Una forte richiesta di Made in Italy a Teheran, ma come gestire poi i mancati pagamenti?

 

 

Nel 2016 l’export italiano verso l’Iran è stato di 1.2 miliardi di euro, di cui 410 milioni realizzati dalla meccanica per l’industria estrattiva e la raffinazione del greggio. Il comparto è cresciuto del 30% rispetto al 2015. Certo il settore meccanico deve farsi strada tra i competitor cinesi, coreani ed indiani, la cui componentistica, negli anni dell’embargo ha sostituito le forniture occidentali.

Nel corso del 2016 e nei primi tre mesi del 2017 diversi segmenti del  “Made in Italy” hanno messo a segno performance significative. E’ il caso delle pompe, il cui export nel 2016 ha raggiunto i 56 milioni di euro (+145% rispetto all’anno precedente) ma anche le turbine a gas, la caldareria e le turbine a vapore.

All’Iran oil show 2017: l’appuntamento di maggio irrinunciabile per la meccanica quest’anno hanno presenziato in modo collettivo oltre un centinaio di imprese italiane associate ad Anima. Ma non è solo il settore meccanico e della componentistica a fare la parte del leone. A luglio ad esempio verrà inaugurato a Farmanieh, uno dei più lussuosi quartieri di Teheran il primo Showroom multibrand riservato all’arredo design italiano. Artefice di questo progetto è Promos, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano. Un progetto che durerà 12 mesi e dovrà intercettare relazioni con studi di architettura e business developers.

C’è una forte richiesta di Made in Italy spiega Meysam Firoozmand del nuovo ufficio Ice a Teheran. Il prodotto Italiano è percepito come alto di gamma e siamo al terzo posto dopo Cina e Turchia. Per gli iraniani, casa e arredamento sono importanti e sono disposti a spendere per avere qualità.

A Novembre invece Meysam porterà in Iran  una delegazione di operatori della moda, PMI ma anche griffe.

A Milano si sta organizzando un seminario dal titolo: Retail Business Iran ed un altro sulle fonti di energia rinnovabili grazie ad ANIE.

Di certo l’attenzione da parte dei nostri imprenditori verso l’Iran è alta, come abbiamo visto, a ragion veduta, ma anche li, come in molti altri Paesi, è necessaria una grande attenzione al tema dei pagamenti. Un progetto di internazionalizzazione non deve mai sottovalutare il cosiddetto rischio “sistema giudiziario”.E’ fondamentale, infatti, rivolgersi a partner specializzati che conoscano il territorio e si avvalgano di professionisti altamente qualificati in loco.

L’avvio di un’azione legale nel paese è un’impresa ardua. Il recupero di un credito deve essere trattato “in modo speciale e con tatto” commenta l’avvocato AbolFazl Deghati – partner di Invenium a Teheran. Il recupero di un credito deve prevedere i seguenti step puntualizza l’avvocato:

  •  analisi documentale ed eventuale raccolta di proposte e riconoscimento di debito
  • ricerca di asset del debitore;
  • risposte alle obiezioni e gestione delle controversie anche di natura tecnica relativa alla fornitura
  • meeting con il debitore finalizzato ad un accordo transattivo o ad un piano di rientro
  • minaccia di azioni legali e redazione di un atto di citazione

Il tutto in via prettamente extragiudiziale evitando, in ogni modo, l’instaurazione di una procedura monitoria.

Per maggiori informazioni e per parlare con un esperto: www.invenium.it