Edilizia ferma, recuperare, anticipare o cedere il credito?

Ricavi record all’estero ma grandi difficoltà in Italia. I cantieri non ripartono e il ritardo nei pagamenti supera i 100 giorni. Problemi anche con la Pubblica Amministrazione.

È questo il risultato della stima preliminare condotta dagli analisti del CRESME sull’impatto settoriale dell’emergenza sanitaria.

In base alle analisi svolte, edilizia e genio civile, includendo investimenti in nuova costruzione e manutenzione straordinaria, potrebbero subire una contrazione (valutata a valori costanti) del -22,6% rispetto al 2019.

A titolo di paragone, nel 2009, l’anno più nero per le costruzioni italiane durante la crisi, la flessione degli investimenti era stata del -9,6%. 

Va inoltre considerato che prima dell’emergenza sanitaria le costruzioni sperimentavano una fase di crescita che andava consolidandosi; le attese a fine 2019 erano infatti confortanti, con una crescita complessiva del +2,4% (che dava seguito al +3% dell’anno passato), trainata dall’attività nuova costruzione (specialmente in ambito infrastrutturale).

Gli investimenti attesi nel 2020, valutati a valori 2019, erano quindi pari a circa 141 miliardi di euro; le stime preliminari del Cresme indicano, invece, che ci si potrebbe fermare ad appena 107 miliardi di euro, una perdita potenziale, appunto, pari a 34 miliardi di euro.

Se invece si guarda al dato del 2019 (138 miliardi), la caduta è quantificabile in 31 miliardi di euro.

Al livello settoriale, l’impatto sull’attività edilizia coinvolgerebbe in egual misura sia il comparto residenziale sia quello non residenziale (pubblico e privato).

Gli investimenti in nuove abitazioni potrebbero crollare di oltre un quinto rispetto al 2019 (-22,6%), mentre più pesante potrebbe essere il blocco dell’attività di ristrutturazione, quantificabile in un -23,5% della spesa.

Il settore residenziale potrebbe quindi perdere, rispetto alle attese di inizio 2020, 3,9 miliardi di nuova costruzione e ben 13,2 miliardi di ristrutturazioni.

Numeri parimenti negativi potrebbero riguardare il settore non residenziale (-23% per la nuova costruzione privata, -27% per la nuova costruzione pubblica, -30% per la riqualificazione in ambito privato e -27% in ambito pubblico), che equivalgono a 3,2 miliardi per il non residenziale nuovo privato (-1,3 miliardi per il pubblico) e 6,8 miliardi per la riqualificazione privata (-1,7 miliardi per quella pubblica).

Seppur di minore entità, potrebbe essere drammatico anche il dato sui minori investimenti in opere infrastrutturali, che crollerebbero del -12,6%, sia in ambito di nuova costruzione (-2,5 miliardi) , sia in ambito di manutenzione straordinaria (-1,9 miliardi).

A sostegno delle imprese del territorio colpite dalle difficoltà economiche connesse all’emergenza sanitaria da COVID-19, Invenium ha deciso di favorire i propri clienti ma anche tutte le piccole e medie imprese in difficoltà.

E’ stato realizzato un “emergency plan” a supporto delle PMI italiane.

Negli ultimi anni si è consolidata, ancor più, la presenza delle imprese edili italiane all’estero. I ricavi dei costruttori italiani sono saliti da 11,9 a 14,127 miliardi di euro, +17,8% sul 2015, la crescita più alta degli ultimi anni.

Dal 2004 al 2016 il fatturato all’estero si è moltiplicato per 4 volte e mezzo, da 3,1 a 14,1 miliardi di euro.

Nel frattempo, i ricavi in Italia sono scesi del 20%, da 6,8 a 5,3 miliardi, facendo salire la quota estera del 73% del totale.

Una crescita all’estero spinta, in gran parte, dal calo del mercato italiano dei lavori pubblici, pari al –40% dal 2007 al 2016. Restano elevati anche gli attuali livelli d’insolvenza registrati nel settore, ma non si attende per quest’anno un significativo peggioramento della situazione.

Giuliano Campana, presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili, afferma che dinanzi ad un Codice degli appalti inefficace e inesistente, si allungano sempre più i pagamenti delle poche opere pubbliche finanziate. Lo Stato utilizza i ritardi nei pagamenti per poi finanziare nuove opere. Il ritardo medio supera i 100 giorni.

Lo scorso 30 ottobre, la commissione Giustizia del Senato ha approvato il disegno di legge n. 2681 “Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell’insolvenza”. L’articolo 12, dei 16 che compongono la nuova normativa, introduce importanti garanzie per gli acquirenti di immobili da costruire, oltre a tutele per chi contrae finanziamenti ed è in difficoltà per il pagamento.

Nei primi sei mesi del 2017, sono state aperte 822 procedure diverse dal fallimento, il 15,9% in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Di queste procedure, le domande di concordato preventivo presentate sono solo 336, un ulteriore calo su base annua (-31,7%) e un crollo rispetto al picco osservato nello stesso periodo del 2013 (1.138 domande).

I dati settoriali mostrano un miglioramento diffuso delle chiusure. Fallimenti e altre procedure concorsuali calano a doppia cifra in tutti i settori. Le liquidazioni volontarie sono in calo nella manifattura e nel terziario ma non nelle costruzioni, dove il livello si ferma a quello dello scorso anno.

In Italia, anche per quest’anno, il settore delle costruzioni deve dire addio alle speranze di ripresa dal ciclo negativo. La crisi non è ancora finita.

A soffrire sono soprattutto le Pmi, le piccole cooperative e i consorzi focalizzati sul mercato domestico sia dell’edilizia residenziale che delle opere pubbliche, soprattutto a causa di un maggior inasprimento delle condizioni di accesso al credito bancario, che non sembrano destinate a diventare più flessibile almeno nel breve periodo.

Dal confronto tra il mondo dell’edilizia del nostro Paese, e quello di altri Paesi europei ed extra Unione Europea, emerge una perdurante criticità delle performance di pagamento delle fatture commerciali all’interno del comparto dell’edilizia. È il caso di Belgio, Francia e Regno Unito dove restano elevati i ritardi di pagamento, in fase di cronicizzazione o addirittura peggioramento atteso nei prossimi sei mesi.

Invenium opera come servicer per il recupero dei crediti in Italia e a livello internazionale.

E’ inoltre advisor di rilevanti investitori istituzionali italiani ed esteri, con la finalità di consentire l’anticipazione delle fatture “in bonis” ovvero non ancora scadute sia verso le Imprese che verso le PA ed  il definitivo deconsolidamento dei crediti problematici e di dubbia esigibilità.

 

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