’economia prevalentemente basata sulla produzione di beni a contenuto tecnologico medio-basso, fortemente esposta alla concorrenza internazionale sul fronte dei costi. Un’economia, poco incline ad investire in R&S (0,69% del PIL – circa la metà del dato della zona euro) e dove la quota degli investimenti in TLC non ha più tenuto il passo con quella di altri importanti Paesi europei.

Che cosa frena la crescita?

L’assenza di adeguata stabilità politica, un regime fiscale obsoleto e un’inesistente flessibilità finanziaria sono le altre componenti che hanno, sinora, contribuito a frenare la crescita delle Imprese italiane.

Negli ultimi anni le fonti di finanziamento della maggior parte delle PMI italiane non hanno subito significative evoluzioni, rimanendo fortemente ancorate al tradizionale sistema bancario. Solo un numero ristretto di aziende, meno del 6%, ha diversificato le proprie fonti di approvvigionamento, rivolgendosi al mercato dei capitali.

A fine 2015, l’incidenza delle obbligazioni sul totale dei debiti finanziari era pari al 4,1%, in lieve crescita rispetto al 3% del 2006. Resta preponderante il peso dei finanziamenti bancari, stabilmente attorno al 90% dei debiti finanziari. Nell’attuale quadro di incertezza che caratterizza il sistema bancario domestico, l’estrema dipendenza delle PMI italiane dal canale bancario potrebbe avere un effetto negativo sulle aziende che non hanno adeguatamente diversificato le proprie fonti di finanziamento e sulla loro capacità di finanziare investimenti e ciclo produttivo.

Le aziende che hanno diversificato con l’uso dello strumento di debito obbligazionario hanno registrato nel quadriennio 2012-2015 una crescita media annua (CAGR) dei ricavi dell’1,6%, un risultato più che doppio rispetto allo 0,7% rilevato per le aziende senza obbligazioni e nettamente superiore al modesto aumento del PIL italiano (+0,3% medio nel periodo in esame).

La scarsa diffusione di strumenti  alternativi a quelli bancari, si riflette negativamente anche sul profilo patrimoniale e finanziario delle PMI italiane, che resta piuttosto debole. Circa metà delle aziende analizzate presenta a fine 2015 un rapporto tra cassa e debiti finanziari a breve termine inferiore al 50%.

Qual è la situazione riguardante la puntualità dei pagamenti?

La puntualità dei pagamenti delle imprese italiane, che rappresenta uno dei principali indicatori dello stato di salute è in miglioramento. Il 12,6% delle PMI paga con grave ritardo i fornitori. Nel 2015 era il 13,1%.

Il 35,4% delle imprese, invece paga alla scadenza. Il 51,5% entro il mese di ritardo. Una situazione, quella dei pagamenti, che dopo anni di insicurezze sembra aver trovato un assetto di stabilità.

Ciononostante rispetto al 2010, lo scenario attuale rimane preoccupante: i ritardi oltre il mese di ritardo segnano un + 129,1%, mentre i pagamenti alla scadenza sono diminuiti del 4,3%.

E la situazione dei fallimenti?

Il numero dei fallimenti delle imprese italiane è in continua diminuzione. Il terzo trimestre del 2016 conferma l’inversione di tendenza dopo gli ultimi anni caratterizzati da un preoccupante aumento dei fallimenti, che ha toccato il suo picco nel 2014 con un totale di 15.336 chiusure. Nel terzo trimestre del 2016 in Italia le imprese che hanno portato i libri in Tribunale sono state 2.704, registrando un calo del 4,4% rispetto ad un anno fa, del 7,8% rispetto al 2014.

Da inizio anno sono invece 10.047 le imprese fallite, con una media di 52 chiusure al giorno. Se si confronta lo scenario attuale con quello del 2009 i fallimenti sono però cresciuti del 58,9%, un chiaro segnale che siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi.

Quali sono le abitudini di pagamento?

Il sistema dei pagamenti italiano ha subito dei consistenti mutamenti negli ultimi anni. A Settembre 2016, i pagatori puntuali rappresentano il 35,9% del totale, mentre i pagamenti con oltre 30 giorni di ritardo si assestano al 12,6% (+129,1% rispetto al 2010).

Le Micro realtà confermano una performance positiva nella classe di pagamento alla scadenza con una concentrazione del 37%, ma registrano anche la maggiore quota di ritardi gravi (13,8%), ancora in crescita rispetto al 2010.

Il Nord Est risulta l’area geografica più affidabile con il 44,4% di pagamenti regolari, mentre le imprese meridionali mostrano un comportamento più problematico con solo il 22,7%.

La Lombardia è la regione con la maggiore quota di pagamenti regolari (45,3%), mentre Sicilia e Calabria occupano le ultime posizioni del ranking regionale del pagamento puntuale con quote inferiori al 21%.

I gruppi merceologici più puntuali sono i Servizi finanziari (46,3%), mentre nel Commercio al dettaglio i pagamenti alla scadenza interessano solo il 26,2% delle imprese.

Dal confronto delle performance di pagamento del 2010 con quelle del primo trimestre 2016 emergono forti peggioramenti per il Commercio al dettaglio e i Servizi vari, con una crescita dei ritardi gravi pari, rispettivamente, al 171,6% e al 134%.

Come recuperare un credito in Italia?

Secondo un recente Studio, il nostro Paese è 27 esimo su 44 Paesi analizzati, in compagnia di Turchia, Brasile, Usa e India. Le lente e complesse procedure giudiziarie rendono “irragionevole” iniziare un’azione legale. In Italia, le procedure giudiziarie sono lente e complesse,  con costi elevati e sentenze dei tribunali che si fanno attendere per anni.

Il recupero crediti proposto da Invenium è innanzitutto rivolto in via esclusiva alle Imprese e si basa su meccanismi di tipo stragiudiziale che contemplano sempre incontri con la controparte e si risolvono nella maggior parte dei casi in:

  1. Accordi di tipo transattivo
  2. Accordi che prevedono piani di rientro
  3. Accordi che contemplano la rinegoziazione del debito

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