Il recupero crediti in Germania nel 2021

Il rallentamento economico in Germania inizia a farsi sentire e crescono i rischi di insolvenza. Come recuperare i propri crediti in Germania?

La crisi legata al Covid-19 ha colpito duramente anche la Germania, la più grande economia europea, facendola sprofondare nella recessione. I rischi associati alla pandemia sono in testa alle preoccupazioni del mondo economico tedesco.

La Germania è finita in un cortocircuito in cui i conti pubblici stanno andando peggio del previsto, con 40-50 miliardi di extra debito; un buco causato da una debole ripresa economica dovuta a vaccinazioni lente e a diversi lockdown.

Questo “buco” è causato dalla ripresa economica più debole del previsto, vaccinazioni lente, seconda ondata, lockdown estesi per il pericolo varianti: meno gettito fiscale e più spesa pubblica.

L’aumento del debito pubblico, dopo i 130 mld del 2020 e fino ai 179,8 mld di quest’anno, pone rischi e quesiti diversi di natura contabile, legale e politica.

Per il terzo anno consecutivo, nel 2022 il freno costituzionale al debito pubblico rischia di essere sforato e resta da vedere se il governo federale potrà semplicemente ricorrere ancora una volta all’emergenza della catastrofe naturale prevista dalla legge costituzionale. La Germania ha dato una risposta ferma e forte alle sfide poste dalla pandemia.

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Tuttavia, l’indice Ifo segna un forte rimbalzo guidato da servizi e vendite al dettaglio, i settori che hanno più sofferto a causa della pandemia.

Le cifre sul pil del primo trimestre segnano che l’attività economica è calata dell’1,8% ed è ora del 5% inferiore al livello raggiunto nel quarto trimestre 2019.

I motivi della correzione, però, rivelano un quadro meno negativo di quanto si potrebbe pensare. La revisione al ribasso va collegata innanzitutto a minori consumi: a gennaio l’Iva tedesca è tornata ai livelli “normali”, e sono state decise nuove misure di contenimento. È vero anche però che la flessione dei consumi del quarto trimestre è stata minore di quanto finora calcolato.

La Germania, quindi, sembra ben posizionata per la prossima ripresa. Sul secondo trimestre ha ancora pesato l’epidemia, la terza ondata, ma in prospettiva l’economia dovrebbe tornare rapidamente ai livelli pre crisi.

La crescita dovrebbe restare relativamente contenuta (nel terzo trimestre, ndr) al +1,9% trimestrale, mentre anticipiamo momentaneamente un più forte rimbalzo per il terzo trimestre, al +3,4% trimestrale.

La gran parte dovrebbe riuscire a non dichiarare lo stato di insolvenza ed essere in grado di assorbire un calo dal 20% al 30% del fatturato mantenendo tra l’80% e il 90% del capitale e riserve. Il ministero dell’Economia tedesco confida in un rimbalzo del Pil nel 2021 pari a +4,4% e il ritorno a livelli pre-crisi fino al 2022.

I rapporti economici fra Italia-Germania

Ancor più che per l’economia nazionale, il Covid è stato un fortissimo shock per le relazioni commerciali. Nel periodo gennaio-settembre 2020 gli scambi tra Italia e Germania sono stati pari a 83,8 miliardi di euro, rispetto ai 95,8 dello stesso periodo del 2019.

Si tratta di un calo del 14,3% su nove mesi, superiore alla riduzione del Pil italiano nel 2020, stimata dall’Istat all’8,3%. Nel trovare risposte alla crisi economica, dunque, l’integrazione delle catene globali del valore porta ad una forte coincidenza di interessi tra Italia e Germania.

Se le industrie tedesche non vendono più, i fornitori italiani perdono il cliente più importante. Se le imprese italiane falliscono, i tedeschi si trovano costretti a rifornirsi da altri Paesi, talvolta a prezzi più alti.

Quella tra Italia e Germania è una congiuntura di per sé rilevante, ma che può assumere un valore ancora più strategico nei prossimi mesi, quando entreranno in gioco scenari economici e politici che possono cambiare il futuro delle relazioni tra i due Paesi.

La maxi manovra da 130 miliardi di Euro

La Germania ha varato la maxi manovra di stimolo all’economia messa a punto per superare la recessione più violenta che l’Europa abbia affrontato dal dopoguerra a oggi. In questa prospettiva si colloca la maxi manovra di rilancio da 130 miliardi, pari al 4% del Pil del Paese.

Il ‘pacchetto per la congiuntura’ pensato dalla Germania si estenderà fino al 2021. Si tratta di 57 interventi volti a incentivare l’economia e rafforzare i consumi. Con il più grande taglio alle tasse degli ultimi decenni. 

