Il recupero crediti in Germania

Il rallentamento economico in Germania, inizia a farsi sentire. Crescono i rischi di insolvenza

La crisi legata al coronavirus colpisce duramente la Germania, la più grande economia europea, facendola sprofondare nella recessione.

La Germania ha varato la maxi manovra di stimolo all’economia messa a punto per superare la recessione più violenta che l’Europa abbia affrontato dal dopoguerra a oggi.

In questa prospettiva si colloca la maxi manovra di rilancio da 130 miliardi, pari al 4% del Pil del Paese.

Il ‘pacchetto per la congiuntura’ pensato dalla Germania riguarderà la seconda parte del 2020 e si estenderà fino al 2021. Si tratta di 57 interventi volti a incentivare l’economia e rafforzare i consumi.

Con il più grande taglio alle tasse degli ultimi decenni. Per i prossimi sei mesi giù l’Iva che passa dal 19% al 16% e dal 7% al 5% per un costo di 20 miliardi. 

 Berlino scommette sulla ripresa nella convinzione che già dall’anno prossimo potrà tornare a crescere. Oltre all’Iva saranno tagliati i costi dell’elettricità per famiglie e imprese, con sovvenzioni statali per 6,5 centesimi di euro per kilowattora nel 2021 e 6 centesimi nel 2022.

Inizia la svolta green della Germania con la promozione delle centrali elettriche verdi.

Ancora bonus di 300 euro alle famiglie per ogni figlio. 600 euro per casi particolari e genitori singoli. E 25 miliardi destinati alle imprese più colpite dalla crisi.

Il prodotto interno lordo (PIL) è sceso del 2,2% nel primo trimestre dell’anno, rispetto al trimestre precedente.

Il calo (trimestrale) è di gran lunga il più forte dalla crisi finanziaria del 2009 e il secondo più grande dalla riunificazione tedesca.

Secondo un nuovo calcolo delle competenti autorità tedesche, nell’ultimo trimestre del 2019 la produzione economica era già diminuita dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Se la produzione economica scenderà per due trimestri di fila, si parlerà di “recessione tecnica”.

Tuttavia, gli esperti ritengono che il crollo economico registrato nei primi tre mesi di quest’anno non abbia ancora toccato il fondo. Il Governo tedesco si aspetta la peggiore recessione della storia del dopoguerra per tutto il 2020.

La produzione economica della maggiore economia europea dovrebbe ridursi del 6,3%, anche se si prevede una ripresa nella seconda metà dell’anno.

Secondo le stime degli economisti, durante il secondo trimestre si sentiranno davvero gli effetti delle misure adottate per contrastare il coronavirus e allora sarà drammatico.

La previsione per la prima economia dell’Eurozona è quella di una recessione ancor più grave della crisi finanziaria del 2009, quando il Pil della Germania scese del 5,7%.

La Germania vivrà una profonda recessione a causa del coronavirus, il Paese è però solido e può farvi fronte. È questa la previsione dei principali istituti economici, che stimano nel 2020 un crollo del Pil del 4,2%. Per l’anno prossimo viene invece prevista una ripresa e una crescita del 5,8%.

Per affrontare la battaglia del coronavirus, il ministro delle Finanze Olaf Scholz (Spd) e il suo collega dell’Economia Peter Altmaier (Cdu), si sono presentati come due affiatati dioscuri pronti a un’ecatombe economica che rischia di mettere in ombra la Grande crisi del 2008.

Per contrastarne gli effetti, hanno annunciato di aver approntato un piano mammut da circa 750 miliardi di euro molto concentrato, intanto, sulla salvaguardia delle piccole e medie imprese.

Ma in parallelo nascerà anche, sulle ceneri del fondo bancario Soffin, un fondo statale che potrebbe nazionalizzare aziende che dovessero suscitare appetiti stranieri o l’interesse di fondi speculativi.

Scholz ha dichiarato che il Pil tedesco potrebbe crollare del 5%. 

Della manovra da 156 miliardi, circa 50 saranno “aiuti immediati alle piccole aziende”, ha detto Scholz: per quelle con meno di 5 dipendenti è previsto un sussidio immediato da 9.000 euro per i prossimi tre mesi; per le aziende con meno di 10 dipendenti l’aiuto potrà arrivare a 15.000 euro.

