Non solo Oil &Gas, la Russia apre le porte alle Partnership con i paesi stranieri. l’Export del Made in Italy registra una crescita a doppia cifra, ma persistono le difficoltà nella riscossione dei crediti

 

 

 

Un nuovo piano di incentivi viene presentato a Milano nella sede di Assolombarda, da Denis Butsaev, vice presidente del governo della regione di Mosca, in collaborazione con Alberto Ribolla, presidente di Confindustria Lombardia. Si tratta come ha spiegato Butsaev del cosiddetto  “Import Substation” ,ovvero la manovra politica che permetterà alla Russia di sostituire gradualmente le importazioni  con la produzione in loco. Il piano prevede una serie di incentivi tra cui l’azzeramento delle imposte sugli utili, terreno e proprietà dai primi 5 ai primi 10 anni di attività, sussidi per l’acquisto di attrezzature per le aziende che assumono almeno 250 lavoratori nonché finanziamenti agevolati e rimborsi per gli allacci alle utenze per chi costruisce stabilimenti ex novo, da rimborsare con la valuta locale.  Tutto questo serve a spingere e sviluppare Partnership con imprenditori stranieri. L’emancipazione verso la manifattura rappresenta per la Russia una politica industriale necessaria; non si parla più solo di Oil&Gas, ma i comparti presi in considerazione spaziano dal farmaceutico, al chimico, alla trasformazione alimentare, alla produzione elettronica, al metalmeccanico, all’automotive e infine all’aeronautico, settori in cui la Russia per essere indipendente necessita di Know How e tecnologie (competenze in cui l’Italia eccelle) di cui attualmente non dispone. Come controparte la Russia fornisce un mercato interno in forte espansione e un ponte strategico per la commercializzazione con i paesi dell’Est.

Per quanto concerne i dati dell’export tra Italia e Russia diffusi dall’Istat fanno emergere un quadro positivo. Il “Made in Italy” in Russia nel trimestre gennaio-marzo è cresciuto del + 27% rispetto allo stesso trimestre del 2016. Per tale ragioni secondo Ribolla è necessario rimuovere le sanzioni che hanno già sottratto oltre 3,5 miliardi di business solo all’Italia e incoraggiare il modello delle Joint venture.

La ripresa economica della Russia, il mercato interno in espansione e il nuovo piano industriale, nonché gli accordi stipulati dai due Paesi nel summit di Sochi, la rendono molto appetibile per le imprese italiane. Ma nonostante questo clima favorevole persiste il problema e la complessità del recupero dei crediti.

Ma come si gestisce un insoluto con un cliente russo?

Intanto non è assolutamente agevole adire le vie legali, secondo il Dott. Boris Smirnov, russian credit manager di Invenium, poiché l’ordinamento giuridico russo non prevede alcun tipo di provvedimento analogo all’ingiunzione di pagamento previsto dalla legge italiana ed il ricorso In caso di controversie, all’Arbitrazh Courts (l’organo competente) è costoso, complicato e dagli esiti non sempre prevedibili.

Meglio quindi ricorrere ad un consulente legale in loco che, con pazienza incontri il debitore e negozi un paino di rientro od un accordo transattivo.

Invenium ha maturato una significativa esperienza nell’ambito della gestione di contenziosi verso la Russia principalmente nei seguenti settori: Food & wine, Meccanotessile, Arredamento, Fashion, Rubinetteria, Casalinghi, Chimica e Farmaceutico.  In giugno 2017 è stata chiusa una transazione con un debitore russo – nel settore delle Macchine Utensili – per un valore di 430.000€. Purtroppo con uno sconto sostanzioso sull’importo originale pari a 530.000€ ma con un notevole risparmio di tempo e di oneri legali!

Per maggiori informazioni guarda il nostro video sul recupero crediti in Russia:https://www.invenium.it/recupero-crediti-russia/