Berlino scommette sulla ripresa, certa che già dall’anno prossimo potrà tornare a crescere. Tagli all’IVA e ai costi dell’elettricità per famiglie e imprese, con sovvenzioni statali per 6,5 centesimi di euro per kilowattora nel 2021 e 6 centesimi nel 2022. Inizia la svolta green della Germania con la promozione delle centrali elettriche verdi.

Ancora bonus di 300 euro alle famiglie per ogni figlio. 600 euro per casi particolari e genitori singoli. E 25 miliardi destinati alle imprese più colpite dalla crisi. Il prodotto interno lordo (PIL) è sceso del 2,2% nel primo trimestre dell’anno, rispetto al trimestre precedente. Il calo (trimestrale) è di gran lunga il più forte dalla crisi finanziaria del 2009 e il secondo più grande dalla riunificazione tedesca.

Secondo un nuovo calcolo delle competenti autorità tedesche, nell’ultimo trimestre del 2019 la produzione economica era già diminuita dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Se la produzione economica scenderà per due trimestri di fila, si parlerà di “recessione tecnica”.

Tuttavia, gli esperti ritengono che il crollo economico registrato nei primi tre mesi del 2020 non abbia ancora toccato il fondo. Il Governo tedesco si aspetta la peggiore recessione della storia del dopoguerra per tutto il 2020. La produzione economica della maggiore economia europea dovrebbe ridursi del 6,3%, anche se si prevede una ripresa nella seconda metà dell’anno.

Per affrontare la battaglia del coronavirus, il ministro delle Finanze Olaf Scholz (Spd) e il suo collega dell’Economia Peter Altmaier (Cdu), si sono presentati come due affiatati dioscuri pronti a un’ecatombe economica che rischia di mettere in ombra la Grande crisi del 2008.

Per contrastarne gli effetti, hanno annunciato di aver approntato un piano mammut da circa 750 miliardi di euro molto concentrato, intanto, sulla salvaguardia delle piccole e medie imprese.

Ma in parallelo nascerà anche, sulle ceneri del fondo bancario Soffin, un fondo statale che potrebbe nazionalizzare aziende che dovessero suscitare appetiti stranieri o l’interesse di fondi speculativi.

Della manovra da 156 miliardi, circa 50 saranno “aiuti immediati alle piccole aziende”, ha detto Scholz: per quelle con meno di 5 dipendenti è previsto un sussidio immediato da 9.000 euro per i prossimi tre mesi; per le aziende con meno di 10 dipendenti l’aiuto potrà arrivare a 15.000 euro.

Crescono i timori tra le imprese italiane. Ma come recuperare un credito in Germania?

Risponde Claudio Mombelli di Invenium, uno dei massimi esperti di gestione e recupero dei crediti in ambito internazionale.

Per costituire formalmente il debitore in mora è necessaria un’ intimazione dopo il termine di adempimento. A ciò segue un procedimento ingiuntivo che in Germania rappresenta la via più semplice veloce ed economica per arrivare ad un titolo esecutivo. Tale procedimento è sempre da preferire nel caso in cui non ci sia un rischio di opposizione. Il vantaggio di questo procedimento ingiuntivo inoltre, consiste nel fatto che non si deve presentare alcun documento ne produrre mezzi di prova; è semplicemente l’invio alla Pretura di un modulo prestampato.

Nel caso in cui invece ci sia opposizione, conviene intentare da subito l’azione civile ordinaria. Ottenuta la notifica del decreto di esecutorietà al debito tramite la Pretura si può decidere di affidare l’incarico direttamente ad un ufficiale giudiziario per l’esecuzione forzata.

Sempre più frequentemente, in caso di insolvenze, si ricorre a tecniche alternative di risoluzione delle controversie come per esempio l’ADR (Alternative Dispute Resolution).

Negli ultimi anni, infatti, rispetto al classico ricorso alla giustizia ordinaria, si preferisce optare per l’ADR, sia per la sua velocità ed efficacia sia per i costi inferiori e per fare fronte all’aumento nei ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali e nelle situazioni di maggior incaglio, si preferisce abbinare all’ADR un’ingiunzione di pagamento.

La procedura opera in caso di controversie transfrontaliere e consente al creditore, in via facoltativa, di ricorrere al procedimento europeo in alternativa alle procedure nazionali. Tale procedura, aumenta in modo significativo la probabilità di successo ma deve essere esercitata immediatamente al verificarsi del mancato pagamento.

L’attesa, in questi casi, potrebbe rivelarsi fatale e un cliente “insolvente” potrebbe trasformarsi in cliente “fallito” e, il rischio di perdita definitiva potrebbe diventare molto concreto.

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