 A sostegno delle imprese del territorio colpite dalle difficoltà economiche connesse all’emergenza sanitaria da COVID-19, Invenium ha deciso di favorire i propri clienti ma anche tutte le piccole e medie imprese in difficoltà.

E’ stato realizzato un “emergency plan” a supporto delle PMI italiane.

Per tutte le aziende che avranno la necessità di gestire o recuperare dei crediti in Italia e all’estero, da metà Marzo, Invenium dilazionerà l’incasso della propria entry fee (costo di gestione apertura pratica/pratiche) per un periodo di 30 gg.

Bilancio 2018- 2019

La Germania torna a crescere. Il prodotto interno lordo tedesco, nel primo trimestre del 2019 è aumentato dello 0,4 %.

La Germania ha evitato la recessione ma la crescita rimane debole.

Nel terzo trimestre, tra luglio e settembre, un aumento del prodotto interno lordo pari allo 0,1% rispetto al periodo precedente ha impedito alla prima economia dell’Eurozona di scivolare nella recessione tecnica dopo che il secondo trimestre dell’anno si era chiuso con un calo dello 0,2% (rivisto al ribasso rispetto al -0,1% stimato in precedenza).

A trainare il prodotto interno lordo tedesco sono stati i consumi privati e la spesa del Governo.

In aumento anche costruzioni ed esportazioni mentre gli investimenti in macchinari sono risultati in calo.

Il problema, secondo alcuni economisti, è capire in che misura la debolezza del settore manufatturiero si estenderà ai servizi.

Recentemente ci sono stati segnali incoraggianti, che hanno mostrato un quadro di miglioramento: l’economia tedesca potrebbe aver superato il peggio e la fiducia delle imprese sembra essersi stabilizzata dopo mesi di calo continuo.

Rispetto al trend di lungo periodo e in termini numerici, la frenata è stata importante ed alcuni analisti sono convinti che anche questa corsa del primo trimestre sia solo transitoria.

Il Pil è stato spinto da circostanze temporanee. Nel secondo trimestre del 2019 è prevista una crescita meno dinamica.

Sono sempre più strette  le relazioni di filiera tra Italia e Germania, soprattutto in relazione al settore della meccanica, nonostante lo scenario geopolitico internazionale incerto.

La Germania attualmente risulta essere il primo partner commerciale per l’Italia, seguito da Francia e USA. Il nostro Paese ha quindi scavalcato il Regno Unito, guadagnando la quinta posizione dopo la Cina.

Tra i partner della Germania, l’Italia ha registrato uno dei più alti tassi di crescita del volume di interscambio: +7,8%

Perno della partnership commerciale italo- tedesca è la produzione industriale e i flussi principali riguardano i settori dei macchinari, dell’automotive, del chimico-farmaceutico e dell’elettrotecnica-elettronica.

I numeri dell’Istat sull’interscambio commerciale confermano il rafforzarsi del legame tra i due versanti delle Alpi: tra il 2013 e il 2018 i flussi di meccanica da e verso la Germania sono aumentati di oltre il 40% (da 36,3 a quasi 51 miliardi di euro, per il 70% concentrato tra Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte), ma la forbice del saldo attivo continua a crescere a vantaggio tedesco (l’Italia ha esportato lo scorso anno meccanica per 20,2 miliardi e ne ha importata per 30,7).

L’Italia ha esportato, nel 2018, 20,2 miliardi solo del comparto meccanica.

A premiare i nostri costruttori non è solo la vicinanza geografica ma soprattutto la qualità, sicurezza e flessibilità del made in Italy rispetto ai concorrenti dell’Est europeo.

In Germania siamo sia fornitori apprezzati di chi produce componentistica per l’automotive, sia fornitori diretti di grandi macchinari customizzati nei settori energia, movimento terra, trasporti.

Ad allarmare l’Italia, però,  sono i concorrenti spagnoli che  stanno rubando quote tra i buyer tedeschi e sebbene non ci eguagliano ancora per qualità delle macchine utensili hanno prezzi più aggressivi e gli stessi vantaggi di moneta unica e prossimità geografica.

A livello settoriale la crisi dell’automotive ha inciso molto sul 2018.

Nelle vendite tedesche all’Italia si è passati dai 12,3 miliardi del 2017 agli 11,4 miliardi del 2 018.

Al contrario, a brillare è stata la chimica farmaceutica che ha visto un forte incremento pari a 3,5 miliardi di esportazioni in più verso l’Italia.

Resta invece costante l’export italiano verso la Germania nei quattro settori principali (automotive, macchinari, chimico e farmaceutico, elettronica)

A livello regionale, particolarmente positive le performance registrate dalle regioni: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna in testa) e dai Land più industrializzati: Baviera, Baden-Württemberg e Renania Settentrionale-Vestfalia).

Altro settore importante è la componentistica legata all’auto: la Germania, infatti, acquista presso le nostre aziende ogni anno oltre 4 miliardi di controvalore, prodotti che finiscono nelle vetture dei grandi brand tedeschi ed evidentemente considerati di alta qualità, considerando che spesso servono per equipaggiare modelli della fascia alta di gamma.

Tra novembre e dicembre 2018, tuttavia, la produzione dell’auto ha accusato le flessioni più pesanti degli ultimi anni.

Uno stop produttivo che si è già riverberato sull’economia italiana, che proprio in Germania ha il principale mercato di sbocco estero.

Dubbi e incertezze si addensano soprattutto sul fronte della domanda estera.

Crescono i timori tra le imprese italiane per i vistosi cali degli ordini della Germania. Come si recupera un credito in Germania?

La domanda viene posta al Dr. Mombelli, uno dei massimi esperti di gestione e recupero dei crediti in ambito internazionale.

Dr. Mombelli :“Intanto la prima novità è che i tribunali tedeschi hanno rilevato nel mese di novembre 2017 – ultimo dato disponibile – 1.771 insolvenze societarie. Rispetto a Novembre del 2016 parliamo di un +5,6% di fallimenti. Tra gennaio e novembre sono saltate 18.572 società.”

 Dr. Mombelli, quali sono i settori più colpiti?

Dr. Mombelli: “Via via quasi tutti i settori sono stati colpiti dalle insolvenze, ma i più colpiti sono sicuramente quelli legati all’edilizia-immobiliare ma anche quelli legati alla produzione ed alla logistica

 Rispetto a molte nazioni, in Germania esiste la possibilità di ottenere informazioni aggiornate ed approfondite attraverso le quali poter decidere l’azione più opportuna da intraprendere per il recupero del credito o se addirittura desistere da ogni tentativo.

Per costituire formalmente il debitore in mora è necessaria un’ intimazione dopo il termine di adempimento. A ciò segue un procedimento ingiuntivo che in Germania rappresenta la via più semplice veloce ed economica per arrivare ad un titolo esecutivo. Tale procedimento è sempre da preferire nel caso in cui non ci sia un rischio di opposizione. Il vantaggio di questo procedimento ingiuntivo inoltre, consiste nel fatto che non si deve presentare alcun documento ne produrre mezzi di prova; è semplicemente l’invio alla Pretura di un modulo prestampato.

Nel caso in cui invece ci sia opposizione, conviene intentare da subito l’azione civile ordinaria. Ottenuta la notifica del decreto di esecutorietà al debito tramite la Pretura si può decidere di affidare l’incarico direttamente ad un ufficiale giudiziario per l’esecuzione forzata.

Sempre più frequentemente, in caso di insolvenze, si ricorre a tecniche alternative di risoluzione delle controversie come per esempio l’ADR (Alternative Dispute Resolution).

Negli ultimi anni, infatti, rispetto al classico ricorso alla giustizia ordinaria, si preferisce optare per l’ADR, sia per la sua velocità ed efficacia sia per i costi inferiori.

Negli ultimi tempi, tuttavia per fare fronte all’aumento nei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e nelle situazioni di maggior incaglio, si preferisce abbinare all’ADR, un’ingiunzione di pagamento.

La procedura opera in caso di controversie transfrontaliere e consente al creditore, in via facoltativa, di ricorrere al procedimento europeo in alternativa alle procedure nazionali.

Tale procedura, aumenta in modo significativo la probabilità di successo ma deve essere esercitata immediatamente al verificarsi del mancato pagamento.

L’attesa, in questi casi, potrebbe rivelarsi fatale e un cliente “insolvente” potrebbe trasformarsi in cliente “fallito” e, il rischio di perdita definitiva potrebbe diventare molto concreto.

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